17 gennaio 2007

se il problema della sinistra è... la sinistra.

Doveva essere la nuova primavera del Paese, così ci avevano detto quella sera a piazza SS. Apostoli. Dopo neanche un anno la primavera è diventata "l’inverno del nostro scontento" per dirla con Nicola Rossi. Non che noi ci avessimo creduto molto: rondini quella sera non se ne vedevano, qualche beccaccia si ma se una rondine non fa primavera figurarsi le beccacce. Ma questo salto improvviso dalla primavera all’inverno, senza neanche un giorno d'estate per farsi un bagno nel mare proletario di Capalbio o di Sabaudia, ha sorpreso anche noi.
Prima quella storia della Fase 1 che doveva diventare
Fase 2. Ci avevamo sperato, avevamo pensato: "finalmente hanno capito che razza di boiata hanno fatto!"; invece alla fine tratta di qua, rimangia di là, traccheggia di sopra, boccheggia di sotto, la Fase 1 è diventata una Fase 1bis ''Dobbiamo contrastare la caricatura giornalistica della fase 2: non è stata pensata in alternativa alla fase 1 ma per consolidarla'' (Piero Fassino, Asca del 9 gennaio 2007). Eppoi, siccome le parole di un leader sono certezze granitiche, sette giorni dopo a Porta a Porta, lo stesso Fassino ha detto: "io penso che da Caserta sia uscita la fase 2". Nel frattempo mentre Fassino sta ancora cercando di sciogliere l’enigma, i centristi di Formiche scrivono che bisogna passare dal Piano A al Piano B: “è il momento in cui è necessario mettere in campo uno sforzo di fantasia e, se c'è coraggio, un piano B. Il piano A finirà infatti per portare ad esiti imprevedibili e incontrollabili, del tutto opposti a quelli desiderati”. Insomma dal piano A al piano B nella speranza di non finire al piano terra perché poi si deve scendere, il tutto incrociando la fase 1 che, dopo una breve fase 1bis, ha portato alla fase 2 del dopo Caserta. Chiaro no? Talmente chiaro che Nicola Rossi ha capito tutto e si è infilato cappotto e cappello e se ne è andato sbattendo la porta. Anzi no, l’ha lasciata un po' socchiusa sperando che qualcuno lo seguisse e così è stato; Franco De Benedetti ha detto che "rinnovare la tessera dopo la prova non esaltante di Rutelli e Fassino a Caserta sarebbe ridicolo". Peppino Calderola ha fatto di peggio: è rimasto ma si è arreso e, giusto per non fare male a nessuno, ci ha scritto sopra un articolo per il Corriere della Sera così che la cosa rimanesse tra pochi.
E il problema dei DS si è allargato al Partito Democratico: la Bresso non è d'accordo sull'impostazione culturale; Fabio Mussi mena fendenti con la mano sinistra (
l'idea del partito democratico è un'idea manifestamente fallita, che procede per inerzia"), Cacciari risponde con la destra ("Questo PD è solo un contenitore"). E quando Repubblica svela la prima bozza del manifesto del futuro PD, dal giornale di De Benedetti (il finanziere non il politico, quello che il futuro Partito Democratico lo avrebbe già comprato) ci si aspetterebbe toni trionfalistici, entusiasmi, enfasi di sorta… e invece l’articolo sembra già un necrologio.
Insomma se i Ds
"evaporano", come dice Mussi,
il Partito Democratico "fa acqua da tutte le parti" come dice Gavino Angius; manca che "la casa brucia" e "il progetto sta a terra" e i 4 elementi dell’universo ce li abbiamo tutti. La sinistra italiana da europeista diventa presocratica.
In questo frullatore, quello che continua a fare la figura del pirla è sempre il povero Fassino (forse il meno peggio ed il più onesto); è lui che si sacrifica e prende schiaffi. Gli altri lo mandano avanti e gli ridono dietro: uno fa finta di parlare al telefono con Condoleezza. Un altro manda lettere inutili a Repubblica.
Un terzo fa finta di fare il sindaco di Roma e nel frattempo tesse una ragnatela degna di Shelob.
Forse ha ragione il prof. Pasquino quando dice che "ci sono molti leader nel centro sinistra ma non c’e vera leadership cioè capacità di mediare, di guidare e decidere". O forse il problema è che la sinistra italiana, per diventare veramente riformista, dovrebbe smettere di essere la sinistra italiana: quella straordinaria sinistra che ha fatto la storia d’Italia, la resistenza, la lotta di liberazione (con qualche piccolo eccesso in Emilia e in Toscana, che l'Iraq di oggi sembra un luogo di educande); quella straordinaria sinistra che ha guidato il movimento operaio con un occhio sempre ai padroni, che ha cavalcato la guerra fredda a suon di rubli, che ha inventato l’imbroglio dell’eurocomunismo, che ha governato dietro le quinte il giustizialismo di mani pulite azzerando l’unico vero riformismo che a sinistra si era prodotto in 30 anni… quello craxiano. Ma sopratutto la sinistra che ha costruito, unica in Europa, il sistema di potere clientelare, parassitario, economico-finanziario più forte: quello dei sindacati e delle cooperative. Sistema di potere che ovviamente è anche base di consenso e di voto e quindi, per ora, irrinunciabile.
Perché la questione sta tutta lì, oltre le lenzuolate di Bersani. Quando Sergio Chiamparino dice
"quello che ha fatto Gonzales dopo la caduta di Franco e quello che ha fatto Blair dopo la Tatcher assomigliano più o meno a come io immagino e sogno la nascita del Partito Democratico in Italia", fa un'analisi giusta e corretta su come alcune sinistre europee sono diventate moderne. Ma il problema italiano è un altro. Ve lo immaginate voi Felipe Gonzáles al telefono con el señor Consorte dire: "¿tenemos un banco?".

