11 giugno 2007

se io fossi un intelligente leader della sinistra...

Pablo Picasso, Autoritratto, 1972Se io fossi un intelligente leader della sinistra lavorerei per far cadere il governo Prodi, subito. Prima che ci riescano quelli che stanno provando a farci la pelle… e non parlo della destra. Anche se fossi un leader mediamente intelligente farei la stessa cosa. Se fossi un leader stupido invece no; continuerei a fare quello che ho fatto finora: provare a trasformare le mie nevrosi in crisi del paese, arrabattarmi sulle regole di un Partito che nessuno vuole, invece che guardarmi le spalle seriamente da quello che, mentre qui piovono missili, continua a scappare in giro per il mondo tra il Malawi e Ségolène perché ha capito che la sua assenza si nota più della sua presenza. Certo, il problema è come scongiurare le elezioni anticipate. E fin qui la cosa è sacrosanta. Se si dovesse andare al voto oggi il centrosinistra prenderebbe una scoppola tale che non lo risolleverebbe neanche uno strip della Ferilli. Ma lavorare su un Governo tecnico, prima della resa dei conti di Ottobre quando si dovrà dare un senso a quella cosa strana che chiamano Partito Democratico, è l’unica soluzione che appare alla mia intelligenza di leader democratico. Soprattutto ora che è partita l’operazione: “liquidazione DS” e le intercettazioni serviranno a tenere sotto botta Fassino e D’Alema, fino alla proclamazione di Veltroni scelto già nei salotti che contano.
Se io fossi un intelligente leader di sinistra farei questo ragionamento: la nuova primavera dell’Ulivo è andata a farsi fottere. Tra il genio e l’imbecille ha vinto il genio… ovviamente. Se avessimo dato retta a quel geniaccio del Berluska quando ci aveva proposto una Grande Coalizione, dopo quelle elezioni che abbiamo perso pur avendole vinte, ora non staremmo a questo punto (e l'Anarca l'aveva detto!). Avremmo fregato i poteri forti che adesso stanno fregando noi e avremmo ridato peso e valore alla politica invece di sputtanarla in questo modo tanto da far sembrare uno come Montezemolo il moralizzatore dei costumi. Ma siccome non c’abbiamo creduto, siccome abbiamo pensato che il sistema di poteri più o meno occulti che Prodi rappresentava fosse il collante migliore per far diventare intelligenti pure Russo Spena e la Melandri, siccome abbiamo pensato che, imbroglia di qua e incarta di là, avremmo compensato l’assenza di un programma credibile, alla fine al Cavaliere non abbiamo dato retta e abbiamo sbagliato. Ora che quei poteri che ci hanno fatto vincere vogliono la nostra pelle sarà dura resistere. E’ evidente che sul caso Visco l’abbiamo scampata per l’ennesima volta ma solo uno scemo può pensare veramente che si possa continuare ad andare avanti così: bloccando l’attività del Senato per mesi, mettendosi a fare i riti voodoo ogni volta che c’è una votazione, sperando che le bombole di ossigeno mantengano i senatori a vita in vita. Adesso che pure quei crucchi dei tirolesi hanno capito il meccanismo e giocano al rialzo, si può continuare a governare con birra e salsiccia?
In più il quadro è desolante: siamo riusciti a far incazzare tutti, il Paese è allo stremo e non c’è una sola categoria sociale che non speri che schiattiamo e a livello internazionale lasciamo perdere. Eppoi c’è questo problema del PD. Rischiamo di non uscirne vivi. E’ ovvio che Prodi non voglia un leader ma una badante. Se si dovessero fare le primarie ad Ottobre lui non riceverebbe neanche il voto della moglie. Premesso che rischiamo che alle primarie a votare ci torniamo io, Milva, Krizia, forse Renato Zero e magari Massimo Ghini perché secondo me neanche quel bollito di Antonello Venditti si farebbe vedere.
E allora? Allora io, che sono un intelligente leader della sinistra penso che dobbiamo far cadere subito il governo Prodi. Prima delle primarie. Cercare un accordo con la destra per formare un governo tecnico che faccia le riforme e tra un anno e mezzo tornare a votare quando tutti si saranno dimenticati i casini che abbiamo combinato. Anticipare le mosse per cercare di mantenere potere d’interdizione su quei poteri che stanno decidendo per noi. Decretare il nuovo leader a furor di popolo. O meglio far credere al popolo delle primarie che lo decreti; perché in realtà è stato già deciso da Paolo Mieli e da Scalfari, dal patto RCS e da De Benedetti, da Montezemolo e da parte della Confindustria, dall’oscuro potere della finanza italiana e dai poteri forti della finanza internazionale e forse anche da Gianni Letta. A questi poteri serve uno che sciolga la politica nel nulla per poter gestire il paese in maniera più tranquilla; per questo, con i loro giornali e i loro intellettuali, hanno scatenato la favola della crisi della politica. E serve uno che liquidi la sinistra dentro un Partito Democratico che stia a sinistra ma non sia di sinistra. Uno che faccia il politico senza fare politica… che quella la faranno gli altri. L’hanno trovato: "il formidabile Veltroni". Perché per la nuova sinistra servirà un leader col volto pulito, lo sguardo malinconico ma credibile. Uno che sembri fuori dalla palude di questo fallimento, che riesca ad apparire un uomo nuovo anche se nuota in questa palude da 30 anni. E chi meglio di lui può riuscirci? Colui che è diventato sindaco di Roma per un regalo della destra quando era ormai politicamente morto. Uno che per 30 anni ha abitato nei corridoi di Botteghe Oscure ed è riuscito a far credere alla gente di non essere mai stato comunista. Uno che, di fronte alla violenza dilagante a Roma è riuscito a far credere di non esserne il Sindaco, magari facendoci sopra una lezioncina sulla legalità dalle colonne di Repubblica. Insomma mi volete dire che uno così non è il leader adatto per ricostruire una sinistra che non sia più sinistra che vada però bene alla sinistra e anche alla destra che tanto destra non è?
Io dico che se fossi un leader intelligente della sinistra saprei già cosa fare. Peccato che sono solo intelligente…
Immagine: Pablo Picasso, Autoritratto, 1972

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04 giugno 2007

né senso dello Stato, né senso del ridicolo

"Visco ha dato prova di senso dello Stato" (Romano Prodi sullo scandalo Visco-Gdf)
Si può essere comici involontari e tragici cantori della propria fine allo stesso tempo. In questa frase ridicola, che suona come uno scherno a chi lo Stato lo ha servito veramente, si legge l’epilogo di una delle stagioni più brutte della storia del nostro paese. In poco più di un anno la nuova primavera dell’Ulivo cantata dai cortigiani del potere intellettuale, elogiata dai saltimbanchi di redazione e dai padroni dei salotti confindustriali, è marcita nello squallore di una classe dirigente grigia, ossessionata da un potere nevrotico e arrogante come raramente si è visto. Il caso Visco e il modo in cui si è lacerato il rapporto istituzionale con un corpo dello Stato al solo scopo di salvare un governo in coma irreversibile, ha dimostrato una totale assenza di responsabilità e nello stesso tempo l’incapacità di questa classe dirigente di uscire dal pantano in cui si è infilata. La fine del governo Prodi è ormai questione di tempo. Bisognerà solo decidere quando e come; e l’opposizione ha le carte in mano per imporre trattative vincolanti a ciò che resta a sinistra di realismo e serietà politica. La volgare operazione Visco potrà rimandare di qualche mese la caduta, il tempo necessario a sistemare qualche altro imbroglio, ma ormai la strada è segnata. La conflittualità sociale è al massimo, il discredito internazionale pure. Le aree produttive e vitali del paese fremono e si agitano in maniera incontrollabile. Le ultime amministrative sono state più di una sconfitta; se si osserva il voto allargandolo oltre i capoluoghi di provincia fino ai gradi centri urbani e industriali spesso più importanti degli stessi capoluoghi, il centro sinistra è in rotta completa. Questo governo non è neanche più in grado di suscitare odio, sentimento troppo nobile per la pochezza della sua politica; al massimo suscita disgusto. Un disgusto che ora monta anche dalla propria parte. Coloro che lo hanno fiancheggiato determinandone l’ascesa, quei poteri forti che ruotano attorno al ciuffo di Montezemolo e agli editoriali farlocchi di Paolo Mieli, ora sono costretti ad inventarsi una "crisi della politica" per non dover ammettere la cazzata fatta e il fallimento della propria strategia.
La fine di questo governo segnerà il tramonto del percorso politico di Romano Prodi. Un tramonto incolore e indecoroso, degna fine di uno dei personaggi più equivoci della storia d’Italia. Dalla incredibile gestione dell’Iri negli anni di tangentopoli che solo una magistratura ideologizzata ha potuto ignorare, fino alle sedute spiritiche attorno ad uno dei più grandi misteri d’Italia. Passando per i intrecci più inquietanti di un potere che attraversa magistratura, grande finanza, sistema industriale, potere mediatico, che si interseca con le lobby tecnocratiche di Bruxelles a produrre uno spazio di negazione della politica a vantaggio di affarismi e clientele.

