30 marzo 2007

Andrea e Clelia

In principio era il Verbo...
Confondo ormai la scienza con la sua negazione; il sapere con l’arbitrio; il diritto e la legge con il sopruso. Ma è un problema mio se vedo la realtà in frantumi.
Mi ritorna una storia che le cronache hanno sputato nei giorni scorsi. Una donna pistoiese di 30 anni, moglie di un operaio, decide di abortire. Lei e lui hanno già due bambini e non possono tenerne un terzo; non ce la fanno economicamente. Si decide di abortire per tanti motivi e nessuno è migliore di un altro; la scelta del baratro rende indifferente sapere come si precipita. Perché nell’Occidente dei diritti assoluti e delle libertà individuali, si può fare una legge astratta per tutelare i vizietti di ricchi omosessuali radical-chic e i “vincoli affettivi” di coppie precarie, ma una legge per aiutare le famiglie di carne e sudore che fondano l’amore sulla concretezza di un figlio e quindi sull’arcaico senso del futuro… quella no. E così la mamma di Pistoia abortisce. Tutto secondo la legge. I medici operano, manipolano, invadono, eseguono e per essere sicuri su sua richiesta le impiantano uno IUD, la spirale per evitare future gravidanze. Tutto a posto secondo protocollo medico e normativa vigente. Poi, un mese dopo, visita di controllo per dolori addominali inconsueti e la scoperta: il bambino c’è ed è vivo di 4 mesi. Allora decidono di tenerlo e i suoi fratellini gli regalano anche un nome: Andrea.

Di fronte alle polemiche, la Asl di Pistoia emana un comunicato ufficiale e rassicurante. La malsanità non c’entra nulla: ''come è noto, le IVG chirurgiche eseguite entro 90 giorni di amenorrea comportano un rischio di insuccesso del 2,3 per mille (...)”. Deriva del linguaggio, naufragio della ragione. Per capirci, i 2,3 bambini ogni mille che si salvano da un aborto sono, agli occhi della medicina, un insuccesso. Ineccepibile.

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio...
Poi mi arriva una lettera bella, come sono belle le cose inaspettate e forse non casuali. È scritta da due genitori che non conosco e racconta di un dolore profondo per una vita scivolata via solo due ore dopo che l’ha toccata la luce del mondo. La piccola Clelia non ce l’ha fatta; è rimasta lì “adagiata nell’incubatrice, con i suoi capelli scuri ancora umidi, da formare quasi delle piccole treccine”. Come avviene in quel tempo fuori dal tempo che la pietà inventa, loro invitano a pregare per il loro angelo; un gesto anti-moderno che evoca silenzio fin dentro l’abisso del dolore che deve urlare troppo forte. In questa lettera si definiscono “un papà e una mamma a mani vuote”, ma che la morte della piccola Clelia “li trascina verso la vita”; e io penso che questa lettera, fatta circolare tra gente che non si conosce, ha qualcosa che assomiglia a una solidarietà incarnata. Perché quel dolore che li ha lasciati “senza parole” ora gli impone di “trovare le parole” e con esse un senso per loro e per noi.

In principio era il Verbo,

il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio (Gv 1,1)
Andrea e Clelia raccontano due storie che le nostre parole non sanno più raccontare. Perché il linguaggio del moderno non ha più ragione e il linguaggio della fede incontra la ragione perché non è moderno. Andrea è raccontato nella lingua della scienza, lingua moderna e strumento di una civiltà che si crede razionale ma è solo razionalista. Clelia si racconta nella lingua della fede, dentro una preghiera in cui le parole tornano ad essere logos.
Dice Giovanni che in principio era il Verbo, cioè il Logos che non è solo parola ma anche ragione; “una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione” ha detto Benedetto XVI, in quella Lectio capolavoro che è il
discorso di Ratisbona. E il logos è Dio. L’incontro tra fede, parola e ragione è il punto più alto della cultura occidentale; il crocevia dove il dubbio greco abbraccia il Dio biblico.
L’età della comunicazione che è anche quella della Tecnica sovrana e della scienza che non vuole più sapere, sta perdendo senso e parola. La preghiera che è il luogo del non-moderno, trova invece la parola per spiegare il senso laddove non c’è. Questo Occidente stanco e affannato giunto al capolinea della storia, sembra trovare un sussulto in quegli spazi dove i censori vedono solo superstizione; ma è inevitabile che sia così. Il
labirinto di Chartres che richiama il mistero, il dubbio di un percorso, la penombra di una fede che diventa luce, oggi non lo percorre più nessuno; è più facile una stupida e banale linea retta. Tutto è chiaro nel tempo della modernità tesa tra “un papà e una mamma a mani vuote” e i nuovi talebani della scienza: mentre Clelia è diventato un angelo, il piccolo Andrea è solo un insuccesso.
Immagine: Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, 1624

