25 ottobre 2005

le città perdute

CorvialeHa ragione Celentano, altro che! Come fate a non vedere queste cose oscene, il degrado delle nostre città, il loro volto deturpato dai condoni selvaggi di questa subcultura reazionaria. Eppure era tutto così bello fino a 5 anni fa: la natura rigogliosa, il senso civico, le periferie ordinate, i vialetti puliti, quel senso di armonia che faceva tanto “Citta del Sole”. A Milano c'erano i Navigli, la via Gluck bella come non mai: ad Alessandria c'era la Biblioteca, a Rodi il Colosso e Atlantide stava ancora li quando non c'era Albertini. Eppoi Roma, Genova, Torino, Milano…Dio come erano belle prima che arrivasse Berlusconi. Oggi è tutto perduto… maledetto Cavaliere; con i suoi condoni edilizi ha devastato i nostri quartieri frutto di anni, anni, anni di governi illuminati e colti.
Dov’è finita quella straordinaria puzza di Le Corbusier che faceva tanto moderno? Ho nostalgia per le scatole grigie che addolcivano le metropoli italiane… i loculi della mia infanzia: Corviale a Roma, lo ZEN a Palermo, il Gallaratese a Milano, il Biscione a Genova (che non si pensi lo abbia costruito quello speculatore condonista ammazzapaesaggi del Berluska; lui al massimo ha costruito Milano 2…una vera città-giardino con tutto quel verde, quei giardini quelle abitazioni a misura d’uomo…bleah che schifo!), o le famose Lavatrici a ripulire le colline liguri. Insomma rimpiango quegli alveari progressisti, straordinari esempi di architettura moderna e sociale, lucida espressione di una cultura che veniva dal popolo ed era per il popolo. Il prodotto più limpido delle amministrazioni rosse e bianche, degli architetti solo rossi e dei palazzinari di tutti i colori; di quel comunismo dal volto umano che non mandava la povera gente a morire nei gulag ma a vivere dentro Corviale… che è quasi uguale.

Renato Nicolini, ex assessore capitolino (famoso per aver inventato l’Estate Romana) glie l’ha cantata chiara a questi reazionari. Pochi giorni fa dai microfoni di Radio Rai ha detto: “Corviale è una bellissima architettura, è la gente che ci abita che la rovina”. Per questo, quando qualche anno fa, i giovani architetti di Agenzia per la Citta’ (un’associazione oscurantista che da anni combatte contro il degrado delle città italiane) proposero di abbatterlo per ricostruire al suo posto un quartiere tradizionale con più case-giardino e meno celle frigorifere, lui si oppose con tutte le sue forze: Corviale non si tocca…se dobbiamo abbattere qualcosa abbattiamo i suoi abitanti.
Parole sante, degne di un celentano di prima categoria.
Qualche fetido reazionario ha chiamato tutto ciò architettura socialista, moduli collettivisti…nnnnno niente di tutto questo. Ca-po-la-vo-ri, dell’ingegno umano ecco cosa sono, risultato di anni di riflessione ideologica, di autoanalisi di massa, di dibattiti in sezione, di ferrea dottrina egualitaria.
Qualche anno fa a Roma la giunta Rutelli, illuminata da strateghi in pensione, stava per buttare qualcosa come 10 milioni di mc di cemento a Tor Marancia, nell’area dell’Appia Antica. Se non ci fossero stati quegli ignoranti di cittadini incazzati, capeggiati da un capopolo di nome Fabio Rampelli, oggi nel parco archeologico più grande d’Europa, ultimo lembo di putrida campagna romana, sorgerebbe una città grande come Sondrio. E invece niente: al posto di splendide montagne di cemento ci tocca vedere ancora la Tomba di Cecilia Metella.
E’ superfluo dire che noi uomini e donne impegnate per una società più libbbera e civile stavamo dalla stessa parte degli ecologisti di governo, dei palazzinari, dei giornalisti, dei satrapi da salotto. Mentre dall’altra parte, la plebe ignorante e passatista difendeva un angolo di verde ed un pezzo di memoria storica.
E’ superfluo dire che di tutto questo, Celentano non sa un cazzo.

P.S.: il comunismo si sa è dalla parte dei poveri; il fascismo si sa era dalla parte dei ricchi e della borghesia. Il problema è che i poveri non sono mai stati tanto male come sotto il comunismo… ironia della storia si dirà. Forse. A Roma il fascismo ha odiato talmente i poveri che quando si è trattato di costruire un quartiere per loro, ha costruito la Garbatella vecchia, una delle zone più belle di Roma, più suggestive, ancora oggi studiata in tutta Europa per la sua qualità urbanistica.
Il PCI, al contrario, ha amato i poveri così tanto che prima li ha trasformati in proletari e poi ha costruito per loro Corviale e Laurentino 38, quartieri che oggi quei poveri stessi vorrebbero buttare giù… ma purtroppo sono stati condonati... e non da Berlusconi

