26 febbraio 2007

tutto il governo Prodi in una frase

"Non chiedetemi più il mio programma; respirare non ne è già uno?"
(E.M. Cioran)

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23 febbraio 2007

perché a noi converrebbe un Prodi 2

Facciamo una premessa. La classe dirigente della sinistra italiana è la più sopravalutata d’Europa. Il suo livello di capacità politica è inversamente proporzionale all’immagine che di questi geni cerca di darci quotidianamente il circo mediatico dei grandi analisti; facendo credere che boiardi spiritisti, grigi burocrati del vecchio Pci, quarte file dell’antica congregazione cattocomunista e radicali in libera caduta, possano essere leader politici.
Questa premessa è necessaria per capire che il pantano in cui si trova oggi il nostro paese non è causato semplicemente da una sbagliata legge elettorale, come vorrebbero far credere molti accorti e furbetti commentatori (che si dimenticano di dire che la sinistra ha vinto di 24.000 voti alla Camera ma ha perso di oltre 400.000 –quattrocentomila!!!!- voti al Senato e che senza quella legge che garantiva il premio di maggioranza a base regionale, al Senato ci sarebbe una netta maggioranza di centrodestra). Il pantano è colpa innanzitutto di una classe politica senza visione strategica, accecata da odio ideologico e da fame di potere ed incapace di una minima prospettiva a medio termine.
Quando un anno fa il Cavaliere, all’indomani di un’elezione che aveva spaccato in due il Paese senza lasciare molte prospettive, propose l’idea di una Grosse Koalition, ci fu qualcuno che nei Ds e nella Margherita ci pensò un po’ su, non ritenendola un’idea del tutto peregrina. Un’intuizione ardita e seria, troppo seria per questo Paese e per la sua classe dirigente, per i suoi poteri forti (che allora erano ancora tutti schierati dietro l’illusione prodiana), per una classe intellettuale e giornalistica che, come al solito, era talmente imbevuta di antiberlusconismo da non capire la follia di un governo costruito sul nulla e retto dal voto di un senatore dell’Oceania o dall'effetto dell'aspirina su Scalfaro. Alla fine la proposta cadde nel vuoto. Imprigionati in quell’imbroglio apocalittico che sono state le loro primarie, i leader della sinistra non ebbero il coraggio di forzare la mano e dire a Prodi che aveva fallito prima ancora di cominciare. E lui, che aveva intuito che una mossa del genere lo avrebbe liquidato definitivamente, rispose con arroganza, strafottenza, anticipando i tempi del suo incarico, convinto che avrebbe governato con l’aiuto dei suoi spiriti e soprattutto che sarebbe bastata la solita indecente gestione del potere di cui lui è maestro, e la logica del ricatto (senza di me tutti a casa!) per garantire equilibrio all’interno di una maggioranza inesistente. Il problema è che Prodi non ha mai voluto accettare il fatto che il vero leader dell’Unione è Berlusconi e non lui; che quello che tiene unito il centro-sinistra è il Cavaliere e che, se potessero, i suoi elettori a Prodi lo manderebbero a pedalare sul K2 (senza bombole di ossigeno).
Quello che è successo in questi giorni era ampiamente prevedibile e infatti su questo blog scamuffo l'avevamo previsto...
qui e anche qui.
