14 settembre 2010

La Francia, i Rom e la pazienza della Reding

Stavolta la signora Reding si è arrabbiata sul serio. Con la Francia. Per le espulsioni dei Rom. Razzisti di francesi! Proprio loro… quelli che ce la menano da oltre due secoli con LibertéEgalitéFraternité. E così la vice-presidente della Commissione europea alla Giustizia e ai Diritti fondamentali (sic), ha esclamato: “è una vergogna". Poi ha tuonato “la mia pazienza sta finendo”. Poi è esplosa “quando è troppo è troppo… la discriminazione sulla base dell’origine etnica o della razza non ha posto in Europa, è incompatibile con i valori sui quali è fondata la Ue”. Oh!… era ora che qualcuno si ribellasse a quel nazista del marito di Carla Bruni.
La Reding che è signora raffinatamente multiculturale, democratica, universalista sul serio e piena di diritti fondamentali ha anche detto: "contro il razzismo mettetemi un campo nomadi sotto casa”. No, questo la signora Reding non l’ha detto…

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08 maggio 2007

antropologicamente superiori

Non serve scomodare Michele Serra, lo sappiamo che sono superiori, in Italia come in Francia, a sinistra, come à gauche. Ce lo ricordano ogni giorno i nostri sensi di colpa reazionari, i nostri complessi di inferiorità, quel frustrante bisogno di essere accettati che ci portiamo dietro da tempo immemorabile per farci perdonare la nostra intrusione nel mondo. A sinistra sono "antropologicamente superiori", punto è basta. Bisogna farsene una ragione. Non possiamo competere con loro. Non abbiamo la stoffa. Poi chiaro dipende dai casi, dalle latitudini, dalla pronuncia (se la evve è moscia la supeviovità sale). Dipende anche dalla fisiognomica: se uno si confronta con le facce di Prodi, Fassino e Russo Spena… pure pure se la gioca. Ma quando di fronte ha il sorriso di Ségolène Royal, allora non c’è partita. E si è visto. Che poi loro, gli "antropologicamente superiori", stiano prendendo schiaffi in tutta Europa questo è un altro paio di maniche. Può essere il segno del Kali Yuga, oppure della nuova offensiva delle oscure forze della reazione che dal Vaticano, alla Casa Bianca, all’Eliseo, muovono contro i legittimi diritti dei diseredati che gli abitini griffati di quella povera proletaria di Ségolène rappresentavano in pieno. Ma la sconfitta politica non mina certamente quella superiorità di animo e di cultura che promana da ogni pelo di barba di intellettuale sessantotardo, da ogni lacrima isterica della Melandri, da ogni ghigno feroce e stupido di quei figli di papà che rivestono di rivoluzione e molotov la loro frustrazione piccolo borghese. "Antropologicamente superiori" è un dettato costituzionale a cui ci si deve arrendere: basta provare ad ascoltare Ségolène senza ridere o rileggere il discorso di Veltroni al congresso del PD quando dice che quelli di sinistra sono quelli che si preoccupano delle vecchiette sole, lasciando intendere che quelli di destra le vecchiette le puntano con il Suv. E non c’è da sorprendersi se di fronte a questo straordinario editoriale di Maria Laura Rodotà, uno "antropologicamente inferiore" pensa come si possano scrivere tante cazzate in 24 righe…