Ma il fallimento di Prodi è anche il fallimento epocale di questa sinistra e della cultura politica espressa in questi 15 anni. Della fine del Pci rimarranno le lacrime di Occhetto e la frustrazione di un sogno incapacitante dei suoi dirigenti: capire il mondo che cambiava. Gli eredi di Berlinguer si sono mostrati di una pochezza impressionante. Una classe dirigente assolutamente sopravvalutata, costruita a tavolino nelle redazioni dei giornali, nei cliché intellettuali, che è riuscita a perdere il contatto con il paese reale, con le sue esigenze, chiudendosi a riccio in un’autoreferenzialità che ora rischia di pagare cara. Incapace persino di pensare un leader riformista serio per battere la vitalità di Berlusconi, costringendosi per due volte a servirsi di un ambiguo boiardo di Stato e del suo sistema di potere. E questo vale sia per coloro che sono stati i protagonisti di questa stagione di governo, sia per quelli che se ne sono tenuti fuori a dare lezioncine sulla bella politica e ora volano come avvoltoi sulla carcassa di quello che rimane: in questo senso il baffo arrogante di D’Alema e i nèi intellettuali di Veltroni sono drammaticamente simili. Una generazione di vecchi 50enni noiosi nella loro arroganza intellettuale che dovranno provare a ricostruire da capo un progetto politico in grado di dare al paese una sinistra decente dopo questo fallimento; magari partendo dall'ammissione di errore di aver pensato che progetti, identità, fossero secondari rispetto alla strumentalizzazione dell’odio verso un avversario e alla sua demonizzazione. L’errore di non aver capito che a destra era sorto in questi anni qualcosa di più di un semplice "conflitto d’interessi". Un grande progetto, contraddittorio quanto si vuole, ma unico nel suo genere, in grado di disegnare una casa comune al popolo dei moderati: cattolici, laici, liberali, conservatori, federalisti, identitari, riformisti. Un progetto moderno che l’Italia non aveva mai avuto, chiusa tra l’egemonia democristiana, la marginalità di un cultura liberale inesistente e di una destra nostalgica e fuori dal tempo.

Nei prossimi mesi per il centrodestra si apriranno praterie sconfinate da conquistare, se solo i suoi leader riusciranno a capirlo. Questo avverrà per la crisi della sinistra ma soprattutto perché le grandi sfide di questa fase della modernità sono quelle che si giocano nel campo della cultura politica di destra: la sfida dell’identità minacciata, il bisogno di legalità, il ritorno di polemos, il riemergere della religione nella dimensione pubblica, il valore dell’auctoritas come fondamento della politica. Aspetti su cui la sinistra non è in grado di porre contenuti, in Italia come in quasi tutto il resto d’Europa (la straordinaria vittoria di Sarkozy lo dimostra). Anzi quando lo fa (come è il caso di droga, immigrazione, famiglia, bioetica) o genera ultimi rimasugli di ideologia o è costretta a inseguire i linguaggi e i contenuti della destra con effetti inevitabilmente caricaturali.

Insomma, se questo è lo scenario, il caso Visco è uno degli ultimi colpi di coda di quello che verrà ricordato come uno dei peggiori governi della storia della nostra Repubblica. Sbeffeggiato dai suoi avversari, disprezzato dai suoi stessi alleati, Prodi rappresenta una maschera grottesca e perfida allo stesso tempo. Attendiamo la fine con pazienza riflettendo che se lui e i suoi sgherri non hanno mai avuto il senso dello Stato, ormai non hanno più neanche ciò che a volte è l’ultima barriera a difesa di un barlume di intelligenza e di dignità: il senso del ridicolo.

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02 marzo 2007

il suicidio dei Ds

Tutto secondo copione. La fiducia è stata votata come avevamo previsto e come avevamo auspicato. Il Prodi 2, che in realtà è un Prodi 1 ma "più forte e coeso" (sic) è il peggior regalo che questa sinistra poteva fare al paese; ma, detto fra noi, il miglior regalo che poteva fare al centro-destra. E mentre si consumano scene di applausi preparati, sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle, sospiri di sollievo, facce da culo; mentre registriamo con soddisfazione che l’aspirina di Scalfaro ha fatto effetto, che Follini si sente per un giorno il card. Richelieu, che Russo Spena chiede la luna e non sa che fra un po' ce lo manderanno... sulla luna, ci godiamo il teatrino accompagnando una riflessione sui Ds e sulla loro incapacità di diventare soggetto determinante nello scenario politico italiano. Questo perché la crisi dell’esecutivo e la morte della “nuova primavera ulivista” non sono solo un incidente di percorso; non sono solo la fine di Romano Prodi e di un modo indecente di concepire la politica e gestire il potere in una democrazia moderna e complessa come la nostra; ma sono il frutto di un fallimento decennale di una sinistra che continua a dibattersi tra riformismo e massimalismo, tra la dimensione europea e occidentale e il qualunquismo pacifista.
A 13 anni dalla discesa in campo di Berlusconi e l'invenzione del centro-destra come soggetto politico innovativo, dall'altra parte, gli eredi del Pci, non hanno saputo costruire ancora le condizioni per esprimere una leadership autorevole, credibile e un progetto per il paese attuabile. Certo c'è l'Ulivo, l'Unione, magari ci sarà il Partito Democratico se De Benedetti non si stanca prima e Veltroni la smette di giocare con le figurine Panini, ma all'interno di tutti questi processi i DS stentano a dettare le regole e ad imporre le condizioni per far valere il peso della loro tradizione politica. Questi giorni di crisi continuano ad alimentare lo stato di confusione diessina. Nel crescendo di cazzate che Prodi continua a dire è chiaro che il suo governo è sempre più un ombra messa sullo sfondo di uno scenario in movimento; è ormai un capitolo archiviato nel conto alla rovescia della politica italiana che è ormai partito. Ora la scena si sposta altrove, nelle manovre in atto per ridisegnare spazi di azione di partiti grandi e piccoli, nei sogni ambiziosi dei piccoli leader, negli intrallazzi di una politica debole ed insicura. E in questo trambusto quello che emerge a sinistra (ancora più che a destra) è l’assoluta mancanza di un progetto politico per il paese e di una strategia a tappe per realizzarlo, all’infuori di un Partito Democratico che non sembra nato sotto i migliori auspici e che molti vorrebbero già morto.
Il problema è che non si può pensare di fare politica fondandola semplicemente sull’odio per l’avversario. La politica è qualcosa di leggermente più complesso di una turba psichica post ’89, di una nevrosi collettiva generazionale, della frustrazione da eterni sconfitti della storia. E questa “nuova primavera dell’Ulivo” rischia di creare ai DS più danni del crollo del muro di Berlino, della fine del comunismo e delle lacrime di Occhetto.
Dall’imbroglio delle primarie in poi la dirigenza Ds si è infilata da sola dentro una gabbia fatta di errori a ripetizione e rese continue verso i propri alleati. I Ds sono quelli che hanno investito di più in questo Governo raccogliendo di meno. Quando Prodi è stato costretto alle dimissioni in molti hanno perso l’occasione per una svolta importante. L’hanno persa a destra incaponendosi nella richiesta di impossibili elezioni anticipate; l’hanno persa a sinistra nel non capire che il prezzo che si sarebbe pagato liquidando Prodi (prezzo di una sconfitta evidente) sarebbe stato di gran lunga minore di quello che pagheranno ora continuando a tenerlo in piedi. Se i leader della sinistra avessero optato per una soluzione diversa (governo tecnico o istituzionale), se avessero avuto la capacità di leggere la politica fuori da schemi superati, se avessero con forza imposto una scelta diversa avrebbero visto aprirsi davanti a loro scenari, forse più complessi, non immediati ma più rosei a medio termine. Non solo, ma con una mossa a sorpresa avrebbero potuto scompaginare lo scenario, riacquistare potere di interdizione nella loro coalizione e mettere in grossa difficoltà il centro-destra in questo momento in grande fibrillazione tra la consapevolezza di non poter riproporre Berlusconi sic et simpliciter e la necessità di individuare un percorso unitario che ora non c’è. Invece hanno dato retta alla pancia e non alla testa. Hanno seguito l’istinto e non la ragione. Hanno regalato ai pigmei della loro coalizione i Giordano, i Diliberto, i Mastella, l’iniziativa e questo è il risultato che loro pagheranno per primi.
La genialità in politica è innanzitutto la capacità di spiazzare, di rendersi imprevedibili, di provocare accelerazioni incontrollate, di costringere gli altri a venirti dietro ad inseguirti sul terreno che tu decidi; ciò che spesso ha fatto Berlusconi in questi anni. Perché la politica è innanzitutto rapporti di forza all’interno di un dinamismo che va gestito e determinato. Al contrario, le mosse politiche della dirigenza Ds sono sempre più scontate, banali, prevedibili, balbettanti, impaurite.
Quando D’Alema, con i suoi scatti umorali che da sempre ne segnano il limite politico,
auspica un’alleanza con i nuovi democristiani, sancisce la fine della sinistra italiana. Non solo perché la riedizione di un compromesso storico con Fassino o Veltroni, Rutelli o Casini, al posto di Berlinguer e Moro, non è proprio la stessa cosa. Ma soprattutto perché sembra non vedere che i Ds non sono il Pci; non hanno più il 30%, non sono l’asse dell’equilibrio del sistema politico e subiscono a sinistra una concorrenza spietata che genera erosione di consensi e legittimità in settori sociali che da sempre sono stati il loro bacino di voto, senza aprirne altrove. Continuare a rincorrere pezzi del centro-destra dentro uno scenario in continuo movimento è un segno di miopia; oggi è Casini come ieri era la Lega “costola della sinistra”.
La leadership diessina dovrebbe avere il coraggio di prendere in mano la situazione e porsi al centro dei processi politici come non ha mai fatto in questi anni. Proporre un patto forte con Forza Italia e An per rinforzare il bipolarismo non per indebolirlo, riconoscere il fallimento dell'esperienza governativa e promuovere al più presto un governo tecnico che consenta loro di uscire dalla palude nella quale Prodi li ha invischiati. Altrimenti il rischio è divenire subalterni a un grande centro o rincorrere Bertinotti a sinistra; insomma fare la sinistra del grande centro o fare il centro della sinistra radicale, comunque non sembra un grande progetto.
Se il Pd dovesse fallire, l’intera classe politica diessina ne sarà travolta perché l’aggregazione di un polo riformista avverrà comunque ma al centro. A quel punto il destino dei Ds può finire in un paradosso: il tracollo di una classe dirigente che scioglie la complessa eredità di Berlinguer nell’unica e deprimente scelta possibile: tornare comunisti o morire democristiani. Niente male.
sullo stesso argomento: l'identità della sinistra (07-01-29), se il problema della sinistra è...la sinistra (07-01-17)