Ora, come uscire dalle sabbie mobili in cui questa sinistra irresponsabile ha gettato il Paese? In una democrazia seria, una crisi di governo come questa, irreversibile perché in realtà procede da 9 mesi e non si lega ad un semplice voto di Senato, si risolverebbe in un modo solo: con lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate. Ma questa non è una democrazia seria. E, al di là dei convenevoli istituzionali, non bisogna dimenticare che al Quirinale siede un signore che si chiama Giorgio Napolitano, che per carità non è Scalfaro, ma che è stato eletto come si elegge un segretario di una sezione del Pci del Mugello, con lo scopo principale di arginare la prevedibile crisi dell’esecutivo. Aspettarsi da Napolitano un atto di coraggio ora è improbabile. Magari fra 30 anni, come sull’Ungheria e sulle Foibe, ci dirà che ha sbagliato, ma per ora proverà a dare un’altra chance a Prodi. Quindi escluse le elezioni anticipate (che comunque il centrodestra fa bene a continuare a chiedere per tenere il fiato sul collo a una maggioranza in netta difficoltà), due sono le ipotesi percorribili: un governo tecnico o un Prodi 2.
Se a sinistra ci fosse qualcuno dotato di intelligenza politica non avrebbe dubbi: governo tecnico per un anno, un anno e mezzo, il tempo per modificare la legge elettorale, per fare le riforme più scottanti (a partire da quella delle pensioni), ma soprattutto per trovare un minimo sbocco per un Partito Democratico senza il quale la sinistra è finita. I Ds sono in mezzo a un guado perché sono loro a pagare il prezzo più alto di questo disfacimento: finché saranno impegnati a coprire le cazzate di Prodi, della sinistra radicale, a mettere la faccia su ogni fallimento del governo, la crisi di consensi continuerà e nello stesso tempo non avranno né lucidità, né energia per costruire il Pd senza il quale sono finiti. La Margherita ha più opzioni attraverso il canale neo-centrista ma i Ds no: rischiano la liquefazione. E in questo momento per la loro coalizione, il pericolo viene più dal centro che dalla sinistra radicale che ha dimostrato di sapersi vendere per due lire.
Un governo tecnico consentirebbe loro di uscire da una situazione che in realtà non controllano più, ma questo sarebbe un ragionamento da classe politica capace di avere una visione più profonda.
Quindi con la solita stupida arroganza punteranno ad un Prodi 2 con o senza rimpasto. Per altri 6-7 mesi al massimo continueranno in questa pantomima di fasi nuove, nuovi programmi (come se non ne bastava uno di 281 pagine), nuove fratture, nuove liti, mercanteggiamenti; crisi isteriche di decadenti signore che offendono il governo di cui fanno parte per poi votare a favore; 6-7 mesi di annunci di lealtà indistruttibile, di doppigiochi, di ipocrisie; magari stavolta non andranno a Caserta ma direttamente a Versailles.
Un governo tecnico servirebbe anche al centro-destra per liquidare Prodi e dimostrare l’inconsistenza della nuova primavera ulivista; per ridefinire i paletti di scelte strategiche, in politica estera e in politica economica, per arginare le derive in campo etico e recuperare pace sociale. Ma se sarà un Prodi 2, paradossalmente, gli unici a trarne vantaggio saranno proprio Berlusconi Bossi e Fini.
I 12 punti imposti da Prodi già negano il motivo stesso per cui il centro-sinistra esiste. Sarà uno spettacolo. Basterà aspettare, ramazza in mano, il tempo necessario: poi spazzare via le ultime briciole di questa sinistra suicida e riprendere in mano il paese. Sedute spiritiche permettendo...
update del 24 febbraio: come volevasi dimostrare. Il Presidente della Repubblica ha rinviato Prodi alle Camere. Salvo sorprese torna il governo dei fantasmi. In questo blog inizia il conto alla rovescia prima del crollo finale. Accettiamo scommesse...