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18 agosto 2006

rissa in galleria... risposta a "Bioetica"

Girovagando per la blogosfera, qualche giorno fa l’Anarca si è imbattuto in "Bioetica", un blog che ha attirato la sua curiosità per l’argomento trattato e per le posizioni assolutamente contrastanti con le sue. Come suo solito, l’Anarca, non ha resistito alla tentazione di ficcarsi nei guai e allora cosa ha fatto? Ha lasciato un commento un po’ polemico su un post che parlava della designazione di Maura Cossutta a capo della commissione istituita per revisionare le linee guida della legge 40. Partendo da questo, il commento scivolava sul parallelo con il caso Buttiglione e la sua bocciatura all'incarico di Commissario europeo. Essendo un commento ad un post, l'Anarca non si è preoccupato di puntualizzare alcune frasi che ovviamente avevano il sapore della provocazione. Qualche giorno dopo si è ritrovato sbattuto in "prima pagina" (solo del blog purtroppo...) dai soliti talebani della nuova religione laicista (simpatici quanto volete ma sempre talebani). Giuseppe Regalzi, uno dei blogger di Bioetica, persona colta e gentile (mi ha persino avvertito via e-mail di avermi risposto) ha pensato di dedicare una lunga risposta polemica a Martin Venator. Lo ritengo un atto di cortesia che ricambio molto volentieri sopratutto perché è piacevole litigare con persone intelligenti.
Tempo permettendo ho deciso di rispondere.
L'intervento che trovate qui, (per ora appoggiato in questa pagina in attesa dell'utilizzo di una nuova piattaforma per il blog) è molto lungo e sconsigliato ai deboli di cuore; è una risposta al dibattito aperto da Giuseppe e si concentra prevalentemente sul "caso Buttiglione" come paradigma di una nuova religione secolare, laicista ed intollerante, che sembra sempre più presente in Europa.
Poiché l'Anarca sta partendo per le sue sospirate vacanze (e non ha nessuna intenzione di darvi retta sotto il sole siciliano) vi lascia volentieri le chiavi di casa del suo blog; siete pregati di tenere pulito, di non litigare troppo nei commenti e sopratutto di non offendere eccessivamente l'assente... che poi sarebbe anche il padrone di casa. Ci vediamo al ritorno.



P.S.: l'Anarca godrà 15 giorni di riposo in terra sicula. Non lo aspettate, chè mi ha detto che non torna per cena. Questo blog riaprirà a settembre, più abbronzato che mai...