21 ottobre 2005

tilly lo yankee e il silenzio dell'eroe

So che parlare di lui non va più molto di moda. Da quando poi il Comando americano ha confessato che è caduto, certo in combattimento, ma sotto fuoco amico su Pat Tilman, detto Tilly, è scesa un'ombra insieme d'imbarazzo e di cinismo. Eppure è passato appena 1 anno e poco più da quando uno dei più grandi campioni del football americano è morto tra le montagne dell'Afghanistan.
“...io sono stato quello che altri non si sono preoccupati di essere. Io sono andato laddove altri hanno avuto paura di andare e ho fatto quello che altri non sono riusciti a fare. Non ho mai chiesto nulla a coloro che non hanno dato niente...”, così scriveva G.L. Skypeck poeta americano volontario in Vietnam.
Penso che valga la pena continuare a ricordare Pat Tilman e tracciare linee di memoria attorno a ciò che al nostro mondo appare così strano. Tilly nel luglio del 2002, all’età di 25 anni e al culmine della carriera, decise di arruolarsi nei reparti speciali americani, forse per curare la ferita dell’11 settembre, forse semplicemente perché così riteneva giusto fare. Lasciò la fama e tanti tanti soldi: un contratto annuale da 1,2 milioni di dollari con gli Arizona Cardinals di Phoenix, copertine di giornali, articoli, interviste, per lo stipendio di un soldato americano (1.400 dollari) e l’anonimato dell’esercito. Tilly giocava in difesa e nel 2000 era stato premiato come il miglior difensore del campionato americano. Ma dopo l’11 settembre, come ricordava Bob Ferguson il suo manager, “ha pensato che ci fosse qualcosa di più importante da difendere della propria squadra”. Forse ci si può non sorprendere della scelta di questo giovane campione, perché esiste una vecchia tradizione di profondo patriottismo nello sport americano e sopratutto della NFL (la National Football League americana). Durante la seconda guerra mondiale oltre 600 suoi giocatori professionisti servirono l’esercito americano e di questi 90 non tornarono più. Dopo l’11 settembre 2001 la NFL distribuì milioni di bandiere americane ai tifosi in tutto il paese ed il Super Bowls che si svolse a New Orleans quell’anno ebbe una tale carica di patriottismo da imbarazzare anche i più strenui ambienti conservatori.
Forse ci si può abbandonare a interpretazioni psicologiche sull’eccentricità del personaggio, sul suo amore per la sfida, sul fatto che saliva le torri dei riflettori dello stadio per starsene un po’ da solo a meditare.
Forse c’è qualcosa di più profondo che sta cambiando il volto dell’America: un nuovo patriottismo che tocca le generazioni più giovani e attraversa le classi sociali e i sessi. Un nuovo sentimento di appartenenza che l’11 settembre ha rinsaldato e che, differenza dei tempi del Vietnam, spinge giovani non solo della working-class ma anche delle classi medie ed alte (professionisti, laureati) ad arruolarsi nell’esercito; Peggy Noonan ha scritto sul Wall Street Journal “ come diceva una canzone dei tempi del Vietnam, «qualcosa sta succedendo qui». Sempre più giovani uomini e giovani donne di grande talento entrano nelle Forze armate per aiutare il proprio paese e perché, così sembra, lo amano”.

Tilly tornò in una cassa di zinco avvolta in una bandiera americana, anonima tra tante altre bare che spietatamente i giornali di tutto il mondo hanno sbattuto in prima pagina. Continua a sorprendermi il silenzio, l’umiltà, il rigore e la dignità con cui l’America continua ad accogliere i suoi caduti. Sul Daily Guardian, Steve Yuhas ha scritto che “c’è qualcosa di unicamente americano nell’anonimato di queste bare che tornano d’oltremare”. Forse ha ragione e guardandole mi vengono in mente le bare avvolte nel tricolore dei soldati di Nassiriya. C’è stato qualcosa anche di “unicamente italiano” nel dolore dignitoso con cui sono stati accolti i nostri soldati e in quel tappeto di fiori colorati lasciati sulla scalinata dell’Altare della Patria.
La scelta di Pat Tillman, così come l’urlo disperato di Fabrizio Quattrocchi, ci raccontano altre storie che non troveremo mai nel grigiore delle piazze arcobaleno. Tilly lo yankee ricorda un po' Ernst Jünger nelle campagne della Somme “quando la guerra rivelava i suoi enigmi più profondi”; ricorda Hemingway tra i paesi in fiamme della Spagna; ricorda i giovani futuristi italiani tra le trincee della Grande guerra. Vene di follia o atti d’amore disperati, o entrambe le cose, perché i gesti straordinari (quelli che legano amore e follia) sono quelli che si fanno in silenzio in mezzo alle urla del mondo.
Come scriveva Alexander Lernet-Holenia, cantore di un’Europa scomparsa: “Cos’è esattamente la gloria? Il baccano attorno al silenzio di un eroe”.

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17 ottobre 2005

sto a rosika'

sto a rosika'runck runck runck..... sono di destra e sto a rosika’... runck runck runck... perché non mi hanno lasciato salire sul Tir... runck runck runck... non mi hanno fatto mettere il passamontagna colorato...runck runck runck... non mi hanno fatto versare 1 euro... runck runck runck... non mi hanno fatto fare la fila insieme agli altri... runck runck runck... domenica sono dovuto andare al mare con quella giornata invece di starmene mezz'ora a falsificare schede... runck runck runck... era un appuntamento importante... runck runck runck... per la sinistra… runck runck runck… per il paese... runck runck runck... per la democrazia... runck runck runck... per l'Europa... runck runck runck... avrei potuto contribuire anche io... runck runck runck... a costruire un'Italia migliore... runck runck runck… più libbbbera, più civile, più ricca e serena... runck runck runck... come era prima che arrivassero questi... runck runck runck... a devastarla, a saccheggiarla... runck runck runck... finalmente un uomo nuovo… runck runck runck… ed io non c’ero… runck runck runck… a questo appuntamento con la storia… runck runck runck…sono il solito imbecille… runck runck runck… ho preferito il mare, il sole, gli amici a un atto di coscienza civile… runck runck runck…e quando ritornerà mai nella vita l’occasione di essere protagonista per una volta … runck runck runck … al fianco di Dario Fo, Chicco Testa e Krizia... runck runck runck… la sinistra di cuore… runck runck runck… un popolo, un destino … runck runck runck…ein volk ein reich... runck runck runck… perché la storia siamo noi e nessuno si senta offeso… runck runck runck… perché io partecipo, io scelgo, io governo … runck runck runck … perché io so’ io e voi nun siete un cazzo (citazione colta da “il marchese del Grillo”) … runck runck runck … mi sta bene e me lo merito … runck runck runck ... e adesso lo so... runck runck runck ... non ci sarà più trippa per gatti ... runck runck runck.