E quando casualmente, per un bizzarro scherzo del destino, forse aiutata da quella particolare congiunzione astrale che si chiama “culo”, la Destra vince immeritatamente come in Francia, beh allora noi "antropologicamente inferiori" dovremmo perlomeno concedere l’onore delle armi agli sconfitti. E lo faremmo pure se la gauche di Segoléne non si fosse mostrata così meschina e repellente da fare schifo persino al nostro stomaco allenato ai Caruso nostrani.
Perché quell’invito a scatenare la rivolta nel caso di vittoria di Sarkozy ha superato per scelleratezza anche le stupidaggini di Gino Strada.
Il problema è se il mondo si rovescia. Se gli "antropologicamente superiori" cominciano a pensare di non esserlo poi così tanto; se un incubo di destra come Sarko inizia a sembrare più superiore di loro. Se la sua vittoria è soprattutto una vittoria di un’idea chiara, precisa, convincente del mondo, delle sfide da raccogliere e del ruolo che il proprio paese deve avere. Se lo sguardo curioso e determinato di Sarkozy è superiore al gelido e finto sorriso della bella signorinella di Lorena.
Massimo Nava sul Corriere ha definito Sarko
"un Blair di destra"
dimenticando che Blair è stato una "Thatcher di sinistra" e con la differenza che il buon Tony in Europa è stato isolato proprio dalla sinistra europea sui grandi temi che creano oggi un’identità. Ma quel timore che qualcuno voglia esaltare il lato conservatore di Sarkozy e nascondere quello riformista che piace anche a sinistra, è un timore infondato. Perché la destra di governo in Europa ha sempre saputo accelerare i tempi e anticipare i processi. La stessa destra che in forme diverse continua a produrre modernizzazione e cambiamento da almeno 30 anni a questa parte, costringendo la sinistra a rincorrerla o al massimo ad adagiarsi sulle riforme che essa fa (come è stato in Gran Bretagna e Spagna). Margareth Thatcher, Kohl, Aznar, Berlusconi, grandi leader che hanno promosso e accelerato processi di modernizzazione e di cambiamento politico e sociale… ma anche di linguaggi e immaginario simbolico.
Dei grandi leader della destra europea che hanno fatto la storia, Sarkozy ha qualcosa in più. Innanzitutto ha la Francia dietro di sé: un grande paese che riscopre l’orgoglio del proprio ruolo nel mondo. Poi ha la grande tradizione gollista di una destra moderna che Chirac aveva addormentato nella misera gestione del potere. Infine ha la grande visione delle nuove sfide in gioco nel campo dell’identità, dei diritti civili, del ruolo di una laicità capace di considerare la religione come elemento fondante e forza di una democrazia moderna. Ma Sarko incarna anche la consapevolezza che il mito degli "antropologicamente superiori" è pattumiera, come le idee di una sinistra che arranca in tutta Europa impaurita dalle sfide che sono di fronte a noi, rinchiusa nel retaggio ideologico di un ’68 che ha prodotto più danni che altro. Rimane la questione dello stile; e il dito medio con cui gli "antropologicamente superiori" hanno salutato la vittoria di Sarkozy in Francia rappresenta la frustrazione di chi, almeno per una volta, non si sente più tanto superiore.