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un uomo di parola

11 Aprile 2006
"Care amiche, cari amici,
la PrimaVera è arrivata! L’Italia ha scelto di guardare al futuro con ottimismo e serietà e lo ha fatto con forza, con convinzione, con gioia. Sono tante le sensazioni che provo mentre scrivo queste parole. Gratitudine, emozione, felicità. Il vostro è un voto che unisce, un voto che testimonia la voglia di “esserci”. E quando c’è partecipazione non ci può essere preoccupazione. La responsabilità alla quale vengo chiamato è alta e storica. Il Paese non può permettersi altri cinque anni di indecisioni e di scelte sbagliate. E tra gli abbracci e i sorrisi si fa strada, forte, il mio primo pensiero, quello di fare in modo che non ci siano più due Italie, quella dei “pochi” e quella degli “altri”. Viviamo in un grande Paese che da oggi è un Paese “nuovo”. Anche e soprattutto grazie a voi. Un’Italia di tutti che apre le sue braccia al mondo, forte della sua tradizione, dei suoi valori e delle sue idee. Saranno cinque anni meravigliosi. E, insieme, restituiremo davvero il sorriso al Paese. Grazie di cuore".
Romano Prodi, lettera ai suoi elettori
È stato di parola. Ha restituito davvero il sorriso al Paese.....più che un sorriso, un sacco di risate!