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26 luglio 2006

embrioni: un malinteso senso del progresso


Staminali: il macabro prodotto di un malinteso senso del progresso

di MARCO BELLIZI
Certe cose non cambiano. Stessi concetti, stesse frasi. Stessi atteggiamenti esteriori, persino. Cosicché, almeno in Italia, quando si tratta della vita (di sopprimere la vita) alcuni si presentano puntuali con il loro macabro appuntamento. Non cambia neanche il repertorio fraseologico: ai tempi del divorzio si parlò di entrare nello "spazio del progresso"; quando si cominciò a parlare di aborto si preferì una piccola variazione sul tema, sbandierando un oscuro "progresso della civiltà" (come se la civiltà potesse progredire uccidendo un essere vivente al quale non è riconosciuto alcun diritto). Così oggi, questi "nipotini del progresso" si ripresentano all'opinione pubblica, penetrano indebitamente negli spazi più sacri della coscienza di milioni di persone pretendendo di guidare con il solito elitario materialismo le sorti (nient'affatto magnifiche e progressive) dell'umanità. Lo slogan non si discosta molto dai precedenti: questa volta si tratta di "entrare nello spazio della ricerca". L'Italia cioè, per diventare finalmente un "Paese moderno", deve fare ricerca sugli embrioni. A loro, al loro sacrificio, è affidato il compito di fare della Penisola una terra di fecondo sviluppo. Per questo il Governo italiano ha deciso di schierarsi con la maggioranza all'interno del Consiglio dei ministri europei votando a favore delle sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali. Il ministro per la Ricerca scientifica Fabio Mussi ha reso noti i termini dell'accordo: "sì" dunque al finanziamento europeo per le ricerche sulle "linee di cellule staminali embrionali già esistenti"; "no" alla "distruzione di embrioni al fine di produrre cellule staminali" ed un rinvio del dibattito circa la definizione di un termine per l'impiantabilità degli embrioni, oltre il quale convenire che gli embrioni crioconservati sono utilizzabili ai fini della ricerca. È su quest'ultimo punto in particolare che si sono concentrate le polemiche di chi, nel mondo politico, contesta questo accordo. "L'accordo raggiunto a Bruxelles è ipocrita e francamente inaccettabile - scrivono in una dichiarazione comune, ad esempio, Rocco Buttiglione, Laura Bianconi e Maria Burani Procaccini. Esso afferma che l'Unione europea non finanzierà direttamente la distruzione di embrioni. L'Unione però finanzierà ricerche su linee staminali embrionali derivate dalla distruzione di embrioni". I tre senatori della Cdl paventano uno scenario nel quale, in virtù dell'accordo, un laboratorio privato potrebbe distruggere gli embrioni per ottenere linee cellulari da vendere ai ricercatori che fruiscono dei finanziamenti europei. Un macabro mercimonio. "Questa mostruosità nasce dalla deformazione di una onesta proposta di compromesso, avanzata precedentemente dalla Germania e sulla quale probabilmente sarebbe stato possibile raggiungere un accordo se non ci fosse stata la defezione dell'Italia dalla minoranza di blocco", scrivono i tre senatori. "La proposta (cosiddetta emendamento Niebler) diceva che era possibile finanziare ricerche che facessero uso di linee staminali embrionali prodotte prima di una certa data (per esempio 31 dicembre 2003). In questo modo si sarebbe fatta ricerca su linee staminali derivate da embrioni già distrutti ma non ci si sarebbe resi colpevoli della distruzione di nessun embrione attualmente in vita".

L'Osservatore Romano 26 Luglio 2006

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15 giugno 2006

il prof. veronesi e monsieur pouget...