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26 febbraio 2007

tutto il governo Prodi in una frase

"Non chiedetemi più il mio programma; respirare non ne è già uno?"
(E.M. Cioran)

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23 febbraio 2007

perché a noi converrebbe un Prodi 2

Facciamo una premessa. La classe dirigente della sinistra italiana è la più sopravalutata d’Europa. Il suo livello di capacità politica è inversamente proporzionale all’immagine che di questi geni cerca di darci quotidianamente il circo mediatico dei grandi analisti; facendo credere che boiardi spiritisti, grigi burocrati del vecchio Pci, quarte file dell’antica congregazione cattocomunista e radicali in libera caduta, possano essere leader politici.
Questa premessa è necessaria per capire che il pantano in cui si trova oggi il nostro paese non è causato semplicemente da una sbagliata legge elettorale, come vorrebbero far credere molti accorti e furbetti commentatori (che si dimenticano di dire che la sinistra ha vinto di 24.000 voti alla Camera ma ha perso di oltre 400.000 –quattrocentomila!!!!- voti al Senato e che senza quella legge che garantiva il premio di maggioranza a base regionale, al Senato ci sarebbe una netta maggioranza di centrodestra). Il pantano è colpa innanzitutto di una classe politica senza visione strategica, accecata da odio ideologico e da fame di potere ed incapace di una minima prospettiva a medio termine.
Quando un anno fa il Cavaliere, all’indomani di un’elezione che aveva spaccato in due il Paese senza lasciare molte prospettive, propose l’idea di una Grosse Koalition, ci fu qualcuno che nei Ds e nella Margherita ci pensò un po’ su, non ritenendola un’idea del tutto peregrina. Un’intuizione ardita e seria, troppo seria per questo Paese e per la sua classe dirigente, per i suoi poteri forti (che allora erano ancora tutti schierati dietro l’illusione prodiana), per una classe intellettuale e giornalistica che, come al solito, era talmente imbevuta di antiberlusconismo da non capire la follia di un governo costruito sul nulla e retto dal voto di un senatore dell’Oceania o dall'effetto dell'aspirina su Scalfaro. Alla fine la proposta cadde nel vuoto. Imprigionati in quell’imbroglio apocalittico che sono state le loro primarie, i leader della sinistra non ebbero il coraggio di forzare la mano e dire a Prodi che aveva fallito prima ancora di cominciare. E lui, che aveva intuito che una mossa del genere lo avrebbe liquidato definitivamente, rispose con arroganza, strafottenza, anticipando i tempi del suo incarico, convinto che avrebbe governato con l’aiuto dei suoi spiriti e soprattutto che sarebbe bastata la solita indecente gestione del potere di cui lui è maestro, e la logica del ricatto (senza di me tutti a casa!) per garantire equilibrio all’interno di una maggioranza inesistente. Il problema è che Prodi non ha mai voluto accettare il fatto che il vero leader dell’Unione è Berlusconi e non lui; che quello che tiene unito il centro-sinistra è il Cavaliere e che, se potessero, i suoi elettori a Prodi lo manderebbero a pedalare sul K2 (senza bombole di ossigeno).
Quello che è successo in questi giorni era ampiamente prevedibile e infatti su questo blog scamuffo l'avevamo previsto...
qui e anche qui.
Ora, come uscire dalle sabbie mobili in cui questa sinistra irresponsabile ha gettato il Paese? In una democrazia seria, una crisi di governo come questa, irreversibile perché in realtà procede da 9 mesi e non si lega ad un semplice voto di Senato, si risolverebbe in un modo solo: con lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate. Ma questa non è una democrazia seria. E, al di là dei convenevoli istituzionali, non bisogna dimenticare che al Quirinale siede un signore che si chiama Giorgio Napolitano, che per carità non è Scalfaro, ma che è stato eletto come si elegge un segretario di una sezione del Pci del Mugello, con lo scopo principale di arginare la prevedibile crisi dell’esecutivo. Aspettarsi da Napolitano un atto di coraggio ora è improbabile. Magari fra 30 anni, come sull’Ungheria e sulle Foibe, ci dirà che ha sbagliato, ma per ora proverà a dare un’altra chance a Prodi. Quindi escluse le elezioni anticipate (che comunque il centrodestra fa bene a continuare a chiedere per tenere il fiato sul collo a una maggioranza in netta difficoltà), due sono le ipotesi percorribili: un governo tecnico o un Prodi 2.
Se a sinistra ci fosse qualcuno dotato di intelligenza politica non avrebbe dubbi: governo tecnico per un anno, un anno e mezzo, il tempo per modificare la legge elettorale, per fare le riforme più scottanti (a partire da quella delle pensioni), ma soprattutto per trovare un minimo sbocco per un Partito Democratico senza il quale la sinistra è finita. I Ds sono in mezzo a un guado perché sono loro a pagare il prezzo più alto di questo disfacimento: finché saranno impegnati a coprire le cazzate di Prodi, della sinistra radicale, a mettere la faccia su ogni fallimento del governo, la crisi di consensi continuerà e nello stesso tempo non avranno né lucidità, né energia per costruire il Pd senza il quale sono finiti. La Margherita ha più opzioni attraverso il canale neo-centrista ma i Ds no: rischiano la liquefazione. E in questo momento per la loro coalizione, il pericolo viene più dal centro che dalla sinistra radicale che ha dimostrato di sapersi vendere per due lire.
Un governo tecnico consentirebbe loro di uscire da una situazione che in realtà non controllano più, ma questo sarebbe un ragionamento da classe politica capace di avere una visione più profonda.
Quindi con la solita stupida arroganza punteranno ad un Prodi 2 con o senza rimpasto. Per altri 6-7 mesi al massimo continueranno in questa pantomima di fasi nuove, nuovi programmi (come se non ne bastava uno di 281 pagine), nuove fratture, nuove liti, mercanteggiamenti; crisi isteriche di decadenti signore che offendono il governo di cui fanno parte per poi votare a favore; 6-7 mesi di annunci di lealtà indistruttibile, di doppigiochi, di ipocrisie; magari stavolta non andranno a Caserta ma direttamente a Versailles.
Un governo tecnico servirebbe anche al centro-destra per liquidare Prodi e dimostrare l’inconsistenza della nuova primavera ulivista; per ridefinire i paletti di scelte strategiche, in politica estera e in politica economica, per arginare le derive in campo etico e recuperare pace sociale. Ma se sarà un Prodi 2, paradossalmente, gli unici a trarne vantaggio saranno proprio Berlusconi Bossi e Fini.
I 12 punti imposti da Prodi già negano il motivo stesso per cui il centro-sinistra esiste. Sarà uno spettacolo. Basterà aspettare, ramazza in mano, il tempo necessario: poi spazzare via le ultime briciole di questa sinistra suicida e riprendere in mano il paese. Sedute spiritiche permettendo...
update del 24 febbraio: come volevasi dimostrare. Il Presidente della Repubblica ha rinviato Prodi alle Camere. Salvo sorprese torna il governo dei fantasmi. In questo blog inizia il conto alla rovescia prima del crollo finale. Accettiamo scommesse...