Ehi ho finito le carote... il Partito le passa ancora?

cinquemilioni

elettori dell'Unione in fila ad un seggio
...si dice in giro che abbiano votato pure i morti.
Romano Prodi avrebbe fatto una seduta spiritica... a Gradoli.

16 ottobre 2005

tremilioni

Prodi esulta dopo la vittoria 3 milioni....cavolo TREMILIONI... oddio...3.000.000, ma con quanti zero si scrive tremilioni.
Ho un po’ di sudarella…sento il loro fiato sul mio collo reazionario... spero non mi trovino. E voi a Tocque-ville smettetela di dire che ci sono stati i brogli... cosa volete che sia qualche centinaio di schede già votate di fronte a TRE-MI-LIO-NI. Anche questa storia degli immigrati che votavano senza documenti e ce ne era uno sempre lo stesso che prima si chiamava Abdul, poi Mohamed, poi Salim, poi Khareb, poi Giovanni, poi Ruggero e solo quando si è ripresentato dando come generalità Ludovica qualcuno si è insospettito…è allora? I soliti razzisti omofobi.
E poi cosa cazzo voleva questo Mastella…più schede? E perché con quale diritto?… Se le poteva fare da solo come gli altri no?…Meridionale e assistenzialista.
Romano l’ha detto “E' una festa tale per cui nessuna polemica può essere considerata seria” e se lo dice lui io ci credo. Mica è uno che fa le sedute spiritiche lui… è uno statista.

Insomma tremilioni sono tanti, più degli americani quando fanno le primarie (l’ha detto Romano oh)…più dei cinesi se facessero le primarie, più degli assiri e i babilonesi che le primarie non le facevano perché tanto loro c’avevano Hammurabi … tanti, tanti, tanti.
Anzi lo sapete che vi dico SIAMO tanti, perché adesso ho capito anche io da che parte stare. Come posso essere stato così stupido… Toccheville, Blogforcidielle, puah…devo essere impazzito.
Eravamo tremilioni lo capite o no? E’ La coscienza civile e democratica del Paese che avanza… non la vedete? Non la sentite? Guardate Romano che scende dal pullman… sembra Winston.
E non vi basterà cambiare la legge elettorale, limitare gli spazi di libbbbbertà e partecipazione, imbrogliare il popolo con promesse vane, allearvi con Bush e Sharon, fare le leggi ad personam, abbassare la disoccupazione, migliorare il mercato del lavoro, rendere competitive scuole e università, reggere la recessione mondiale, dare a Santoro, a Biagi e alla Guzzanti un motivo per vivere…no non vi basterà. Si si ridete pure… tanto alle prossime elezioni “non faremo prigionieri”, e della vostra “città dei liberi” non rimarrà traccia, la raderemo al suolo e ci cospargeremo il sale sopra… come a Cartagine.
Adesso mi collego al sito del Ministero dell’Interno per i dati finali e vi faccio vedere io…
Come non ci sono?… E chi le dà le cifre, i dati di affluenza, i risultati? Quelli dell’Unione? Ah beh…certo… come i dati delle manifestazioni sindacali… ehm…sa un po’ di Bulgaria ma non fa niente…
Eppoi avevte sentito cosa ha detto Romano? “Niente di simile è mai successo in Europa”… avete capito? Niente di simile…
Come dite? Perché in Europa ‘ste stronzate non ci pensano nemmeno a farle?
Beh, in effetti ‘ste primarie l’aria della stronzata ce l’hanno…
3.000.000 per 9.700 seggi fanno 309 votanti a seggio…insomma niente di che… trecento persone le smuove pure la mia parrocchia.
Mi sa che sono andato troppo di fretta…