Ho incontrato monsieur Pouget alcuni anni fa dentro un libro di Jean Guitton. Il vecchio padre lazzarista, cieco, parlava la lingua antica di una sapienza che l’Europa sta ormai perdendo: quella della verità dentro il limite delle cose… "nella dimensione del tempo, tutto è ancora oscuro. Sarà la fine a fare da arbitro". Nell’epoca in cui il fuoco è stato rubato e i Titani occupano l'orizzonte, questo senso del limite riconduce una misura dove fede e ragione s’incontrano, si scontrano ma non s’ignorano, perché "la fede non avrebbe nulla da dire laddove la ragione non chiedesse nulla".
Ho incontrato invece il prof. Veronesi qualche tempo fa, nella sala d’aspetto del mio dentista… dentro le pagine patinate di una rivista per signore. Lo scienziato, sorridente e abbronzato, parlava la lingua fluida del nuovo pensiero talebano; il pensiero del "senza limite"; il pensiero di una tecnica che si fa ethos. E ci spiegava che la legge italiana sulla fecondazione assistita "lede i diritti della persona: il diritto dei genitori di avere un figlio senza malattie e il diritto del futuro bambino ad avere una vita il più possibile sana".
Veronesi scrive nella sua rubrica patinata, per signore patinate della buona borghesia laica e patinata … pensieri assolutamente patinati.
Pouget invece non ha mai scritto nulla… ci ha parlato solo per mezzo di grandi voci profetiche del ‘900: Guitton, Henri Bergson, Mounier, Simone Weil, perché il pensiero, quando c’è, abbraccia la profondità dell’uomo e lo tiene sospeso dall’abisso del nulla.
Mentre la mia dentiera attendeva trepidante trapani e anestesie mi leggevo Veronesi, ma pensavo a Pouget. E a scapito delle certezze patinate che la mia dentiera rifiutava, concludevo "laicamente" che non esiste alcun diritto ad avere figli. Semmai esistono dei doveri verso i figli; perché il diritto ad un figlio è un diritto astratto… e ancora di più lo è il diritto a un figlio sano. Un figlio può essere un desiderio, un sogno, un progetto d’amore, una casualità… ma un diritto no. In questa follia del diritto astratto la cultura laica nasconde la sua ipocrisia schiantandosi contro il muro del nichilismo. L’idea di un figlio sano ad ogni costo sta producendo un mercato che sfrutta il corpo delle donne e degli uomini, con lo sfondo morale di un buonismo ipocrita e patinato… come le rubriche di Veronesi, come le signore di Veronesi, come i bambini da laboratorio che vorrebbe Veronesi. E credo anche che, inevitabilmente, l’eugenetica non sia un semplice incidente di percorso ma il vero “core business” di questa industria straordinariamente redditizia.
Non solo, ma anche "il diritto del futuro bambino ad una vita sana"… è un diritto astratto, soprattutto se lede il diritto alla vita (questo si, reale e concreto) di un altro futuro bambino … come la selezione genetica degli embrioni impone. Perché non si difende un astratto "diritto alla salute" soffocando il diritto alla vita degli altri.
I nuovi talebani del pensiero moderno avanzano, l’antica sapienza retrocede nella soffitta dello spirito europeo… e così tra bigiotteria etica e cianfrusaglie laiche uno rincorre il senso della libertà ed il suo limite nell’Occidente di oggi….intuendo che la libertà non è poter fare tutto ciò che la tecnica consente di fare.
Monsieur Pouget torna in mio aiuto e mi dice che "la libertà è poter diventare tutto ciò che dobbiamo essere"… insomma la libertà è una carezza del destino e questo dovrebbe valere anche per un embrione.

immagine: Gustav Klimt, Speranza I, part., 1903

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31 marzo 2006

eutanasia













Ideazione.com pubblica le analisi di Robinik e Harry sul Protocollo di Groningen... se ne consiglia vivamente la lettura.

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27 marzo 2006

se il weekly standard dà ragione a giovanardi...







Non è la prima volta che il Weekly Standard attacca la legge olandese sull'eutanasia. In un articolo del 12 febbraio scorso dal titolo "Death by Committee", Hugh Ewitt aveva scritto che il protocollo di Groningen "could have been an entry on the agenda at the Wannsee Conference" (la Conferenza a Berlino del 1942 in cui fu decisa la "Soluzione Finale").
Ora ci ritorna sopra in maniera ancora più esplicita. In
"Killing Babies,Compassionately"
, Wesley J. Smith prende spunto dalla polemica innestata dal nostro mitico Giovanardi-Fernandel-DonCamillo e rincara la dose. Certo, il Ministro italiano forse ha esagerato con il paragone "nazista" ... ma neanche tanto visto che la difesa da parte olandese "is not as persuasive as Prime Minister Balkenende would like to believe".
E allora, giusto per sgomberare il campo da ogni equivoco e far salire la pressione ai mortiferi di casa nostra e non solo, ecco che il Weekly Standard parte con una bella ricostruzione storica sulla "Eutanasia in Germania tra il 1938 e il 1945" per poi arrivare all'eutanasia infantile olandese dei nostri giorni. Ovviamente ogni collegamento è puramente casuale.
Alla fine dell'excursus storico Smith si domanda: è stato corretto Giovanardi nel paragonare l'eutanasia infatile olandese con quella tedesca del periodo '38-45? "No and yes". No and yes?...come no and yes... in Italia Giovanardi è stato linciato per quello che ha detto e questi cavolo di neocons americani si permettono di dire che un po' di ragione ce l'ha? Certo, non che l'eutanasia infantile in Olanda sia proprio nazista: alla base non c'è quel pericoloso darwinismo sociale che impregnava la cultura tedesca del tempo, né le motivazioni economiche che giustificavano l'eutanasia, secondo quello che predicavano fin dal 1920 giuristi come Karl Binding e scienziati come Alfred Hoche, le cui idee erano così piaciute a Hitler .
"But the Netherlands cannot escape this ugly fact: Dutch doctors kill scores of babies each year and justify this fundamental abuse of human rights upon the inherently discriminatory concept that they can decide that another human being's life is of such low quality it has no business being lived".
Niente male eh?
E arrivando a paragonare il programma di infanticidio olandese al caso "baby Knauer" nella Germania del 1938 conclude: "Unless we decide to revise our historical assessment of that crime and proclaim Hitler's authorization for the baby's euthanasia as compassionate and right, the systematic program of Dutch infant euthanasia should be loudly and universally condemned".