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un uomo di parola

11 Aprile 2006
"Care amiche, cari amici,
la PrimaVera è arrivata! L’Italia ha scelto di guardare al futuro con ottimismo e serietà e lo ha fatto con forza, con convinzione, con gioia. Sono tante le sensazioni che provo mentre scrivo queste parole. Gratitudine, emozione, felicità. Il vostro è un voto che unisce, un voto che testimonia la voglia di “esserci”. E quando c’è partecipazione non ci può essere preoccupazione. La responsabilità alla quale vengo chiamato è alta e storica. Il Paese non può permettersi altri cinque anni di indecisioni e di scelte sbagliate. E tra gli abbracci e i sorrisi si fa strada, forte, il mio primo pensiero, quello di fare in modo che non ci siano più due Italie, quella dei “pochi” e quella degli “altri”. Viviamo in un grande Paese che da oggi è un Paese “nuovo”. Anche e soprattutto grazie a voi. Un’Italia di tutti che apre le sue braccia al mondo, forte della sua tradizione, dei suoi valori e delle sue idee. Saranno cinque anni meravigliosi. E, insieme, restituiremo davvero il sorriso al Paese. Grazie di cuore".
Romano Prodi, lettera ai suoi elettori
È stato di parola. Ha restituito davvero il sorriso al Paese.....più che un sorriso, un sacco di risate!

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17 gennaio 2007

se il problema della sinistra è... la sinistra.

Doveva essere la nuova primavera del Paese, così ci avevano detto quella sera a piazza SS. Apostoli. Dopo neanche un anno la primavera è diventata "l’inverno del nostro scontento" per dirla con Nicola Rossi. Non che noi ci avessimo creduto molto: rondini quella sera non se ne vedevano, qualche beccaccia si ma se una rondine non fa primavera figurarsi le beccacce. Ma questo salto improvviso dalla primavera all’inverno, senza neanche un giorno d'estate per farsi un bagno nel mare proletario di Capalbio o di Sabaudia, ha sorpreso anche noi.
Prima quella storia della Fase 1 che doveva diventare
Fase 2. Ci avevamo sperato, avevamo pensato: "finalmente hanno capito che razza di boiata hanno fatto!"; invece alla fine tratta di qua, rimangia di là, traccheggia di sopra, boccheggia di sotto, la Fase 1 è diventata una Fase 1bis ''Dobbiamo contrastare la caricatura giornalistica della fase 2: non è stata pensata in alternativa alla fase 1 ma per consolidarla'' (Piero Fassino, Asca del 9 gennaio 2007). Eppoi, siccome le parole di un leader sono certezze granitiche, sette giorni dopo a Porta a Porta, lo stesso Fassino ha detto: "io penso che da Caserta sia uscita la fase 2". Nel frattempo mentre Fassino sta ancora cercando di sciogliere l’enigma, i centristi di Formiche scrivono che bisogna passare dal Piano A al Piano B: “è il momento in cui è necessario mettere in campo uno sforzo di fantasia e, se c'è coraggio, un piano B. Il piano A finirà infatti per portare ad esiti imprevedibili e incontrollabili, del tutto opposti a quelli desiderati”. Insomma dal piano A al piano B nella speranza di non finire al piano terra perché poi si deve scendere, il tutto incrociando la fase 1 che, dopo una breve fase 1bis, ha portato alla fase 2 del dopo Caserta. Chiaro no? Talmente chiaro che Nicola Rossi ha capito tutto e si è infilato cappotto e cappello e se ne è andato sbattendo la porta. Anzi no, l’ha lasciata un po' socchiusa sperando che qualcuno lo seguisse e così è stato; Franco De Benedetti ha detto che "rinnovare la tessera dopo la prova non esaltante di Rutelli e Fassino a Caserta sarebbe ridicolo". Peppino Calderola ha fatto di peggio: è rimasto ma si è arreso e, giusto per non fare male a nessuno, ci ha scritto sopra un articolo per il Corriere della Sera così che la cosa rimanesse tra pochi.
E il problema dei DS si è allargato al Partito Democratico: la Bresso non è d'accordo sull'impostazione culturale; Fabio Mussi mena fendenti con la mano sinistra (
l'idea del partito democratico è un'idea manifestamente fallita, che procede per inerzia"), Cacciari risponde con la destra ("Questo PD è solo un contenitore"). E quando Repubblica svela la prima bozza del manifesto del futuro PD, dal giornale di De Benedetti (il finanziere non il politico, quello che il futuro Partito Democratico lo avrebbe già comprato) ci si aspetterebbe toni trionfalistici, entusiasmi, enfasi di sorta… e invece l’articolo sembra già un necrologio.
Insomma se i Ds
"evaporano", come dice Mussi,
il Partito Democratico "fa acqua da tutte le parti" come dice Gavino Angius; manca che "la casa brucia" e "il progetto sta a terra" e i 4 elementi dell’universo ce li abbiamo tutti. La sinistra italiana da europeista diventa presocratica.
In questo frullatore, quello che continua a fare la figura del pirla è sempre il povero Fassino (forse il meno peggio ed il più onesto); è lui che si sacrifica e prende schiaffi. Gli altri lo mandano avanti e gli ridono dietro: uno fa finta di parlare al telefono con Condoleezza. Un altro manda lettere inutili a Repubblica.
Un terzo fa finta di fare il sindaco di Roma e nel frattempo tesse una ragnatela degna di Shelob.
Forse ha ragione il prof. Pasquino quando dice che "ci sono molti leader nel centro sinistra ma non c’e vera leadership cioè capacità di mediare, di guidare e decidere". O forse il problema è che la sinistra italiana, per diventare veramente riformista, dovrebbe smettere di essere la sinistra italiana: quella straordinaria sinistra che ha fatto la storia d’Italia, la resistenza, la lotta di liberazione (con qualche piccolo eccesso in Emilia e in Toscana, che l'Iraq di oggi sembra un luogo di educande); quella straordinaria sinistra che ha guidato il movimento operaio con un occhio sempre ai padroni, che ha cavalcato la guerra fredda a suon di rubli, che ha inventato l’imbroglio dell’eurocomunismo, che ha governato dietro le quinte il giustizialismo di mani pulite azzerando l’unico vero riformismo che a sinistra si era prodotto in 30 anni… quello craxiano. Ma sopratutto la sinistra che ha costruito, unica in Europa, il sistema di potere clientelare, parassitario, economico-finanziario più forte: quello dei sindacati e delle cooperative. Sistema di potere che ovviamente è anche base di consenso e di voto e quindi, per ora, irrinunciabile.
Perché la questione sta tutta lì, oltre le lenzuolate di Bersani. Quando Sergio Chiamparino dice
"quello che ha fatto Gonzales dopo la caduta di Franco e quello che ha fatto Blair dopo la Tatcher assomigliano più o meno a come io immagino e sogno la nascita del Partito Democratico in Italia", fa un'analisi giusta e corretta su come alcune sinistre europee sono diventate moderne. Ma il problema italiano è un altro. Ve lo immaginate voi Felipe Gonzáles al telefono con el señor Consorte dire: "¿tenemos un banco?".

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13 dicembre 2006

una giornata di ordinario premierato...

Stamattina a Milano, nel corso della conferenza stampa annuale sulla situazione italiana, Maria Pierdicchi, managing director di Standard & Poor’s, ha spiegato il perché del declassamento del rating dell’Italia, da 'AA-' a 'A+', deciso il 19 ottobre scorso. Il motivo è che: "Con le misure contenute nella Finanziaria 2007 da parte del Governo Prodi, il debito non si avvierà verso una robusta riduzione" poiché "non c'è stata una revisione strutturale forte della spesa pubblica nei tre comparti principali di spesa, pensioni, sanità e pubblica amministrazione", con una "riduzione solo marginale del deficit" ottenuta per lo più "con aumenti fiscali e non con riduzioni di spesa", accompagnata da "incertezza sulle entrate dalla lotta all'evasione" e "dal carattere debitorio del trasferimento del Tfr". (RADIOCOR delle 11:34).