Ehm ragazzi scherzavo… mi fate entrare ancora a Tocque-ville vero?…

15 ottobre 2005

viale paolo di nella

PaoloRoma ha dedicato una via a Paolo Di Nella, ultima vittima degli anni di piombo.
Paolo fu colpito alle spalle una notte di febbraio, mentre con Daniela attaccavano manifesti a P.zza Gondar; forse un sasso invisibile come il coraggio di chi lo ha aggredito. Era il 1983, l'Italia aveva già vinto il mondiale, Pertini faceva ancora il Presidente e il riflusso era un'onda anomala che investiva speranze e illusioni.
Paolo morì dopo sette giorni di agonia... aveva 20 anni ed ancora oggi non si capisce perché. Non che le altre morti, quelle che hanno macchiato di rosso il grigio piombo di quegli anni, abbiano un senso; ma quella di Paolo continua a scivolare via da ogni giustificazione storica, da ogni spiegazione razionale, da ogni logica politica.
Lui fu l'ultimo terribile raccolto di quella semina di odio e follia che negli anni passati fini intellettuali, abili giornalisti, spregiudicati politici avevano alimentato... come una spiga di grano strappata alla terra.
Oggi la sua città lo ha ricordato dedicandogli una via nel Parco di Villa Chigi.
Su quegli anni io non ho molto da dire di più di quello che scrissi due anni fa, se non provare ad immaginare che tutte le giovani spighe di grano strappate dal cuore di questa città oggi farebbero un campo bellissimo...Paolo, come Roberto Scialabba, come Francesco Cecchin, come Giorgiana Masi e Alberto Giacquinto, come Angelo Mancia e Walter Rossi, come Valerio Verbano, come Stefano e Virgilio Mattei, come il povero Cremino, come tutti quelli che ora non ricordo ma che hanno avuto la sfortuna di attraversare la storia di Roma dentro una pagina di cronaca.
Oggi guardo gli idioti che giocano con i passamontagna e le spranghe ubriache e so che quella stagione di odio e follia non tornerà più perché loro sono solo fantasmi di una farsa.

Io, da parte mia, devo a Paolo, fratello mai conosciuto, alcune delle più strane emozioni che finora hanno accompagnato la mia vita... piccole e preziose suggestioni che trattengo dentro uno scrigno in qualche parte dell'anima e che a volte ritrovo quasi per caso...
per ogni notte di veglia passata davanti a quel muro,
per ogni "Presente!" in suo nome urlato al cielo...

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12 ottobre 2005

eclissi di LULA... tra gatti stonati e rospi barbuti

eclissi di Lula Leggere Gianni Minà è già di per sé divertente; sembra un fumetto del giornalismo a metà strada tra Toquinho, Enzo Biagi e il gatto Isidoro. Ma ri-leggerlo dopo mesi è un vero e proprio spasso, per la puntualità svizzera con cui vengono smentite le stronzate che scrive.
Mi capita tra le mani un vecchio articolo di Gennaio scritto da questo banaluomo baffuto sul Manifesto. Racconta, dell’incontro a Porto Alegre tra il “compagno Lula” e 60 rappresentanti di quel “mondo dell’utopia” che da anni ci scassa i cosiddetti con slogans impegnativi del tipo “un mondo migliore è possibile”. Ce lo racconta in qualità di “unico presente fuori dal protocollo”, perché, anche questi no-global trasgressivi ed eretici, in fondo in fondo un protocollo ce l’hanno.
Minà è un cronista eccezionale che lascia spazio alle emozioni ed è tagliente come il grissino della pubblicità. È un gatto stonato che scrive facendosi le fusa addosso. Ci dice che il governo di Lula “è indiscutibilmente impegnato in uno sforzo enorme di riscatto sociale del paese”. Ci fa sapere che il Forum di Porto Alegre, costruito da Lula e dal suo Partito dei Lavoratori “ha obbligato i soloni di Davos a scoprire la miseria che buona parte del mondo vive proprio per le teorie di questo soloni”. Ci lascia passaggi straordinari come questo: “Nel linguaggio di cuore scelto dal presidente brasiliano per rispondere ai dubbi di quei 60 sostenitori dell'utopia che aveva di fronte c'era tutta la malinconia di chi ha scoperto che gli equilibri politici di una coalizione progressista, dove anche le logiche del centro vanno considerate, possono costringere un ex combattente sociale come lui a trangugiare il proprio legittimo orgoglio”....letteratura allo stato puro.
Minà scriveva queste chicche quando ancora l’ascesa del “rospo barbuto” sembrava irresistibile e Lula infiammava la folla con la retorica operaista strizzando l’occhiolino al Fondo Monetario e ai mercati finanziari. Erano tempi di LULA piena e i tetti erano pieni di gatti randagi come Minà, senza patria né cultura; miagolatori di professione, nella speranza di raccattare qualcosa nel grande supermercato del qualunquismo di sinistra. Poi qualcosa si è inceppato: qualcuno ha tirato una scarpa contro i gatti stonati. Con le prime luci dell'alba è venuto fuori un paesaggio fatto di tangenti e paradisi fiscali che hanno costretto alla fuga l’intera classe dirigente "del più grande e prestigioso partito progressista dell'America latina, in polemica con la vecchia e superata sinistra continentale"… ed il povero Lula a chiedere scusa a quei poveri che aveva tradito.
Oggi che Lula e il suo partito affogano nella melma di quello che Larry Rother sul NYT ha definito "il più grande scandalo di corruzione" della storia del Brasile, qualcosa di amaro rimane anche per noi; è la solita storia che insegue la stupidità di chi dalla storia non ha imparato nulla. Perché la politica è il regno del reale e non dell'utopia... e quella utopia a cui si appella Minà è la stessa che ci ha regalato un secolo e mezzo di orrore, povertà e dittature. Lo avevano eletto eroe di due mondi… il suo… che è un paese grande quanto il mondo e il loro, quello fatto di politici ipocriti, di intellettuali randagi, di giornalisti falliti. Ora lo hanno lasciato a se stesso dietro l’ipocrisia della rivoluzione tradita.
Rimane qualcosa di amaro in questo fallimento. Simile per certi versi a tanti altri ma con un bisogno in più. I poveri del Brasile ci avevano creduto ed avevano sperato, in un paese dove la povertà è una cosa maledettamente seria e non una boiata da indagine istat, buona per far parlare un diliberto qualsiasi. Ciò che i gatti stonati di casa nostra non hanno voluto capire è che la povertà, non è una macchia di sporco sull'immacolata ideologia comunista riciclata nell'era del postmoderno. Ma è il dramma di una condizione umana vecchia quanto l'uomo e dalla quale popoli e nazioni ne possono uscire, con fatica e dolore e con enormi contraddizioni solo se abbracciano il senso della propria identità dentro le regole di un mercato libero, del rispetto della dignità della persona e di una democrazia condivisa... in Brasile... come in Iraq.