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02 maggio 2007

se i “prodiani” francesi votano Sarkozy

In questo blog non si crede molto ai sondaggi. Da quando Lilli Gruber cambiò di colore in diretta televisiva, trasformando il suo fondo tinta amaranto in un grigio cianotico, durante la lunga notte delle elezioni americane in cui Bush fece a pezzettini Kerry, dopo che sondaggi ed exit-poll avevano dato il democratico vincitore; e quando i compagni del Manifesto collezionarono quella memorabile figura di merda regalandoci una pagina di indimenticabile giornalismo... da allora, dicevo, abbiamo iniziato a nutrire qualche dubbio sulle capacità divinatorie dei sondaggi. Poi sono arrivate le elezioni italiane con i 7 punti di vantaggio che tutti i sondaggi (tranne quelli che aveva in mano Berlusconi) davano al centrosinistra e la nuova primavera ulivista prevista negli exit poll. Abbiamo visto come è andata. Quindi la cautela è d'obbligo.
Ma siccome
il nostro fraterno sindaco di Tocque-ville ce la mena spesso con ‘sta storia dei sondaggi (e a dire il vero, lui quasi sempre ci prende), stavolta per le elezioni francesi gli siamo andati appresso. E spulciando tra i suoi riferimenti di sondaggisti d’oltralpe, estrapoliamo un dato odierno che ci sembra fondamentale per capire quello che sta succedendo in Francia.
Il sondaggio Ipsos di oggi, oltre all'allargamento della forbice tra Sarkozy e Royal (ora +7%) rivela le intenzioni di voto degli elettori dei due esclusi dal ballottaggio finale: Bayrou e Le Pen. E se appare scontato il dato dell’estrema destra che indica una netta discesa degli elettori del Front National che dichiarano di voler votare per uno dei due candidati (per Sarkozy dal 61 al 57% e per la Royal dal 15 al 9%) in relazione all’invito di Le Pen ad astenersi, molto più interessante è l’altro grafico presentato. In quest’ultima rivelazione Sarkozy supererebbe la Royal anche tra gli elettori di Bayrou: il 37% voterebbe a favore del mitico Sarko e il 36% a favore della divertente Ségolène, con un 5% di spostamento da un candidato all’altro ed un’astensione stabile, dati questo che, a pochi giorni dall’elezione, potrebbero essere molto indicativi.
Per scaltri e competenti osservatori politici come noi appaiono chiari i fattori determinanti questa evoluzione che potrebbe sancire l’esito finale delle presidenziali francesi. Innanzitutto la collocazione tradizionalmente a destra dell’elettorato centrista francese (dai tempi di Giscard d’Estaing) che, confluito in buona parte negli arancioni di Bayrou, tende nel ballottaggio a riposizionarsi a destra; poi il fatto che comunque la giri e nonostante il mascheramento che i media (anche italiani) fanno della bella signora francese, la Royal appare di una limitatezza politica imbarazzante. In più metteteci che Sarkozy rappresenta veramente l’unica figura forte, innovativa, determinata di fronte alle sfide di questa fase storica, che la politica europea ha partorito negli ultimi 10 anni, ecco che le spiegazioni ci sarebbero pure... se credessimo nei sondaggi.
Ma in più nessuno ci toglie dalla testa che a decretare l’impennata delle intenzioni di voto a favore di Sarkozy anche dell’elettorato di Bayrou, ci sia un altro elemento… non meno serio: l’importanza della discesa in campo di quel grande statista europeo, che si chiama Romano Prodi, che si è speso in prima persona per costruire l’alleanza tra i democratici e i socialisti francesi, chiedendo espressamente a Bayrou (suo amico) di appoggiare la Royal. Pochi giorni fa, intervenendo con un videomessaggio alla convention dei socialisti francesi aveva detto: "Cari amici, i democratici ed i socialisti, gli europeisti convinti, devono unire le loro forze per una azione comune per costruire una nuova societa'. In Italia abbiamo cominciato a farlo, il governo che io guido è già il risultato di questa convergenza tra la tradizione e i valori dei socialisti e quelli dei democratici''.
Noi, che non siamo "europeisti convinti" (perché amiamo l’Europa), che non siamo socialisti (perché amiamo la libertà) e che non siamo neanche tanto tanto democratici (per questo rispettiamo diversità e pluralismo e abbiamo un’idea precisa di identità) ci accontentiamo di immaginare un’Europa un po’ più decente di quella spazzatura burocratica e imbelle costruita da Prodi durante la sua presidenza a Bruxelles. Per questo speriamo nella vittoria di Sarkozy, convinti che le nuove sfide politiche l'Europa le possa vincere solo partendo dalla sua identità, difendendo la sua storia, garantendo la sua sicurezza, abbattendo i privilegi economici e sociali costruiti dalle sinistre, sconfiggendo quel cancro culturale che ancora ci portiamo dietro che è stata la cultura del '68 e quella del '77, e legittimando guide forti, governi autorevoli e politiche realiste in grado di dare retta ai bisogni della gente e non dei gruppi di potere e delle cricche intellettuali. Insomma, una moderna politica di destra. Allez Sarko!