Insomma come essere d'accordo con Giovanardi... facendolo anche capire bene.
God bless neocons...


Update: che il Weekly Standard dia ragione a Giovanardi è cosa quantomai unica. Al contrario, che Marco Travaglio scriva stronzate gigantesche è cosa purtroppo risaputa. In questo
superbo articolo
pubblicato su quel cesso di giornale diretto da Furio Colombo, parlando del caso Giovanardi arriva ad affermare: "cosa c'entri il nazismo con l'eutanasia lo sa solo lui: non risulta che nel Terzo Reich vigesse l'eutanasia, a meno che lui non la confonde con l'eugenetica che è proprio il contrario"...
...da farci rimpiangere l’Unità di "contrordine compagni" raccontata da Guareschi.

Update2: l'Anarca consiglia vivamente di leggere un lucidissimo Robinik e di continuarlo a leggere nei suoi post successivi.

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02 marzo 2006

la manina e la manona...

Questa manina ha 21 settimane... ed è la mano di Samuel. Una storia straordinaria che molti conoscono.... ma molti altri no. La storia di un bambino con schiena bifida operato nel grembo materno a 5 mesi di vita, perchè fuori da esso non sarebbe sopravvissuto. Questa manina uscì all'improvviso afferrando la manona del dott. Bruner che lo aveva operato... come un grazie inconsapevole; ma anche un saluto alla vita che non era scappata via.
Non voglio aprire discussioni sull’aborto. Dico solo che oggi Samuel c'è e sta bene e che questa storia, che ci racconta il Barone Nero sul suo blog, va letta, perché diceva un pazzo 2000 anni fa, “la verità vi farà liberi”.

La mano della speranza

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11 febbraio 2006

il razzismo della "nuova umanità"

...risposta tardiva alle obiezioni del post precedente...