Il rospo barbuto, nessuna principessa lo ha baciato e l’eclissi di Lula sta arrivando forse inevitabile...
Mi vengono in mente le sprezzanti parole di Lula prima della sua elezione: "non voglio finire come Walesa in Polonia che era un simbolo ma non aveva niente dietro, a aprte l'anticomunismo. E difatti non se lo ricorda più nessuno". Io che sono solo un povero anarca, Walesa me lo ricordo… e bene: eroe di libertà e di pace e perciò anticomunista. Invece di Lula e dei suoi compagni ci ricorderemo la speranza tradita e la loro vergogna...

08 ottobre 2005

shaath il mattakkione

l'incredibile Nabil Shaath ...Il vento del deserto continua a portarmi echi di strane notizie. Gli avventori che ospito nella mia Casbah si lasciano andare con me ad ogni genere di confessioni. L'altra sera è arrivato Nabil Shaath, una specie di ministro palestinese per l’informazione, che di mestiere fa anche il secondo di Abu Mazen. Non lo vedevo da questa estate ed era euforico. Si era improvvisamente ricordato di un fatto accadutogli 3 anni fa: George Bush, il capo del grande impero, gli aveva rivelato di ricevere ordini direttamente da Dio e non dalla solita cricca giudeo-capitalista. Gli dissi che Giulietto Chiesa ci sarebbe rimasto molto male se la notizia fosse trapelata ma lui era intenzionato a farle fare il giro del mondo su tutta la stampa. Non era lucido, aveva bevuto molta vodka e mangiato carne di maiale come suo solito. Si ricordava perfettamente le parole dette da Bush a lui e ad Abu Mazen nello storico incontro: “Dio mi ha detto: George, vai a combattere quei terroristi in Afghanistan. E io l'ho fatto. E poi Dio mi ha detto: George, metti fine alla tirannia in Iraq... E io l'ho fatto. E ora, di nuovo, sento che le parole di Dio arrivano fino a me: fai in modo che i palestinesi ottengano il loro stato e che gli israeliani abbiano la loro sicurezza e porta la pace in Medio Oriente. E per mezzo di Dio, io lo farò". Così aveva parlato Bush.
Cazzi di Sharon ho pensato, ma in realtà ero tranquillo perché conosco da tempo Nabil Shaath; molte altre volte è venuto ad Eumeswil ed è rimasto ospite nella mia locanda. Il suo problema è che beve molto ed è un gran mattakkione.
Lo scorso 26 agosto si è visto qui da me con una giornalista kommmmunista di quelle che più non si può e anche quella volta ha dato il meglio di sé: “Conosce la barzelletta che gli egiziani raccontano sugli Usa? No - ha risposto la giornalista - Noi arabi, come sa, abbiamo problemi con la pronuncia della "b" e la "p". Ebbene Mubarak torna da un viaggio in America ed ordina al primo ministro di mettere il suo nome su tutte le toilettes perché negli Usa in tutti i bagni sullo scarico c'è scritto P(B) ush”. Ahahahah, grande risata della liberatrice di Liberazione.
Nabil Shaat ha continuato lo show e, dopo aver dichiarato che il ritiro da Gaza non gli bastava, che si aspettava anche quello da Gerusalemme, che i rapimenti nella striscia di Gaza erano colpa d’Israele anche se li facevano i palestinesi, ha chiesto alla sua intervistatrice senza chador: “Ora le faccio io una domanda: Liberazione è uno dei giornali di Berlusconi? No, è un giornale di sinistra. Allora le stringo la mano più volentieri".
Solo qui ad Eumeswil, in questa città tra mare e deserto, uno come Nabil Shaat può essere preso sul serio...


corriere della sera,
liberazione

07 ottobre 2005

piccoli scimpanzè



I bambini di queste foto erano embrioni congelati. Destinati alla distruzione, alla sperimentazione in nome del progresso scientifico. Scartati perché, a differenza di altri, avevano delle anomalie….. magari chessó una drammatica allergia al polline. Invece 21 di quegli embrioni congelati sono stati adottati da 21 famiglie americane…. ed oggi eccoli qui, in queste foto.
Per qualche intellettuale radical-chic l’embrione è solo un “ricciolo di materia”. Per il prof. Veronesi l’embrione è un progetto di uomo così come lo è l’embrione di uno scimpanzè. Boh! Io non sono un intellettuale, né un luminare famoso, ma penso che queste foto parlino da sole. Che le questioni di coscienza andrebbero accompagnate alla verità.
In Italia ci sono circa 30.000 embrioni congelati. Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Umberto Veronesi, gli scienziati laici e progressisti, dicono che “Il buon senso suggerisce di destinarli alla ricerca”. Daniel Callahan, uno dei massimi esperti di bioetica al mondo, liberal ed ateo, ricorda senza mezzi termini che “non esiste una definizione di rispetto per la vita compatibile con l’uccisione degli embrioni”.
Anche questi bambini dovevano essere “destinati alla ricerca”.
Francamente provo orrore per una scienza che crea la vita in laboratorio e poi la distrugge.
Sono stanco di sentire discorsi inutili su diritti astratti e su false emancipazioni….. questi bambini erano embrioni congelati…..
Sarà che sono un po’ scimpanzè?