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21 febbraio 2007

‘fanculo ai cattolici adulti

Questo post è irriguardoso nei confronti dei cattolici adulti. Di più: è volgare, rozzo, arrogante, presuntuoso, indelicato, superficiale, con forti connotazioni reazionarie, privo di cultura ed eleganza. È un post fuori dalla storia che non segue lo spirito del tempo, né le progressive sorti della nostra civiltà. È un post disadattato con chiare turbe sessuali represse che producono assenza di gaiezza e aggressività indotta da una cultura oscurantista e da un’educazione traumatica e salesiana. Fatta questa doverosa premessa e avvertiti tutti di vietarlo ai minori, l’Anarca può scrivere quello che gli pare. Quindi, essendo tutte queste cose, il post comincia così: ‘fanculo ai cattolici adulti!
Sia chiaro. Qui non si parlerà del processo di liquidazione della famiglia in atto all’interno di una modernità che confonde il diritto, che è anche responsabilità sociale, con l’egoismo travestito da libertà individuale. Di questo l’Anarca, che è vanitoso e si cita addosso di continuo,
ne ha già parlato in quest’altro post dove ha vomitato il suo disprezzo per la cultura dominante, per i luoghi comuni e per l’inadeguatezza di molti a capire la posta in gioco; chi vuole se lo rilegga pure, sennò chi se ne frega tanto non prendo revenues sui link.
Qui non si parlerà neanche di quella schifezza di ddl che chiamano “Dico” e che solo la mente contorta di pessimi politici cattolici con velleità di santificazione laica poteva partorire… senza dolore. Perché una Legge che pensa di normare:
“due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi (art.1.1)",
può andar bene nel paese dei Balocchi, in quei luoghi dell’utopia che piacciono tanto a quelli che dicono che Gesù Cristo è stato “il primo comunista della storia”; ma la realtà è un’altra cosa e dietro il tentativo di regolare per legge l’affetto c’è una puzza di ipocrisia che toglie il respiro. E se quel galantuomo(?) di Vladimir Luxuria ci dice che questa legge sarà il terreno su cui poter costruire in futuro una casa dove soddisfare i suoi appetiti affettivi, forse anche il più stupido dei cattolici adulti qualche dubbio dovrebbe farselo venire.
Qui si vuole solo mettere l’accento su un altro aspetto: su quel vero e proprio imbroglio intellettuale che chiamano “cattolicesimo democratico”. Il peggior prodotto della cultura cristiana dai tempi di quegli imbecilli di montanisti che fregarono pure Tertulliano. Un imbroglio intellettuale in piena regola partorito durante la stagione post-conciliare e nato all’ombra della cultura comunista verso la quale ha scodinzolato fino ad oggi. Ma ora che, come aveva previsto Augusto Del Noce 30 anni fa, il PCI si è trasformato in una sorta di partito radicale di massa, i cattolici adulti si adeguano al nuovo vestito dei loro padroni e cedono di fronte ad una cultura laicista che non difende la laicità dello Stato ma impone una nuova ideologia dove diritto naturale, liberta religiosa sono ridotti a corpi estranei. In quell’abominevole frase (
“Io amo pensare alla Chiesa che si occupa delle cose di Dio”),
c’è tutto il senso di questo imbroglio intellettuale. È paradossale che siano proprio i cattolici adulti a voler imprigionare la Chiesa in una dimensione astratta, a gettarla fuori dalla storia dimenticando che essa nella storia ci sta perché il Dio cristiano ci si è tuffato sotto forma di “scandalo e stoltezza”, di corpo, di dolore e passione; e che la Chiesa si interessa alle cose degli uomini semplicemente perché Dio se ne è interessato, perché l’incarnazione non è un mito, ma per il cristiano dovrebbe essere appunto storia. È paradossale che siano questi spocchiosi intellettuali cattocomunisti a rinchiudere il senso rivoluzionario e attuale dell’Annuncio in sagrestia… e a buttare via la chiave.
L’appello dei cattolici di sinistra contro i Vescovi ha qualcosa in sé di ridicolo e nello stesso tempo di profondamente stupido. Scrivere cose tipo: “La Chiesa italiana (…) sta subendo un’immeritata involuzione”, vuol dire chiudere gli occhi di fronte alla sua straordinaria vitalità, alla sua nuova capacità di focalizzare il dibattito, di riportare i temi sensibili dell’etica e della religione dentro una società annoiata da un pensiero unico e omologante, aprendo brecce e fertili contaminazioni nel pensiero laico più attento alla crisi della modernità. Viene da domandarsi dove vivano questi “cattolici adulti”; in quale sottoscala della realtà bivacchino, dentro quale ripostiglio dell’intelligenza sgranocchino le briciole di una cultura che vuole ridurre il fatto religioso a una questione privata. Nonostante loro la Chiesa italiana, quella di Ruini che è la stessa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI , rivendica il proprio ruolo libero ed il proprio contributo a costruire la città degli uomini senza dimenticare la città di Dio.
E allora: ’fanculo ai cattolici adulti, al loro utopismo politico ereditato dal peggiore totalitarismo moderno; al loro cristianesimo arcigno trasformato in morale, dove Cristo scompare dentro l'arcobaleno del loro intellettualismo pietoso, al piglio saputello di quando li senti coglionare i baciapile di Radio Maria perché per loro la Fede è un fatto di testa non di cuore, altro che Pascal, non è un incontro ma una teoria, salvo poi vederli girare nelle parrocchie a elemosinare voti proprio di quei baciapile verso cui emanano disprezzo quotidiano.
Se solo questi "cattolici adulti" si ricordassero cosa disse quel tale 2000 anni fa: "Sinite parvulos venire ad me" (Lc 18,16)
immagine: Phillipe Lai, Jesus Christ loves you, 2003
update 23 Febbraio: l'Anarca invita a leggere anche quest post dell'ottimo Zamax