Allora, proviamo a prendere le cose per quello che sono. Una provocazione serve a sbloccare dibattiti ingessati come quello sul razzismo, per cui Di Canio che fa il saluto romano in curva è un nostalgico della Gestapo, mentre il prof. Veronesi, che dice che un embrione umano è uguale ad un embrione di scimpanzè è un benefattore dell'umanità; e se Peter Singer afferma che la vita di una bambina handicappata ha meno valore di quella di uno scimpanzé sano, non lo rinchiudono in una gabbia ma gli danno una cattedra a Princeton e lo chiamano filosofo.
C'è qualcosa che non funziona. La storia è strana perché si muove attorno ai luoghi comuni.
Dire che le origini illuministe del razzismo è cosa risaputa tra gli storici non vuol dire nulla se il senso della storia non diviene patrimonio comune. Chi ha studiato sa un sacco di cose... ma spesso non le dice. Per esempio chi ha studiato sa che buona parte delle leggende nere sulla Santa Inquisizione sono appunto leggende, inventate di sana pianta dalla storiografia protestante per sputtanare un po' la chiesa di Roma...eppure, recentemente, sul magazine del Corriere, si poteva leggere un articolo in cui una famosa giornalista (che come tutti quelli che studiano poco, parla molto) scriveva che la Chiesa si era macchiata di MILIONI di morti con la Santa Inquisizione….
Lasciamo perdere la stupidaggine se erano più antisemiti i tedeschi cattolici o quelli protestanti. Una gara nell’orrore non ha vincitori né vinti. I padri della Chiesa lo erano…antisemiti… ma per essi l’ebreo era convertibile alla vera religione e quindi aveva la possibilità del riscatto. Per Lutero no.
Anche il riferimento all’antichità è una stupidaggine. Nessuna civiltà antica ha mai elaborato una dottrina razzista. Per i Romani i barbari erano inferiori nel modello sociale, nei costumi, ma a nessun romano in toga sarebbe mai venuto in mente di immaginare una “soluzione finale” per i Goti o gli Unni; e se la schiavitù era elemento di equilibrio del sistema economico, ai barbari era però concessa la possibilità di romanizzarsi e quindi di accedere anche alle più alte cariche dello Stato e dell’esercito.
E’ solo con la modernità che il razzismo diventa ideologia, costruzione sistematica e lucidamente razionale di uno sterminio, legittimazione ideologica e scientifica della superiorità di gruppi di uomini su altri. Al di là della provocazione è ovvio che l’illuminismo (come la Nutella o Tex Willer) non è di sinistra… né di destra. Il problema è capire perché quell’onda anomala che avrebbe dovuto “illuminare” l’umanità liberandola dall’oscurantismo della religione abbia prodotto le oscurità atroci del ‘900; via dalla religione, via dai dogmi, via dalle verità rivelate… e dentro una modernità impazzita. Sia chiaro, oggi neanche noi beceri reazionari potremmo “non dirci illuministi”…esattamente come Benedetto Croce non poteva non dirsi cristiano…
Ma se l’illuminismo si sposa con il personalismo cristiano produce i diritti universali dell’uomo; se si sposa con il relativismo zapatero produce il nulla che avanza.
Oggi c’è o non c’è una cultura, un pensiero che immagina, promette ed auspica la superiorità
qualitativa di un uomo su un altro? C’è una cultura che dice che la vita di un bambino talassemico è meno dignitosa di quella di uno non talassemico? Possiamo non chiamarlo razzismo… piccola e grande ipocrisia che si cela dietro l’uso delle parole; possiamo rivestirlo di stoffa pregiata…di una bella seta umanitarista del cavolo che fa credere che affermazioni come questa di James Watson non siano follie razziste ma buoni propositi filantropici:
“Sono fortemente a favore del controllo genetico del destino dei nostri figli. Vogliamo smettere di avere figli che facciano piangere i genitori (…) Un giorno i figli autistici potranno non nascere”.
Ma questa cultura c’è… drammaticamente diffusa, imposta da élites culturali e difesa dai nuovi titani della tecnoscienza. Allora una domanda si pone: questo nuovo razzismo eugenetico, ancora presente nella nostra società… dove si colloca… al limite di quale pensiero? E’ evidente, in quella cultura relativista figlia impazzita dello scientismo… e dell’illuminismo. Se il razzismo di ieri era figlio dell’illuminismo, il razzismo eugenetico di oggi ne è il nipote. Chi ieri misurava le mandibole e giudicava la superiorità di un uomo sull’altro sulla base della conformazione del cranio… oggi lo fa sulla base dell’analisi genetica scegliendo se un embrione è superiore all’altro. La deriva è la stessa… incardinata nella nostra cultura. Ed è una deriva molto, molto di sinistra.
Carmelo Porcu è un parlamentare; è affetto dalla nascita da tetraparesi spastica irreversibile: oggi, con la diagnosi pre-impianto, i bambini come lui non vengono fatti nascere…per salvaguardare i genitori dalla sofferenza (ovvio), per difendere loro da una “non-vita” (ovvio), per il bene di tutta la società (ovvio). Questo peloso amore che ama un’astratta umanità e non l’uomo… lui ce lo smonta:
“All’epoca in cui mia mamma mi portava in braccio, da piccolino, la gente che ci incontrava si commuoveva. ‘Oh poverino, questo bambino!’, le dicevano. Qualche volta anche esagerando, in maniera pietistica, ma comunque sempre esprimendo solidarietà. Adesso, al contrario, le donne come mia mamma (che sono delle donne-coraggio, donne che faticano in maniera sovrumana per portare avanti la vita dei loro figli disabili, che amano i loro figli e più sono disabili e più li amano) invece di sentirsi amate, ammirate o comunque di sentire la solidarietà degli altri, si sentono quasi rimproverate: ‘Perché hai messo questo figlio al mondo? Non c’hai pensato? Ti è sfuggita la situazione di mano?’. Io allora mi chiedo: perché non facciamo loro coraggio, piuttosto di scoraggiarle a fare nascere quelli come me? E poi qual è la giuria? C’è chi accampa la pretesa assurda di poter dire a un altro uomo: ‘Tu non sarai felice’”.
Insomma, da una parte c’è Carmelo Porcu, felice nella sua infelicità, vitale nelle sua “non-vita”, dignitoso nelle pretesa laicista di una esistenza non degna; dall’altra c’è il razzismo buonista ed umanitario di chi crede che aborto, eutanasia, selezione genetica siano misure della libertà individuale dentro una cultura che relativizza il bene e il male perché bene e male non hanno alcun valore.
Io, cattolico e ahimè di destra, credo nel principio personalista (cristiano e laico) per cui un essere umano ha valore ASSOLUTO in quanto tale, non se è allergico al polline oppure no...
Il prof. Bonicelli, illustre biologo illuminato e illuminista… e molto di sinistra crede che se
“s’intende per eugenetica la scelta di certi individui piuttosto che altri (…) si tratta di una pratica sacrosanta”.
Qui si gioca la battaglia contro il nuovo razzismo, contro l'impazzimento neo-iluminista… contro chi vuole costruire l'umanità che non c'è... il resto sono solo “chiacchiere e distintivo”…