01 ottobre 2005

Il caso Buttiglione tra laicità e intolleranza laicista. Dibattito con "Bioetica"

Post scritto il 17/08/2005
la premessa è qui

Cantor, il mio capezzino preferito che non mi ha mai perdonato il fatto di averlo criticato in due diversi post, questo e questo (ma che al di là dell’ironia, invito a leggere perché è persona di intelligenza ed il suo blog è spunto per me di serie riflessioni) in un commento al post che Giuseppe Regalzi mi dedica, lo applaude per la bontà dell'approccio scientifico; Cantor purtroppo confonde la scienza con la storia (perché il caso Buttiglione è una ricostruzione storica ancorchè vicina alla cronaca) e non sa che nell’analisi storica (qui l’Anarca veste per un attimo i suoi vecchi panni di storico dell’antichità) i problemi sono essenzialmente due: l’accesso alle fonti e la loro interpretazione. La ricostruzione del “caso Buttiglione” fatta da Giuseppe Regalzi, in polemica con me, ha il merito di utilizzare e menzionare fonti assolutamente oggettive (la trascrizione delle relazioni delle due Commissioni che ascoltarono Buttiglione e rintracciabili nel sito dell'Acton Institute che anche io riporto per correttezza). Il problema di Giuseppe è ovviamente quello di dare a questi testi un’interpretazione assolutamente soggettiva… e quando occorre, di tralasciare parti troppo importanti per essere semplici dimenticanze.
Giuseppe, che come tutti i simpatici talebani scientisti, difetta un po’ di senso dell’ironia e quindi del paradosso, prende troppo sul serio l’immagine inquisitoria che l’Anarca ha usato nel suo commento di 10 righe. E’ evidente che nessuno ha chiesto a Buttiglione se fosse cattolico, se non altro perché, a differenza della stragrande maggioranza di anonimi burocrati che lo hanno giudicato, Buttiglione è un filosofo e un politico ampiamente conosciuto a livello internazionale anche come uno dei consiglieri personali di Giovanni Paolo II con cui almeno 2 volte al mese si vedeva dialogando in perfetto polacco (una della 7 lingue che Buttiglione parla correttamente).
Entrando nel merito del “caso Buttiglione” e delle audizioni che il nostro ex ministro fece nelle due Commissioni (quella Libertà civili e Giustizia e quella Affari giuridici), e che tanto scandalo procurarono, cito l'inizio del resoconto fatto da Giuseppe:
"Buitenweg, dei Verdi europei, chiede conto a Buttiglione (2-018) del suo tentativo, nel 2000, di eliminare dalla bozza della Carta Europea dei Diritti Fondamentali ogni riferimento alla condanna della discriminazione contro gli omosessuali, gli contesta alcune dichiarazioni, in cui definiva l’omosessualità «un peccato» e «un segno di disordine morale», e gli ricorda che tra le sue responsabilità come Commissario europeo ci sarebbe anche, guarda caso, la lotta alla discriminazione in base all’orientamento sessuale".
La risposta di Buttiglione, con la famosa distinzione kantiana tra legge e morale (che Giuseppe riporta con correttezza), non è solo "ineccepibile", come dice Giuseppe; di più, è una lezione di laicità.
Dice Buttiglione, dopo aver citato Kant: Si possono considerare immorali molte cose che non sono proibite. In politica non rinunciamo al diritto di avere convinzioni morali. Io posso pensare (I may think… cioè ho il diritto di pensare) che l’omosessualità sia un peccato ma questo non ha effetto in politica a meno che io non affermi che l’omosessualità sia un crimine (e infatti lui non lo ha mai affermato) (…).Riterrei una considerazione inadeguata del problema pretendere che tutti siano d’accordo sugli argomenti di tipo morale. Posiamo costruire una comunità di cittadini anche se abbiamo opinioni differenti su alcune questioni morali. Piuttosto l’argomento è la non-discriminazione”.
Poi l’affondo che più chiaro non potrebbe essere: “lo stato non ha alcun diritto di interferire in questi argomenti e nessuno può essere discriminato sulla base dell’orientamento sessuale o dell’orientamento di genere. Questo è stabilito nella Carta dei Diritti dell’Uomo. Questo è stabilito nella Costituzione ed io mi sono impegnato per difendere questa Costituzione”.
Una lezione di laicità e di democrazia che avrebbe dovuto raccogliere applausi ma, che forse, volava troppo in alto per la mediocrità della classe politica europea. Buttiglione divide, distingue, separa irrimediabilmente legge religiosa e diritto. Il diritto, che la politica organizza, deve proibire solo quegli atti che ledono il bene comune e che ovviamente non sempre corrispondono a ciò che vieta la legge religiosa. Buttiglione ha ribadito che l’omosessualità, che per un cattolico è un atto di disordine morale, non può essere vietata da nessuna legge positiva (come invece avviene nei regimi comunisti tanto cari a molti libertari europei o in quelli islamici). Limpido ragionamento che raccoglie oltre 100 anni di riflessioni, dentro quel complesso rapporto che il cristianesimo ha intrecciato con la modernità laica ed illuminista.
Ma l’impegno a difendere una Costituzione approvata secondo regole democratiche, non esime un politico dall’impegnarsi per cambiare ciò che di quella Costituzione non ritiene giusto o valido. Ed è esattamente ciò che ha fatto Buttiglione. Questo diventa però il casus belli, la corda dove Giuseppe e i sacerdoti della nuova religione secolare impiccano il condannato; e cioè il famoso emendamento presentato da Buttiglione nel 2000 nei lavori della Convenzione al Progetto di Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. In questo emendamento Buttiglione chiede che venga eliminato dall’art.22 (quello che elenca i casi di non-discriminazione) la specifica: “orientamento sessuale”.
Giuseppe prova a ironizzare che forse, a quei tempi, Buttiglione non avesse ancora letto Kant. Non gli viene in mente che è proprio perché ha letto Kant può permettersi di presentare un emendamento del genere. Perché il sigillo di una moderna democrazia sta nel patto che lega ogni cittadino al rispetto della volontà maggioritaria, alla difesa di ciò che la maggioranza decide ma senza abdicare alle proprie convinzioni. Un patto fondante senza il quale una democrazia, all’interno di una società complessa, non può esistere. La distinzione kantiana, a cui si appella Buttiglione, non nega valore alle convinzioni morali, ma traccia una strada che consente, in un mondo sempre più complesso, di conciliare etica e diritto. Un politico può avere le convinzioni morali che vuole, anzi; può cercare anche di affermarle con gli strumenti che la politica offre, ma deve sapere che davanti alla legge dovrà separare il diritto dalla morale a garanzia del bene di tutti, sia di coloro che hanno le sue stesse convinzioni sia di coloro che non le hanno. Dov’è lo scandalo? Ovviamente non c’è.
Al contrario la negazione di Kant e di uno straccio di laicità, sta in quella sottocultura zapatera e laicista che fece dire al premier spagnolo,
nella famosa intervista al Time Magazine: “I accept that when an overwhelming majority of citizens says something, they are right”. Legando pericolosamente un principio oggettivo di verità e di giustizia al dominio della maggioranza.
Caro Giuseppe, non mi stupisce Buttiglione, mi stupisce il vostro peloso stupore.
Quella di Buttiglione è stata una lezione di democrazia cui dovrebbero attingere quei politicanti italioti al governo oggi, che in questi mesi hanno svuotato di ruolo e di funzione la sovranità dei due rami del Parlamento, imponendo la fiducia su tutte le questioni d’interesse nazionale o provando a cambiare leggi votate dal Parlamento sovrano con mezzucci burocratici e piccoli imbrogli da bottegai, violentando il "bene comune".