Nulla di nuovo rispetto a quello che già sapevamo e avevamo scritto a suo tempo (qui per la precisione).
Oggi Prodi, Bersani e Visco sono andati a trovare quelli della Cna (Confederazione Nazionale Artigianato) da sempre vicina ai DS. Bersani non stava nella pelle; dagli artigiani diessini non erano partiti fischi verso di loro e, di questo periodo, stare con Prodi in un luogo affollato senza beccarsi fischi o parolacce o gavettoni è un miracolo. Bersani era talmente contento che ai giornalisti ha detto: "Intanto chiedo a voi. In questa sala avete sentito un fischio?" "No", è stata la risposta dei giornalisti. "Avete sentito applausi?", "Sì", è stata la seconda risposta. "Vediamo domani come titolano i giornali, guardiamoli assieme" (Apcom delle 13:29).

Peccato che Bersani non sapeva che appena Prodi era uscito dall'assemblea blindata ed aveva messo il naso in strada era tornato a farsi un sano bagno di realtà: "Contestazioni e fischi per il presidente del Consiglio, Romano Prodi, fuori dall'hotel Plaza questa mattina a Roma, dopo che il premier è intervenuto all'assemblea nazionale della Cna. Una cinquantina di persone ha atteso il presidente del Consiglio fuori dall'albergo e quando l'ha visto ha cominciato a rumoreggiare e fischiare. Prodi si è allontanato in auto alla volta di Palazzo Chigi" (ApCom delle 12:14).

Ma siccome fare politica a sinistra significa avere senso della storia e certezza sul suo divenire, il lapidario segretario dei DS Piero Fassino, il pomeriggio ci ha illuminati e rassicurati: ''Non sarà cavalcando agguati organizzati che la destra acquisirà credibilità e consensi" (Adnkronos delle 16:01).

Ma quello che rimane oggi, come segno di speranza per il paese, sono le parole che il premier ha detto agli artigiani plaudenti con tessera DS: "La Finanziaria la farei in modo identico, ma in modo diverso, con tavoli più articolati perché non abbiamo interpretato il nostro paese. Abbiamo tolto l'obbligo del trasferimento del Tfr all'Inps per le piccole e medie imprese in una riunione sbagliata, posso ammetterlo, abbiamo fatto una cosa giusta in un modo sbagliato". Comunque in generale, "dobbiamo procedere in modo diverso ma con gli stessi obiettivi" (AGI delle 13:12 ).

Tutto chiaro no? E, secondo lui, i matti saremmo noi…

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11 dicembre 2006

intermezzo dialettale di un premier fischiato ma ritto.

"Nghee ngheeee, ueeeehhh, ngheee…."
"Romano, piccolo mio, ma che è successo?"
"Ngheee …sob, mi han fischiato Flavia; mi han fischiâ, tu capî? Sono andato al Motorshow e m'han fatto nero. Nella mia Bulåggna tu capî?"
"Ma come ti hanno fischiato. Ma non c’era il servizio d’ordine?"
"Mi han fischiâ anc loro…"
"E la scorta, i carabinieri, la polizia?"
"Anc loro..."
"Ma come è possibile?"
"Nghee nghee!…mi han fischiâ tutti, tutti... per due ore di seguito, tu capî? Glie vegn un coulpe! E io ch'ero andè tranquillo e beato con il golfino celeste che mi hai regalato lo scorso Natale. Tu capî? Me ne han dette di tutti i colori… Uno mi ha fatto: «Profesåur? Prrrrr». Ai ò mèl al zócc… mi è venuto il mal di testa"
"Ma quanti erano Romy?"
"A n al sò brîsa. Non lo so, non lo so… zänt, méll… boh!"
"Romy anche fossero stati duemila ricordati: tu sei democratico e il dissenso è il sale della democrazia"
"Democratico en caz. Mi an urla' «buffone buffone». A me, tu capî? A me che gli sto organissando la felicità… a questi mascalzoni qui"
"Calmati Romy… è finita ora sei a casa"
"Disi bän tu. C’ero io là, mica te. Eppoi avessi visto: son salito sul palco da Red Ronnie. Ho pensato «con l’amico Red sån tranquillo». C’era anche il Grignani che ancåura ride. Erano in 300. Bestie! Io l’ho detto: «Ragassi siam qui per divertisci, mica per far politica». Mi han preso alla lettera: si son divertiti un sacco. Mi han coperto di fischi e di parolasce. Son scpato… son dovuto uscir fôra da la fnæstra! Neanche un treppiede m'han tirato a me; maledetti… chè almen facevo scena come il Berlusca. Niente. Solo fischi e parolacce!"
"Romy Però in Tv si è visto che c’era anche una ragazza che applaudiva"
"Ma va là... quella era la figlia della Gisella… le avevo regalato io due biglietti del Motorshow. Eran lei e il ragazzo. Lei applaudiva e il ragazzo fischiava"
"Romy tranquillo, ora aggiustiamo tutto. Tu devi dire che era un gruppo di propagandisti pagati da Schifani. … che non era una cosa spontanea, che era tutto organizzato"
"Hai ragione Flavia. Che roba!…hai ragione. Anzi sai che faccio? Scrivo una lettera a Il Resto del Carlino, me la pubblicano per forza… io sono il Premier... sorbole se me la pubblicano! Senti questo pezzo: «Se vogliamo che la democrazia prevalga, anche i piccoli episodi di maleducazione vanno tollerati e compresi. Se sono inseriti in una centrifuga di intolleranza e cecità sociale, i rischi per tutti, e per i nostri figli in particolare, saranno troppo elevati». Me la scritta il Silvio... Sircana. Che ne dici? Non significa an caz... ma fa effetto no?"
"Si Romy, è una bella frase ma ci vorrebbe qualcosa di più forte. Per esempio quella storia della pazzia funzionava mi pare..."
"Si… mi hai dato una grande idea Flavia, come al solito...Ora dico che tutto questo è il segno che il paese è impazzito.. che son tutti pazzi, che Berlusconi è pazzo, il tassista è pazzo, il farmacista pure, l’inpieghè, il pensionato, chi ha una butaiga, il professionista, il cuntadén, il poliziotto che manifesta… tutti pazzi! Pure l’operèri della Mirafiori. Pazzi, pazzi pazzi… tutti pazzi… la pazzia sta dilagando nel paese…. Siiiiiiiiiiii…Pazzia…ahahahahaha... pazzi tutti. D’Alema è pazzo, Parisi è pazzo, Red Ronnie è pazzo… tutti pazzi… uahahahaha…. Solo io son sano… io solo posso far rinsavire il Paese…"
"Romano calmati, per favore. Quando fai così mi metti paura. E ora dove stai andando? Roooomy, dove stai andando?"
"In cantina, porco can…"
"No, in cantina no! Romano per favore me l’avevi promesso… che smettevi"
"Ma par piasair Flavia. Sono adulto ormai. Cattolico ma adulto… se voglio lo faccio. Ora vado in cantina e gliela faccio vedere io. Ecco.... duv êle ….Flaviaaaa! Duv êle il tavolino a tre zampe? dove diavolo lo hai messo Flaviaaaa?"
"Romano no… il tavolino a tre zampe no. Mi avevi detto che la smettevi con le sedute spiritiche… chè poi la Mitrokhin ci inzuppa dentro… Romano, per favore no"
"Si… il tavolino a tre zampe si… duv êle Flavia che voglio interrogare gli spiriti... Ahahahah! Pazzi, pazzi pazzi…. tutti pazzi… Solo io son sano… il paese è pazzo, Guzzanti è pazzo, l’Anarca è pazzo… Uahahahahah...."

"Romano Prodi dimostra, ancora una volta, di essere non solo un Presidente del Consiglio forte ma anche un privato cittadino tranquillo e sereno". Cosi' Giulio Santagata, ministro dell'Attuazione del Programma, commenta le contestazioni rivolte al premier al suo arrivo al Motorshow di Bologna (ANSA 10-DIC-06 18:21)

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19 ottobre 2006

cronologia di un "din don down rating"

La prima agenzia è delle 12:44 secca: "Italia: Fitch taglia il rating da AA ad AA-, outlook stabile" (Radiocor) 19-10-06 12:44:02 (0239).
Alle 13:15 la prima dichiarazione di Prodi che è ovviamente alla Prodi: ''Purtroppo si tratta di un allarme ampiamente previsto e che ci ha appunto spinto ad approntare un Dpef di ampia portata e una legge finanziaria rigorosa e impegnativa. (…) L'analisi e il giudizio di agenzie di rating internazionali, diffusi oggi sulla situazione dell'azienda-Italia - afferma il premier - sono esattamente quelle da noi denunciati dal primo giorno di governo. Siamo certi - conclude Prodi - che i prossimi giudizi, quelli cioè che terranno conto delle politiche economiche di questo governo e non di come il paese è stato lasciato dal precedente, vedranno registrare un segno positivo''. (Ansa) 19-OTT-06 13:10 NNN.
La dichiarazione di Prodi è ovviamente una dichiarazione alla Prodi (e non potrebbe essere altrimenti). La colpa? Ovvio di Berlusconi, io già lo sapevo, voi non avevate capito nulla. Lo avevo detto fin dall’inizio è solo colpa del precedente Governo e dei buchi che ci ha lasciato, ma adesso vedrete con la nuova politica economica tutto cambia...ovviamente.