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01 febbraio 2006

Il razzismo? Un'ideologia di sinistra

Marco Marsilio è un politico (e fin qui…); fa il consigliere comunale di AN a Roma e viene da un percorso che negli anni è riuscito a conciliare l’impegno politico, radicato nel movimentismo e nel sociale, con una profonda analisi culturale.
Perché parlo di lui? Innanzitutto perché è amico mio… e già questo basterebbe; poi perché è uscito, per le edizioni Vallecchi, un suo saggio di straordinaria efficacia, dal titolo “Razzismo, un’origine illuminista”: un’analisi storica dell’ideologia razzista e delle sue origini moderne e poco conosciute.

Ora, cosa succede se un giovane studioso dimostra che l’ideologia razzista in tutte le sue varianti (razzismo biologico, antisemitismo, eugenetica) è un prodotto del pensiero di sinistra? Un pa-ta-trac. Nella prefazione Gianni Scipione Rossi lo definisce un libro scomodo; e infatti lo è. Scomodo perché abbatte i luoghi comuni e consolidati che vedono il razzismo come un prodotto di un’ideologia circoscritta nello spazio e nel tempo… nella Germania degli anni Trenta e Quaranta. Scomodo perché ci permette di recuperare ciò che la cultura progressista ha volutamente rimosso, liberandosi dai propri sensi di colpa ed infilando dentro la follia del nazismo, quei 200 anni di pensiero razzista che è stato prodotto dalla sua classe intellettuale, dai suoi scienziati, dalle sue politiche e dai suoi modelli sociali. In questa maniera ha voluto esorcizzare il male come se esso fosse estraneo alla modernità… come se il razzismo fosse nato e morto con Hitler, dimenticando che esso è figlio di quella cultura positivista ed illuminista (moooolto di sinistra…) su cui si fonda la stessa degenerazione tecnocratica di oggi.
Colpisce sapere che Kant, l’apostolo di un neo-pacifismo d’annata, ai suoi tempi era famoso per un libro (oggi relegato tra le opere minori) dal titolo “Sulle diverse razze degli uomini” in cui affermava che i negri “puzzavano” per alcune particelle ferrose sull’epidermide. O che Voltaire, maestro di tolleranza e razionalismo, credesse che le donne “negre” spesso si accoppiassero con gli scimpanzè generando mostri.
Anche nella variante antisemita le sorprese non mancano. Spaventa leggere le parole di Lutero sugli ebrei “privati da Dio della ragione umana”, farcite di un antisemitismo mai conosciuto dalla Chiesa cattolica (cosa che spiega perché le peggiori degenerazioni antisemite siano sorte nei paesi protestanti). E che a fianco all’arcinoto antisemitismo di scuola germanica, esistesse un violento e radicato antisemitismo di sinistra che vedeva negli ebrei l’elemento sociale da eliminare tanto che il terribile Gobineau ci appare molto meno razzista di Marx e Proudhon. O che l’eugenetico Darwin invitava a non aiutare i deboli e i malati per non inficiare l’evoluzione delle classi umane superiori.