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09 febbraio 2007

Il complotto di Condy e Camillo

Alla fine, scava scava, tra le scemenze di questa sinistra sempre più fuori dalla realtà, non poteva mancare una sana, linda, gioconda e soprattutto convincente teoria del complotto. Sia chiaro, un complottino, mica una di quelle cospirazioni universali che segnano i grandi movimenti della storia tipo "i Protocolli dei savi di Sion" o "11 settembre by Giulietto Chiesa"... che diamine un po' di pudore va conservato. Ma quanto basta per rendere ancora più ridicolo il tentativo disperato di tenere insieme i pezzi di una coalizione che ormai si regge solo su logiche di potere, trovando spiegazioni a debolezze e contraddizioni che in realtà sono tutte scritte nel dna di questa sinistra allo sbando.
Il genio che stavolta ha tirato fuori dal cilindro l’ossessione complottista è una femminuccia che sembra uscita fuori da un cortometraggio in bianco e nero degli anni '70 sul cinema dell’impegno: Rina Gagliardi, firma illustre tra i paleantropi del comunismo nostrano e delle cui riflessioni acute e sensate ci eravamo già interessati su
questo altro post.
Scrive la Gagliardi
su Liberazione: "Il disegno è chiaro e passa per un patto di ferro tra due grandi poteri: il Vaticano e il governo americano. Per capirci: Sua eminenza il cardinale Camillo Ruini e Condoleeza Rice faranno di tutto, da qui ai prossimi due mesi, per far cadere il governo Prodi". A dire il vero l’avevamo sospettato anche noi che Prodi e la sua gang non fossero molto simpatici a preti e yankees. Ma un'analisi così sofisticata non l'avremmo mai potuta fare. Continua la Gagliardi: "E' un tam tam che gira nei palazzi della politica, noi non possiamo garantirvi che si tratti di una notizia certa, o di una verità politica dimostrata. Non dubitiamo invece della sua credibilità". Chiaro no? Non è detto che sia vera ma è credibile. E in epoca in cui chi governa è meno credibile di una seduta spiritica, aggrapparsi a un "tam tam" per risolvere le contraddizioni diventa una sorta di terapia di gruppo, una pratica necessaria ad evitare la presa di consapevolezza del proprio fallimento.
Il ragionamento della Gagliardi continua all'interno di un'analisi che in sostanza dice: gli Usa odiano il governo Prodi per il suo profilo europeista in politica estera, profilo che questo Governo non ha perché, anche riuscendo leggere uno straccio di politica estera in questo straccio di governo, questa sembrerebbe più sudamericana che europea, visto che è difficile immaginare un ministro degli esteri inglese o tedesco passeggiare per le vie di Beirut sottobraccio ad un leader Hezbollah; mentre Chavez uno ce lo vedrebbe pure. "Prodi resta per gli americani un politico di profilo europeo. Un leader poco affidabile"… e questo in realtà non solo per gli americani.
Il Vaticano odia il governo Prodi innanzitutto perché Ruini ce l’ha personalmente con lui da quando il professore è sceso in politica (sic), poi perché questa storia dei Pacs che non si chiamano Pacs ma Dico, la Cei non l’ha mangiata proprio giù. "Ci si sono messi tutti, dalle prediche domenicali di Ratzinger, ai cardinali con gli incubi di Satana. Fino al non possumus del giornale dei vescovi, che ha il sinistro sapore del sillabo di Pio IX e del peggior clericalismo neotemporalistico".
E così, tra la definizione non molto educata di "intrigante" riservata al Presidente della Conferenza Episcopale e sbraiti anti-americani la Gagliardi conclude la sua gustosa analisi convinta che oltreoceano e oltretevere stiano congiurando per "logorare l’Unione, anzi frantumarla e seppellirla, cacciare Prodi e D’Alema, andare ad un anno e mezzo o due di governo neocentrista, riformare la legge elettorale nel senso indicato dai referendari, ovvero nel senso di recidere per la sinistra radicale e per Rifondazione comunista ogni vera possibilità di rappresentanza, inaugurare, insomma, la terza Repubblica: ecco il programma che, chissà, Camillo può avere spiegato a Condy". Già chissà. Fosse vero, sarebbe un programma più dignitoso di quello dell'Ulivo. Del resto, a noi reazionari, sapere di avere alleati gli Usa e il Vaticano ci rassicura molto di più che sperare di avere alleati Montezemolo e Nanni Moretti. Ma inevitabilmente il pensiero della Gagliardi fa scuola e alla fine si trasforma in delirio quando se ne appropriano intelligenze ancora meno brillanti come quella dell’On. Russo Spena che in questa intervista dichiara che ci sono: "reazioni preoccupanti di poteri esterni alla democrazia parlamentare, che sono a-democratici perché non rispettano la dialettica parlamentare".
Il problema è che da sempre le teorie complottiste servono a ridurre la complessità della politica, i fattori che determinano rapporti di forza, i punti di debolezza, alla propria incapacità di leggere la storia; servono a spiegare il mondo semplificando le dinamiche e chiudendole dentro gabbie ideologiche. Le teorie complottiste servono a non capire. Forse la sinistra farebbe bene a riflettere sui limiti di un progetto politico che non è un progetto ma un'accozzaglia di giochi di potere, di interessi di gruppi che imprigionano un governo che ha sempre meno autorità e sempre più contraddizioni in parte storiche, in parte culturali, in parte responsabilità di una classe dirigente che non vuole capire questo Paese ma solo dominarlo.
Che Stati Uniti e Chiesa italiana siano preoccupati di dove sta andando il nostro Paese dopo neanche un anno di questo governo, ci rassicura del fatto che non siamo soli nel giudizio. Forse la Gagliardi dovrebbe accettare il fatto che a sperare che Prodi se ne vada a casa, non sono solo "Condy e Camillo", ma la stragrande maggioranza degli italiani. E magari trarne le conseguenze…
Immagine: Vincenzo Camuccini, Morte di Giulio Cesare, 1798

05 febbraio 2007

il patriottismo in Israele

Strano paese Israele; luogo dove la modernità più moderna s’incontra ancora con parole, concetti, sentimenti che da noi sono ormai fuori tempo massimo.
Israele è un altro occidente che vuole continuare a fare i conti con la storia laddove noi dalla storia abbiamo deciso di prendere congedo. E in questo altro occidente, dove il senso di appartenenza è l’unica difesa consentita a un'ostilità permanente, è possibile leggere un sondaggio su un tema che da noi produrrebbe qualche sberleffo snob, qualche risatina calibrata di buone maniere o al massimo qualche analisi sociologica sofferta sui mali dell'eccesso d'identità... in un paese che ormai vive la propria identità, culturale e religiosa, come un incubo da cui svegliarsi.