Durante l’audizione, il deputato inglese Cashman, ritorna sull’argomento dell’emendamento (2-050) e gli domanda nuovamente perché, pur ritenendo che lo Stato non debba intervenire nelle questioni che riguardano l’orientamento sessuale, lui abbia presentato un emendamento che prevedeva di rimuovere l’orientamento sessuale tra i casi di non-discriminazione.
La risposta più semplice sarebbe stata: perché le due cose non c’entrano nulla, caro deputato. Lo Stato non deve intervenire in tantissime questioni che non sono specificate nell’art.22. Ma siccome Buttiglione quest’aria da professorino non se la toglie mai e la sua maledetta pietà cristiana gli impone la pazienza verso gli stolti, prova a spiegare a Cashman quello che Cashman non capirà mai. Dice Buttiglione: “Era un emendamento che diceva che quando definiamo il principio di non-discriminazione, questo principio non è applicato soltanto ad un insieme limitato di casi – quelli che sono enumerati – esso è un principio espansivo che dovrebbe essere applicato anche ai casi differenti. Non credo sia rafforzato con la menzione degli omosessuali in particolare”.
Giuseppe interpreta a suo modo le parole di Buttiglione e dice: “ora riusciamo a capire un po’ meglio cosa voleva dire Buttiglione: il principio di non discriminazione dovrebbe essere applicato non solo ai pochi soggetti enumerati ma diventare invece universale”.
In realtà Giuseppe non ha proprio capito. Buttiglione ha detto un’altra cosa. Ha detto che togliendo la specifica sull’orientamento sessuale, il principio generale non cambia… la definizione di “orientamento sessuale” non rafforza il principio di non-discriminazione di un individuo, quindi perché specificarlo? E’ ovvio perché quella specifica sarà la porta aperta per far entrare a livello europeo questioni che ora sono trattate a livello nazionale (come per esempio il matrimonio omosessuale) e che, secondo Buttiglione, lì devono rimanere per il principio di sussidiarietà che citerà in seguito. Perché è evidente l’imbroglio: confondere l’uguaglianza dei diritti di tutti, con i diritti (o presunti tali) di interesse particolare.
Attenzione perché questa sua affermazione, Buttiglione la ripete dopo rispondendo alla liberale olandese In’Velt. Strano che a Giuseppe sia sfuggita (sarà una manipolazione della fonte?). Dice Buttiglione: “i diritti degli omosessuali dovrebbero essere difesi sulla stessa base dei diritti di tutti gli altri cittadini europei. Se poi ci sono problemi specifici che riguardano gli omosessuali, sono pronto a considerare questi problemi specifici. Se, ad esempio, mi dite che c’è una concentrazione particolare di violenza contro gli omosessuali, allora sono pronto a prendere in considerazione la possibilità di una legislazione speciale per proteggerli da questa violenza e per dare loro le garanzie migliori al loro diritto all’uguaglianza. Ma non accetterei mai l’idea che gli omosessuali siano una categoria a parte e che la difesa dei loro diritti avvenga su basi diverse da quella degli altri cittadini europei”.
Gli omosessuali hanno gli stessi identici diritti di tutti gli altri cittadini europei. Più chiaro di così. Il problema è la rivendicazione di diritti particolari che sottintende quella specifica dell’art.22 su cui Buttiglione ha il sacrosanto diritto di opporsi. Altro che “interpretazione involuta”. E’, al contrario, il tentativo di arginare una forzatura ideologica che prevede di spostare questioni sociali ed etiche fondamentali, dai parlamenti nazionali a quello europeo.
Questa questione diventa chiarissima quando, il giorno dopo, la deputata verde Frassoni chiede a Buttiglione, se nell’ambito del principio di mutuo riconoscimento di cui lui ha parlato “è disposto a intraprendere un’iniziativa che riconosca la libertà di circolazione in questo modo esteso a famiglie anche definite in un modo non propriamente come le definirebbe lei oggi”.
E Buttiglione risponde: “Se la domanda è, se può aspettarsi una direttiva europea che riconosca il matrimonio tra omosessuali la risposta è ovviamente no! Perché l’Unione non definisce il matrimonio. Voi troverete definizioni di altri istituti giuridici all’interno dei documenti della Commissione, ma sembrerà strano, per il matrimonio, non esiste una definizione armonizzata” . La posizione di Buttiglione rispetta perfettamente il principio di sussidiarietà e sconfessa i tentativi di scavalcare le legislazioni nazionali su argomenti che devono coinvolgere i cittadini dei singoli paesi e non imposti nella grigie sale di Bruxelles come vorrebbero i burocrati alla Frassoni.
Andiamo avanti.
Giuseppe continua nel sua personalissima interpretazione e scrive: “Buttiglione si affretta poi ad aggiungere che sì, se fosse dipeso da lui la Costituzione sarebbe stata ben diversa, ma che comunque questa c’è, e a questa si atterrà (e tanti saluti a Immanuel Kant, verrebbe voglia di commentare)”.
In realtà Buttiglione dice una cosa più sottile (altro caso di manipolazione della fonte). Dice, rivolgendosi al laburista Cashman: “Non ho dubbi che se lei avesse scritto la Costituzione da solo, lei avrebbe scritto una differente Costituzione o una differente Carta dei Diritti Umani e se io avessi scritto la Carta dei Diritti Umani e la Costituzione da solo avrei scritto una differente Carta e una differente Costituzione. Ma questa è la Costituzione che abbiamo scritto insieme. Questa è la Costituzione che lega tutti noi”. Altra lezione di laicità; la consapevolezza che ogni dettato costituzionale non è un testo sacro inviolabile ma frutto di una mediazione necessaria tra diversità. Urge reperire testi di Kant per Giuseppe e il sig. Cashman!