Peccato che alle 13:28, dopo il DIN arriva il DON. Mentre l'Agi batte le dichiarazioni comiche del sottosegretario all'Economia, Alfiero Grandi: "Fitch avrà le sue ragioni ma penso che abbia sbagliato giudizio. E non ci farebbero una bella figura" (Agi) 191330 OTT 06,
l'ANSA riporta secca un’altra notizia: “Dopo Fitch anche Standard & Poor's ha declassato il debito pubblico italiano riducendolo da 'AA-' ad 'A+'. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg. (ANSA) 19-OTT-06 13:28 NNNN.
Ma il problema è che il declassamento di S&P è accompagnato da un comunicato del portavoce Moritz Kraemer che il povero Prodi non aveva fatto in tempo a leggere. Dice Kraemer: Il declassamento riflette l'inadeguatezza della risposta data dal nuovo governo ai problemi strutturali economici e di bilancio dell'Italia. (...) La Finanziaria - aggiunge l'analista - fa poco per migliorare le riforme dal lato dell'offerta e portera' ad un aumento netto della spesa in proporzione al Pil, invece di tagliare la spesa corrente, che è la radice dello squilibrio fiscale dell'Italia. (...) Le concessioni fatte sul fronte di tasse e spesa ai componenti della coalizione di centro-sinistra scettici verso le riforme ha effettivamente ridotto il potere dei modernizzatori del governo''.
Insomma il declassamento avviene dopo aver letto la Finanziaria del governo ed aver capito che questi vorrebbero ridurre il debito pubblico massacrando gli italiani di tasse e sopratutto dopo essersi accorti che questo governo è ostaggio della peggiore sinistra d'Europa (quella radicale e antimoderna).
Prendendo in prestito le parole di Prodi diremmo: "purtroppo è un giudizio ampiamente previsto".

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05 ottobre 2006

se le tasse sono colpa di Gramsci

Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista, viene intervistato a Radioanch'io sulla Finanziaria; filo diretto con gli ascoltatori e domande da studio... tutto secondo copione. Ad un certo punto viene fuori il tema della tassa sui SUV, che ancora nessuno ha capito chi la dovrà pagare e chi no e sopratutto sulla base di quale criterio. A questo punto il segretario rifondarolo dice: "io vedo circolare nella città di Roma, tanti SUV; adesso mi spiega l’utilità, oltre il grado di inquinamento di questi autoveicoli, ma anche di funzionalità di un mezzo così rilevante, cosi pesante, così dispendioso? (...) credo complessivamente nel mutamento degli stili di vita e quindi di questa esibizione della ricchezza che dal mio punto di vista ha anche elementi di volgarità generale; sto parlando per una riforma morale ed intellettuale del Paese, come direbbe Gramsci, e poi io ritengo che tutti quanti noi dovremmo contribuire a determinare un nuovo stile di vita”.
Ora, premesso che se Giordano avesse letto veramente Gramsci saprebbe che non ha mai detto, né scritto, né pensato una cazzata del genere... altrimenti non lo avrebbero messo in galera ma in manicomio. Premesso che la tassa sui SUV non si basa su nobili motivazioni di lotta all'inquinamento visto che il criterio è quello del peso dei veicoli. Il problema di fondo (che traspare ogni qualvolta qualcuno di questi geni parla a vanvera, cioè quasi sempre) è che questa Finanziaria, prima di essere una manovra economica, è una manovra ideologica. E’ come se si volesse imporre un modello di società che si scontra con una modernità complessa dove le categorie sociali e culturali sono altre.
Perché "esibire la ricchezza" sarebbe una cosa volgare? E sopratutto, cosa vuol dire "esibire ricchezza"? Stare al volante di un SUV significa ostentare ricchezza e stare al timone dell’Ikarus no? C'è in Italia una sinistra vecchia e decrepita, che la storia ha provveduto a sputare fuori dal suo corso e che qui da noi rinnova un modo di pensare e diffondere l'immaginario secondo una logica fuori dal tempo, per cui la ricchezza (o il benessere o la semplice aspirazione a questo) è una colpa dentro una logica di impoverimento del sistema; la ricchezza non va diffusa, allargata, ma colpita... dietro una retorica della “ridistribuzione” che in realtà è solo un modo per tutelare le sacche parassitarie e assistite del paese e colpire il dinamismo di chi la ricchezza la produce.
E' la sinistra che vuole "organizzarci la felicità", sovietizzare le imprese private, determinare con leggi e balzelli un “nuovo stile di vita” (al singolare perché altri non sono consentiti) giudicando ciò che è sbagliato e ciò che è giusto. E' una sinistra che mostra l'odio sociale perché continua a pensare alla società con un forma mentis feudale, dove il ricco (o il benestante) è il possidente e non il "produttore di ricchezza" per sé e quindi anche per gli altri. L’Idea per cui si sprecano idiozie come quelle di Giordano, è un’idea confusa e premoderna, ancora più irreale perché sono scomparsi da tempo i soggetti sociali che un tempo la legittimavano. E per capire la stupidità di quello che dicono questi tizi non serve neanche aver studiato Gramsci. Basta aver letto Flaiano: "si battono per l'Idea, non avendone".
update: l'Anarca segnala un post di Cantor che prende spunto dalla stessa intervista di Giordano

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04 agosto 2006

indulto e sinistra... prove tecniche di schizofrenia

Alla fine, stringi stringi, il problema sembra essere solo questo; ridotto ai minimi termini, ripulito di quelle fastidiose questioni moraleggianti e piccolo borghesi, troppo noiose e reazionarie per essere oggetto di riflessione… quali ordine pubblico, legalità, certezza della pena…; spolpato fino ad arrivare all’osso, il problema risulta essere solo e soltanto questo: ma l'indulto è di sinistra o di destra? Perché ‘sto fatto che abbiano votato a favore pure quelli di Forza Italia un po’ disorienta.
Tra i colti intellettuali che animano il dibattito in questa sinistra afosa, non si discute d’altro. Si aggirano con la lente d’ingrandimento in mano a cercare le tracce di uno straccio di purezza ideologica che possa giustificare quelle scelte politiche che incrinano le certezze di ieri, quando era tutto più facile perché bastava andare contro… e si era dalla parte giusta.
E allora, ci si sveglia la mattina e si cerca un pedigree degli atti politici, che metta a posto le coscienze. Non è importante che una decisione funzioni, che sia fondata su un sano realismo, che possa coinvolgere l’interesse nazionale (vecchia retorica patriottarda). No, è importante che essa sia coerente con la teoria, con i principi, con quella vaga antropologia dell’essere di sinistra che non bisogna mai tradire anche quando, in realtà si tradisce il buon senso e l’intelligenza.
E così per l’indulto Luigi Manconi, colto sociologo e figlio di quella politica dell'utopia che da 30 anni ci dà lezione su come costruire un modello di società giusta e libera, seminando deserti e sfacelli, ci tranquillizza con una lettera su
l'Unità: "Non è forse di sinistra riconoscere lo svantaggio (economico, sociale e culturale) che contribuisce a portare migliaia di povericristi in galera? Non è forse di sinistra pensare che la pena tanto più è legittima quanto più rispetta la dignità della persona e le offre una possibilità di emancipazione? Non è forse di sinistra (…) l’opportunità concessa a migliaia di persone, di sottrarsi legalmente ad un regime di costrizione e di degrado e di correre il rischio della libertà? In caso contrario, cos’è di sinistra?"