Il tema del sondaggio in questione è: il patriottismo. Ne dà notizia Imra in questo articolo.
Sondaggiare il patriottismo non è che sia una cosa proprio normale e ancora meno normali sembrano i risultati. Circa il 67% degli intervistati si ritiene in notevole misura un patriota israeliano (very much 36%, great 31%), il 26% abbastanza e solo il 7% per nulla.
Per questo 67%, tra gli aspetti che definiscono il patriottismo, c’è prima di tutto la disponibilità a combattere (96%), poi vivere nel proprio paese ( 95%), onorare la tradizione (92%), contribuire alla crescita della società (90%).
Tra i “valori” che si ritengono importanti per il patriottismo, quelli legati all'identità culturale e alla memoria storica vengono prima di quelli politici: infatti l’amore per la terra, la lingua e Gerusalemme (95%), battono il Sionismo.
In genere tra tutti gli intervistati, circa il 70% si dice pronto a combattere per Israele, il 22% ha qualche dubbio e solo il 4% si rifiuterebbe. Ma di fronte ad una guerra che si ritiene immorale il 51% si dice d'accordo a rifiutarsi di combattere.

E’ un sondaggio, niente di più, con molte contraddizioni come tutti i sondaggi. Ma vale la pena proporlo anche solo per conoscere qualcosa che dalle nostre parti si mantiene inattuale anche nei momenti di tensione e di crisi. Il senso della patria, fuori dai luoghi comuni e dalle retoriche ufficiali, è un sentimento che lega l'immaginario collettivo ad un senso comune di essere qualcosa di più di un agglomerato sociale, di un insieme di individui; ha a che fare con l'identità di un popolo, con la sua storia, il senso di appartenenza e la proiezione consapevole di un ruolo nel futuro; in qualsiasi modo la mettiamo non è una cosa di poco conto. L'Europa che non culla più figli ma sogni arcobaleno e che rivendica la sua cultura necrofila come unica conquista civile, forse avrebbe bisogno di un buon bagno di realismo prima che sia troppo tardi. Confidiamo nell'altro occidente.

immagine: Gilad Benari, feeling patriotic, 2006

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02 febbraio 2007

tutto il veltronismo in prima pagina

Prima pagina del Corriere della Sera. Titolo: Veltroni: tv, portiamo la realtà in prima serata. l'appello del sindaco di Roma a Petruccioli e Cappon, presidente e direttore generale della Rai.
Articolo : "(…) Mercoledì scorso, attorno a mezzanotte, ho visto sulla Rete Tre «Il Futuro (Comizi infantili)», e mi è capitato così di assistere a un programma (...) di grande televisione, un momento di bellezza e di profondità (...).Perché non decidere, allora, di dedicare a questi programmi, almeno una volta la mese, uno spazio in prima serata? (…) Non è la consueta proposta della «cultura» in prima serata, ma l'idea della materia più forte dell'immaginario, la vita, da mettere in primo piano".

Appunto quindi
Prima pagina di Repubblica.Titolo : Il corto sul giovane Walter sceneggiato da Veltroni. Girato con gli alunni di oggi nella sua vecchia scuola: la Rai lo trasmetterà.
Articolo: "La storia di un bambino, Walter, che si sveglia in una Roma senza corrente elettrica, va a scuola e osserva altri ragazzi guardare le vetrine dei negozi, su un autobus vede altri ragazzi con l’Ipod nelle orecchie senza comunicare tra loro poi torna a casa e grazie alla televisione spenta per mancanza di elettricità, finalmente a tavola riesce a dialogare con i genitori e la sorella più grande (...). Autore di questa sceneggiatura il sindaco di Roma Walter Veltroni".

Infine
Prima pagina de Il Giornale. Titolo:
A Veltroni, 51 anni, 9mila euro di pensione.
Articolo: "(...) Il sindaco ds di Roma Walter Veltroni, 51 anni, deputato dall’87, che con 23 anni di contributi versati, dal 2005 riscuote dalla Camera un vitalizio mensile di 9mila euro lordi (…). Somma che - ha fatto sapere il Comune - Veltroni ha provato inutilmente a rifiutare e che poi ha deciso di distribuire in beneficenza alle popolazioni africane".

Ecco, tutto questo è il veltronismo...