Insomma un viaggio interessante nei meandri delle cultura europea di due secoli fino ai giorni nostri, per arrivare a sapere che l’eugenetica moderna, associata indissolubilmente al nazismo, in realtà nasce e si sviluppa a sinistra, nelle leggi di sterilizzazione forzata e di selezione della razza dei governi socialdemocratici scandinavi, Danimarca, Norvegia, Svezia (paese dove rimase in vigore fino al 1975 con ininterrotti governi socialisti coinvolgendo oltre 63.000 individui).
E nel pa-ta-trac di luoghi comuni che questo libro abbatte, si scopre, seguendo l'analisi di Hanna Arendt, che fu proprio il pensiero conservatore, tradizionale e “di destra” , da De Maistre a Tocqueville (si proprio lui!) ad aver compreso il rischio insito in questa concezione razzista e nella riduzione dell’uomo a puro elemento biologico e materiale, il cui valore derivava
dal colore della pelle, dall'ampiezza del cranio o dalla forma della mandibola.

E' importante leggere questo libro perché oggi l’Europa è attraversata da un nuovo razzismo. Non quello ridicolo degli stadi, delle ultime controfigure balorde di un nostalgismo da operetta. Ma quello vero prodotto dal relativismo sposato alla tecnica; c’è all’orizzonte una nuova offensiva eugenetica, figlia postmoderna dello scientismo illuminista, che pensa di fabbricare in laboratorio l’uomo nuovo, scartando gli esseri umani non congeniali ad una pretesa di normalità, violando la sacralità della vita e la dignità della persona.
Un’offensiva che l’Italia sta riuscendo ad arginare grazie, ad esempio, ad una legge sulla fecondazione assistita, civile ed equilibrata, che difende il desiderio di avere un figlio con la tutela della salute della donna e chiude fuori dalla porta qualsiasi tentazione di sperimentazione eugenetica. Una legge che qualche imbecille radicale e di sinistra e qualche grande scienziato che confonde l'embrione umano con lo scimpanzè, hanno cercato di abbattere attraverso un referendum che per fortuna ha visto sonoramente sconfitti loro e questo intollerabile razzismo travestito da falsa solidarietà.
Il razzismo di affermazioni come questa:
Non dobbiamo cadere nell’assurda trappola di essere contro tutto ciò a cui Hitler era a favore (…) Sono fortemente a favore del controllo genetico del destino dei nostri figli. Vogliamo smettere di avere figli che facciano piangere i genitori (…)Un giorno i figli autistici potranno non nascere. Ogni volta che puoi prevenire la nascita di un bambino malato è un bene per tutti. Nessuna madre vuole un figlio nano”.
(James Watson premio Nobel per la medicina e scopritore della doppia elica del DNA)
O come questa:
“Nessun bambino dovrebbe essere definito come essere umano prima di essere stato sottoposto a un test che ne determini il corredo genetico. Se non supera il test, si è giocato il diritto alla vita” .
(Francis Crick, uno degli scopritori della doppia elica del Dna e premio Nobel per la medicina)

Il libro di Marco Marsilio ci aiuta a comprendere che il demone del razzismo non è stato sconfitto con la caduta di Berlino, anzi averlo rinchiuso in quel bunker è un’ipocrisia perché esso nasce più lontano, nello spirito della modernità positivista fondata dai philosophes
ed oggi incarnato dai nuovi stregoni della tecnoscienza positivista…
... insomma nasce e si conserva a sinistra…
un motivo in più per stare orgogliosamente dall'altra parte.

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