Proviamo a dirlo noi a Manconi: è di sinistra la demagogia libertaria che non tiene conto delle ricadute sociali degli atti politici. E’ di sinistra la convinzione che la responsabilità personale sia elemento accessorio e secondario rispetto allo “svantaggio economico, sociale e culturale” che porta a delinquere. E’ di sinistra la riedizione post-moderna e melensa del “buon selvaggio” per cui, in fondo in fondo la colpa è sempre degli altri, delle ingiustizie sociali, della proprietà diseguale, perché se non ci fossero galere, guardie, secondini, reazionari, borghesi egoisti... il mondo sarebbe un grande arcobaleno.
E' di sinistra la schizofrenia di chi ha inventato i tribunali del popolo nel dopoguerra e quelli proletari negli anni '70, che ha massacrato un'intera classe politica a colpi di giustizialismo
ma poi si appella al garantismo per giustificare un indulto che con il garantismo non c’entra nulla (qui non si parla di garanzie processuali ma di pene definitive da scontare).
E’ di sinistra questo schifosissimo indulto, demagogico quanto basta, che non seve ad affrontare il problema dell'emergenza carceraria (che infatti non viene affrontato) e che non si pone il problema del sistema giudiziario tanto che non è rivolto ai detenuti in attesa di giudizio o in custodia cautelare per esempio (cioé soggetti cui far valere ancora la presunzione d'innocenza), ma libera persone che hanno commesso reati, che sono state riconosciute colpevoli “con condanna definitiva” dopo tre gradi di giudizio.
E’ di sinistra la retorica sui povericristi che vanno in galera, per colpa della società, dimenticando che questo indulto (allargato ai tre anni) non libera ladri di biciclette, ma rapinatori, malavitosi, spacciatori di professione, sequestratori, la più facile manovalanza delle organizzazioni criminali. E' di sinistra strafregarsene degli unici veri povericristi, quelli in divisa che rischiano la pelle ogni giorno per difendere libertà personali e beni di tutti noi e che vedono oggi quelli che loro hanno messo in galera, uscire senza una certezza né una garanzia di pentimento.
E’ di sinistra far finta di non sapere che, durante l’ultimo indulto del 1991, (peraltro più leggero di questo) i reati passarono, in un anno, da 1.350.000 a 1.740.000 (circa 390.000 reati in più in un anno)… e che oggi si rischia un costo sociale ancora più grande.
E’ di sinistra sbraitare sull'ingerenza vaticana se un Papa parla di indissolubilità del matrimonio e richiamarsi poi a Giovanni Paolo II per l'indulto, dimenticando che il papa polacco nel suo discorso al Parlamento del 2002 chiedeva un atto di clemenza “senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini”… cosa che invece avviene quando si liberano senza controllo sociale 20.000 persone.

Al contrario, pensare il mondo partendo dalla persona e dalle libertà individuali non è cosa che appartenga storicamente alla sinistra… e questo è il limite che Manconi non capirà mai.


La legge sull’indulto appena approvata dal governo Prodi sta consentendo a migliaia di persone che hanno commesso reati anche gravi di uscire dalle carceri senza alcun reale e concreto progetto di risocializzazione e di possibilità di reinserimento... tranne gli spazzolini da denti e i buoni pasto di 5,25 euro che ha dato loro Veltroni... per due giorni. La maggiorparte di questi rimarranno senza lavoro e molti anche senza casa. Quale piano sia stato adottato per il loro reinserimento non si sa, semplicemente perché non esiste.
Nella speranza che poi ci pensino la Caritas e la Comunità di S. Egidio a risolvere i problemi.
La maggiorparte di loro tornerà a delinquere in tempi brevi e a riaffollare quelle carceri che una cultura 68tarda pensa di svuotare con gli indulti.
E mentre il Ministro dell'Interno rilascia stucchevoli interviste in cui, prendendosela pure con quella parte di opposizione che ha votato l'indulto obbligando ad inserire i reati finanziari e contro l'amministrazione (come se non interessassero i suoi colleghi di governo), dice che non ci sarà un aumento della criminalità; dall'altra il Viminale invia una "circolare urgente" a tutti i prefetti perchè mettano in atto ''necessarie azioni'' di prevenzione generale dei reati in relazione al recente provvedimento di clemenza che ''può determinare una pericolosa lievitazione della commissione di reati" (ANSA del 4 Agosto).

Ecco... combinare casini come questi... è di sinistra.


Immagine: Vincent Van Gogh, Il cortile della prigione (part.), 1890

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26 maggio 2006

come diventare amici di Prodi?... chiedere a Vanna.

Joseph Highmore, Mr. Oldham and his Friends, 1750, Tate Gallery, LondonLa tua amicizia con Prodi?
Un episodio: Prodi era assistente di Andreatta a Legge. Mia moglie Vanna doveva fare l'esame di Economia ma non ne capiva nulla e Andreatta la mandava sempre via. Alla quarta volta mi chiese aiuto. Io avevo già conosciuto Prodi e gli dissi: «Quand'è che non c'è Andreatta? Basterebbe un 18 altrimenti Vanna va avanti per anni» Prodi disse: «Mandala al prossimo appello». Vanna si presentò ma c'era sempre Andreatta. Disse: «Signora, qui di nuovo? La vedo volentieri». Poi venne chiamato fuori da qualcuno. Prodi prese la situazione in mano e le fece subito una domanda tipo: «Mi dica qualsiasi cosa che sa». Quando Andreatta tornò chiese: «Come va?». Prodi: «Niente di eccezionale ma un 21 si può dare». E Andreatta: «Facciamo 18».
Da allora…
«Abbiamo cominciato a frequentarci».

Angelo Rovati, responsabile della segretaria di Prodi intervistato sul Corriere Magazine da Claudio Sabelli Fioretti.

Considerazione 1:
Una che riesce a prendere 18 pure concordando le domande, vuol dire che veramente di Economia non capisce un cazzo.

Considerazione 2:
Assodato che la signora Vanna, moglie del segretario di Prodi, non sa un cazzo di Economia, ci domandiamo perché non abbiano fatto anche lei, come gli altri, sottosegretario al ministero di Padoa Schioppa.

Considerazione 3:
Per diventare amici di Prodi bisogna non capire un cazzo di economia o essere sposati con persone che non capiscono un cazzo di economia; entrambi i requisiti sono in possesso dell'Anarca che propone la sua candidatura per diventare "amico di Prodi".
Considerazione 4:

La gravità non è l'aneddoto in sé ... ma la tranquillità e la sfrontatezza con cui, il più stretto collaboratore di Prodi, racconta quella che, fino a prova contraria, è una frode.
Considerazione 5:
La gravità non è l'aneddoto in sé... ma il fatto che nessuno ha ancora pulito la striscia di bava che ha lasciato Sabelli Fioretti.
Considerazione 6:
10-100-1000 Riforme Moratti!!!
Considerazione 7:
Per chi ancora non l'avesse capito... questa qui è l'Italia di Prodi.


Immagine: Joseph Highmore, Mr. Oldham and his Friends, 1750, Tate Gallery, London

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21 aprile 2006

... e adesso organizzatemi la felicità!

Non ci sono più scuse: la Cassazione l'ha decretato e, malgrado voi rosikoni di Tocqueville, il nostro Paese ha voltato pagina: è bastato poco, un semplice annuncio et voilà... il latte per i bambini non finisce più alla quarta settimana e l’Italia è tornata ad essere la sesta potenza economica del mondo. Pasqua è passata, pasquetta pure, il rientro c'è stato, il Governo sarà forte, il Caimano non ha ancora telefonato ma presto lo farà… Hamas invece si... Bush sta per fare il numero con la mano lordata di sangue e Diliberto correrà a rispondere. Nel frattempo Moretti ha parlato… e ha detto che ora spera che ci sia un Ministro dei Beni Culturali più competente; Moretti non sa che al peggio non c’è mai fine… un po' come per i suoi film. Insomma l’Italia ha ricominciato a vivere dopo 5 anni di regime. Ora non ci sono più scuse. E quindi io accampo il mio diritto di cittadino lusingato: ora voglio che Prodi mi organizzi la felicità! Lo pretendo, lo esigo, me lo ha promesso. Altro che quelle cazzate sull'Ici, sulla legge Biagi, la Presidenza della Camera, il Quirinale; è la felicità ciò che serve all'Italia... una bella felicità organizzata, pianificata, determinata, burocratizzata. Istituisca un Ministero alla Felicità, chiami a sè esperti, intellettuali... organizzi un concorso internazionale, riconverta uno dei 15.000 consulenti di Veltroni insomma... insomma decida lui ma io ora voglio la mia porzione di felicità organizzata. Tenga fede a quell'impegno preso davanti a milioni di telespettatori: come crede lui... ha carta bianca, forte di una maggioranza netta e indiscussa: mi dia in prestito la Ferilli per 12 ore, mi mandi la Lazio in serie B, mi spedisca Caruso a Cuba…faccia quello che vuole ma mi organizzi questa benedetta felicità.