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8 Comments:

Blogger Mariniello said...

Non solo: ma in Europa comunisti e schifezze simili sono visti come archeologia politica. In Italia dettano la linea. Siamo il paese più a sinistra d'Europa: perchè a sinistra dovrebbero cambiare?
In UK la sinistra è cambiata "grazie" alla figlia del droghiere: prima di Lei era come la sinistra italiana di oggi, tutta sindacati e spesa pubblica. GM

gennaio 17, 2007  
Anonymous AG Aversa said...

...a volte sembrano che 'sti signori abbiano perso le elezioni e stiano giocando per il rinnovo della leadership dell'opposizione...

gennaio 17, 2007  
Anonymous Ismael said...

Che Fassino stia fungendo da punching-ball, ormai, è proprio sotto gli occhi di tutti.
Oggi dedicavo anch'io qualche riga a questa osservazione.
Ma la partita a scacchi sulla legge elettorale permetterà al segretario diessino di rifarsi, secondo me. E grazie al sostegno di Forza Italia, per giunta!

gennaio 18, 2007  
Anonymous GattaSofia said...

"¿tenemos un banco?"

hahahhaahh spettacolare...:-))

gennaio 18, 2007  
Anonymous Anonimo said...

Un post da 10+.
Mi sono permesso di linkarlo sul mio blog: il sorvegliato speciale.

gennaio 19, 2007  
Anonymous Anonimo said...

Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura

Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico

Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali


Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.

Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.

agosto 13, 2007  
Anonymous DARIOSKJI said...

sTIMATISSIMO,
vorrei saper che intende con la affermazione...
LA SINISTRA ITALIANA DA EUROPEISTA E' DIVENTATA PRESOCRATICA...
p.s. in particolare, che intende con sinistra pesocratica.
grazie

ottobre 17, 2007  
Blogger Martin Venator said...

ha in mente talete, anassimandro, anassimene, la ricerca dell'arke'...ovvero il principio di terra, aria, fuoco, acqua? Ecco...qualcosa del genere ma giusto cosi' per non prendersi troppo sul serio...

ottobre 22, 2007  

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