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25 aprile 2007

elezioni francesi e anomalia italiana

Il primo turno delle elezioni francesi ha svelato qual è la vera anomalia della politica italiana. Voi direte: cosa c’entra l’anomalia italiana con le presidenziali francesi? C’entra, c’entra. Per esempio, per molto tempo l'Anarca ha creduto che trovare in Europa una che dicesse più scemenze della Melandri non sarebbe stata cosa facile. La Francia l’ha trovata: Ségolène Royal batte Giovanna Melandri 3 a 0. Ma l'Anarca pensava anche che trovare in Europa uno più figo e più di destra di Antonio Polito non sarebbe stato possibile. La Francia l’ha trovato: Sarkozy batte Polito 5 a 0 e infatti Polito, uomo intelligente, ha detto che se avesse votato in Francia avrebbe scelto Sarkozy.
Ma è evidente che sto guadagnando tempo. Né la Melandri con le sue periodiche scemenze, né Polito così di destra da starsene a sinistra, rappresentano la vera anomalia italiana a cui la Francia ha dato risposta. E allora? Cosa ci stanno aiutando a capire i cugini francesi?
Prendiamola alla lontana: in questi 10 anni tutti i più importanti osservatori italici e europei ci hanno raccontato che l’unica anomalia della politica italiana si chiamava Silvio Berlusconi. Intellettuali, giornalisti, studiosi, insomma la crème di quella incivile “società civile” che cerca da sempre di dare lezioni di civiltà alla società incivile che alla fine è più civile di loro, ce l’ha menata con questa storia del Cavaliere anomalia del nostro sistema democratico: è stata un’anomalia la sua discesa in campo; è un’anomalia il suo impero economico; sono un’anomalia le inchieste giudiziarie che neanche Al Capone, Gengis Khan e Jack lo Squartatore insieme si sarebbero beccati; è un’anomalia il suo conflitto d’interesse; ma soprattutto, per quelli deboli di cuore e la puzza sotto il naso, sono un’anomalia il suo populismo, la sua bandana, lo sfoggio di ricchezza, il fatto che fa le corna nelle foto con i capi di stato europei, che racconta le barzellette sporche e che preferisce a 70 anni la compagnia di belle e formose figliole a quella dei trans (bontà sua). Tutto vero. Quindi in parte hanno ragione… ma per difetto: Berlusconi è molto di più di un’anomalia: è un gene impazzito, un pezzo di dna esposto ad una tempesta di raggi cosmici... è i Fantastici 4 tutti assieme con qualche declinazione verso l’incredibile Hulk. Perché uno che se ne sta una sera a cena con Murdoch e a un certo punto si alza (… è Murdoch stesso che lo ha raccontato) e dice ai presenti: “scusate ma ho un aereo che mi aspetta, devo andare a fondare un partito per salvare l’Italia dal comunismo” e (come non si capacita ancora Murdoch) la cosa incredibile è che lo fa veramente... beh, definirlo un’anomalia è offensivo.
Anche noi che non baratteremmo il Cavaliere, il suo dannunzianesimo post-moderno neanche per De Gaulle e Asterix, magari per l’impresa di Fiume si, di certo non per la Finocchiaro che è la brutta copia di Nilde Jotti, o per le lacrime di Fassino che sono la brutta copia delle lacrime di Occhetto, così come il Pd è la brutta copia di se stesso, non riusciamo a capire come la “società civile” abbia potuto prendere un abbaglio simile.
In passato abbiamo cercato di spiegare che i paranoici di professione, i registi che filmano caimani improbabili, gli epurati televisivi a suon di milioni di euro, insomma quel sottobosco di assistiti arricchiti e famosi proprio grazie all’antiberlusconismo militante, nella loro mediocrità non riuscivano a cogliere la follia del Cavaliere e quindi la sua genialità. E che se volevamo limitarci alla banalità di un’anomalia, ancor più che Belrusconi dovevamo pensare a quel signore che oggi fa il Presidente del Consiglio e che, sotto giuramento, ha dichiarato ad una Commissione parlamentare di aver parlato con un fantasma con tanto di piattino semovibile. Perché per quanto non riusciamo a intravedere in Europa uno come Berlusconi, ci rimane difficile anche immaginare Tony Blair attorno a un tavolino a tre zampe interrogare gli spiriti, o la Merkel con il pendolino in mano e la barba finta predire il futuro del quindicesimo Reich.
Eppure, nonostante tutto questo, le elezioni francesi ci hanno fatto capire che l’anomalia della politica italiana è un’altra. I francesi, anche se sono gente che sotto braccio porta lo sfilatino invece del giornale e si riempie il fegato di salsine indigeribili, non sono scemi del tutto… anzi. Da Carlo Magno a Napoleone, da Robespierre a Michel Platini hanno sempre avuto il gusto di anticipare i tempi della storia; e così, anche in questo caso, hanno deciso di prendere a calci nel culo il ‘900 e gettarlo definitivamente fuori dalla finestra. E per fare questo, prima ancora di scegliere tra il mitico Sarko e la divertente Ségo, hanno ripulito la piazza liquidando i partitini della sinistra radicale fatta da Comunisti, Trotzkisti, Verdi, No global, insomma quell’insieme di pattume politico e culturale che da noi colora la politica e la rende ancora più ridicola di quanto non sia. I francesi hanno deciso di chiudere finalmente nella soffitta della storia ciò che invece noi teniamo ancora in bella mostra nel salotto di casa. Davanti ai Diliberto, ai Bertinotti, ai Caruso ai Russo Spena, si svela la vera anomalia italiana. L’unica democrazia occidentale che consente a queste cianfrusaglie della politica, a questi rigurgiti mai digeriti della storia del ‘900, di stare al governo e di condizionare la politica sociale, economica, estera del Paese. Forse è questa la prima lezione delle presidenziali francesi.
Vive la France!

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