“State sicuri, voi che mi avete votato e anche voi che non mi avete votato, che io sarò il Presidente di tutti gli italiani, tutti!”. Qualcuno l’ha letta come una minaccia; invece è il senso di desiderio frustrato di uno che non riesce ad essere il presidente dei suoi… e vuole essere il presidente di tutti. Ma io lo prendo sul serio... ho fiducia in quel volto bonario... in quegli occhietti strizzati che sembrano cattivelli ma non lo sono affatto. Quindi se è anche il Presidente mio, che non l'ho votato, vuol dire che non ci sono preferenze... e che anche io ho diritto alla mia dose di felicità organizzata. E non facciamo che ora chi ha la tessera della CGIL ha diritto a più felicità degli altri... come succede per i posti di lavoro nel Comune di Roma.
Prodi ha detto altro... e mi ha colpito nel cuore: "governeremo. Lo vogliono gli elettori di 5 continenti"; qualcuno pensava che si sarebbe limitato ad unire il Paese… invece no: vuole unire il mondo… da trastevere a brokkolino tutti uniti nell’Ulivo... perché la felicità non ha confine, supera popoli e nazioni. Vuoi vedere che hanno ragione i miei amici diessini quando dicono che il quoziente intellettivo di Prodi è inversamente proporzionale alla sua megalomania?
Devo dire la verità… abbiamo atteso a lungo l’annuncio… e anche temuto che qualcuno il naso tra le 600.000 schede annullate ce lo ficcasse veramente. Le occhiaie arcobaleno di quella lunga notte a S.S. Apostoli ce le siamo già scordate: Fassino che brindava con mestizia, Rutelli che non si era tolto nemmeno l’impermeabile convinto che tanto sarebbe finita presto; l’unica contenta era la Sbarbati dall’alto del suo 0,1% aveva l'aria di quella che sa che un'occasione del genere è difficile che gli ricapita. Poi il Presidente di tutti gli italiani ha confermato il suo programma, incisivo e riformatore: "Pace, armonia e serietà"; ...azzo, ...azzo e ...azzo. E voi che dite che non ha un progetto per il paese; sarà spettacolare vedere Rita Levi Montalcini correre zoppicante al Senato a votare la legge sull’armonia; o il senatore dell’Oceania arrivare trafelato con la valigia per votare un ddl sulla serietà. Ma niente ironia maledetti tocque-villani…qui si volta pagina sul serio… è la nuova "primavera del Paese", che detto da uno che faceva il ministro nel 1978 è dura da digerire.

Il bollettino del Maresciallo Diaz è stato puntuale e chiaro:
11 Aprile 2006 - Ore 19:08
"Care amiche, cari amici, La PrimaVera è arrivata!
L’Italia ha scelto di guardare al futuro con ottimismo e serietà e lo ha fatto con forza, con convinzione, con gioia. Sono tante le sensazioni che provo mentre scrivo queste parole. Gratitudine, emozione, felicità. Il vostro è un voto che unisce, un voto che testimonia la voglia di “esserci”. E quando c’è partecipazione non ci può essere preoccupazione.La responsabilità alla quale vengo chiamato è alta e storica. Il Paese non può permettersi altri cinque anni di indecisioni e di scelte sbagliate. E tra gli abbracci e i sorrisi si fa strada, forte, il mio primo pensiero, quello di fare in modo che non ci siano più due Italie, quella dei “pochi” e quella degli “altri”.Viviamo in un grande Paese che da oggi è un Paese “nuovo”. Anche e soprattutto grazie a voi. Un’Italia di tutti che apre le sue braccia al mondo, forte della sua tradizione, dei suoi valori e delle sue idee. Saranno cinque anni meravigliosi. E, insieme, restituiremo davvero il sorriso al Paese. Grazie di cuore".
Romano Prodi

Incorniciate questa cazzate… le ha scritte sul suo blog ... per poi eliminarle forse per decenza. Noi ce le siamo conservate per ritirarle fuori tra 12 mesi al massimo... quando tornerà l'inverno... felicità permettendo!

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14 aprile 2006

il genio e l'imbecille

Giorgio De Chirico, il figliol prodigo, 1929"Il genio è un promotorio che si protende verso il futuro", diceva Victor Hugo. Per questo il genio non è preso mai sul serio… neanche quando dice che chi vota un imbecille... in fondo in fondo un po’ "coglione" lo è.

In queste ore l’imbecille si è giocato il tutto per tutto con volgarità, pesantezza, violenza verbale, arroganza, cattiveria, mancanza di stile e di dignità. Ha accorciato i tempi del buon senso perché ha avuto paura che qualcuno ci ripensasse e riflettesse seriamente su questo risultato elettorale. Si è autoincoronato imperatore delle Indie in una piazza fredda dentro una notte triste, fingendo di non morire di rabbia per una vittoria quasi sfumata. Doveva vincere con 4 gol di scarto, si è ritrovato a segnare un gol al 90° con un fallo di mano... ma la politica non è una partita di calcio e alla lunga si rischia di non prendere neanche i tre punti. Doveva diventare il liberatore del paese… è finito dentro la prigione delle sue contraddizioni. Doveva sconfiggere il drago del berlusconismo declinante, è rimasto col sedere scottato da una fiammata imprevista. L'imbecille sa di aver perso le elezioni che aveva ormai vinto; sa che la sua leadership già scricchiola; sa che in realtà l'altro, il genio che tutti davano per finito, ha vinto perdendo e lo ha fregato; sa che mugugnano diessini e margheritini; sa che i poteri forti ora sono molto arrabbiati con lui; sa che “organizzare la felicità” con due senatori in più sarà praticamente impossibile.

Il genio invece, ha aspettato un giorno e mezzo per parlare e ha spiazzato tutti. Ha dettato le regole ai suoi avversari pure da sconfitto, offrendo al Paese un proposta responsabile che l’imbecille è stato costretto a rifiutare per non perdere ruolo, alleanze e quel simulacro di potere che crede di avere. Non aveva altra scelta perché il genio, con una mossa a sorpresa, gli ha buttato addosso il peso e la responsabilità del fallimento futuro di un governo nato già morto.
Il genio è Berlusconi, l'imbecille è il suo rivale.
L'imbecille sa che Berlusconi può permettersi di non fare il Presidente del Consiglio perché rimarrebbe comunque al centro dei processi politici, come leader rafforzato di una coalizione che in realtà è uscita vincente e come capo del primo partito. Sa che sarà sempre lui a determinare scelte, indirizzi e a definire la sua successione e gli sviluppi verso il partito unico del centro-destra.
Al contrario l’imbecille sa di non contare nulla se non fa il Presidente del Consiglio, perché ha una coalizione indebolita e un progetto centrista praticamente defunto; perché non ha un partito; perché la vittoria perdente del centro sinistra è colpa sua e della sua impresentabilità; perché chi lo ha votato non ha votato a favore suo ma contro Berlusconi; sa che se non dovesse fare il Presidente del Consiglio o torna a fare le sedute spiritiche o scappa in bicicletta ma comunque è finito, perché nessuno dei suoi compagni di merende se lo terrebbe vicino un minuto di più.
In cuor suo sa che Berlusconi è un genio… e per questo lo odia. In cuor suo non sa di essere un imbecille e per questo si prende sul serio.

Al Cavaliere servirà solo mantenere la calma. La sua offerta di collaborazione non è caduta del tutto nel vuoto; ci sono ambienti più scaltri dall'altra parte, che conoscono le dinamiche della politica e sanno che governare ostaggi di un'opposizione è peggio che non governare, perché rischiano che loro ci mettono la faccia e l'agenda la continuino a dettare gli altri. L'occasione di riunire veramente il Paese è tramontata solo perché l’imbecille ha bruciato i tempi con dichiarazioni affrettate e irrazionali e il centrosinistra ha dovuto rifiutare prendendosi la responsabilità dell'ingovernabilità quando si arriverà a fare sul serio. Quelli che dall'altra parte pensano la politica sanno che, se le cose dovessero andare male, rischieranno di ri-trasformare gli sconfitti nei salvatori della Patria; e a quel punto non sarà neanche più importante che il genio giochi in prima persona la partita perché potrà aver già deciso il suo successore. Al Cavaliere basterà restare alla finestra e aspettare che il primo ritardo di aereo dal sudamerica o dall'oceania trascini il cadavere della nuova "primavera ulivista".

Per l’imbecille questa vittoria è una sconfitta. Per il genio, se saprà avere calma e sangue freddo, questa sconfitta potrà diventare più di una vittoria...

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13 aprile 2006

E' arrivato il primo riconoscimento internazionale al Governo Prodi.... da Hamas!

Ramallah, 13 apr. - (Aki) - Il ministro palestinese degli Affari Esteri, Mahmud al-Zahar, si è congratulato con il leader del centro-sinistra Romano Prodi per la vittoria alle elezioni politiche italiane. Zahar, che ha definito una "posizione positiva" quella di Prodi verso il nuovo governo palestinese guidato da Hamas, ha sottolineato "il coraggio e la spiccata coscienza politica" del Professore. Qualità, queste, che secondo Zahar potrebbero contribuire a "convincere quei paesi dell'Unione Europea ancora indecisi se continuare a sostenere il popolo palestinese e mantenere i contatti col suo governo democraticamente eletto". Il ministro palestinese si è poi augurato che ''Prodi riesca a correggere l'errato assunto politico europeo nei confronti del popolo palestinese e del suo governo eletto e che ciò si traduca concretamente nel rispetto per l'autodeterminazione del nostro popolo e l'accettazione della sua scelta democratica".
(Arf/Aki)
13-APR-06 11:43


eppoi dite che Prodi non ha prestigio internazionale...rosikoni!

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