E arriviamo alla seduta di Commissione del giorno dopo, con la famosa domanda della deputata socialista McCarthy su quale sarebbe stato l’atteggiamento di Buttiglione se in sede europea fossero state presentate leggi contrarie ai suoi convincimenti morali. Così risponde Buttiglione: “ Se fosse una proposta contraria alle mie convinzioni morali io mi opporrei ed entrerei in dialogo come è normale in una democrazia”. Ovviamente Buttiglione parla di una democrazia laica, non talebana.
Ma qui Giuseppe raggiunge l’apogeo della manipolazione e scrive: “Buttiglione si deve rendere conto che l’ha fatta grossa; chissà, forse si levano dei vivaci bisbigli in aula (la trascrizione tace a questo riguardo)”. Straordinario, un passo degno de l’Unità anni ’50 nelle vignette di Guareschi. Giuseppe è talmente dentro la propria personalissima interpretazione del testo, da avere le allucinazioni e immagina il disgusto e l’indignazione dei poveri deputati europei di fronte a tale protervia. Ecco che il metodo scientifico (???), tanto apprezzato da Cantor, va a farsi friggere.
Noi invece, plachiamo il brusio scandalizzato della sala che fischia solo nelle orecchie di Giuseppe, e andiamo avanti più realisticamente con Buttiglione il quale dà più che altro l’idea di accorgersi di avere davanti dei mentecatti e dice: “non sono sicuro che sia stata capita chiaramente la distinzione tra moralità e legge”. E ha ragione. Non l’hanno proprio capita ma per il semplice motivo che non sono lì per capire.
E allora parte con un’altra lezione di diritto e laicità stra-or-di-na-ria che lasciamo nella versione inglese di Buttiglione: “I believe in freedom and liberty (distinzione che forse in pochi tra quei parlamentari hanno capito), and liberty implies that you cannot impose on others what you consider to be morally right because truth must be the form of the life of the individual person and, if it is imposed, it cannot be the form of his or her life. That is why we must accept that each human being has a right to give form to his own life according to his personal convictions. In many areas these will not have a direct social impact. You have a duty to respect the privacy of the other and you can try to change his opinion through dialogue, but you cannot force him through law, so I hold firmly to my moral convictions”.

Ma è l’intervento finale della Frassoni a chiarire il tutto. Dice la deputata italiana: “nella sua risposta all'onorevole McCarthy è rientrata questa sorta di contraddizione che Lei cercava di sostenere per cui quando uno ha delle convinzioni morali, queste non hanno un impatto sulla politica. E' evidente che ce l'hanno, come Lei stesso ha detto, perché nel momento in cui ci sarà una proposta che si opporrà ai suoi principi morali, Lei la combatterà come Lei ci ha detto. Quindi questa discussione un pochino retorica che c'è stata, anche per tutto ieri pomeriggio, è in qualche modo rivelata qui oggi, nella sua risposta alla domanda della signora Mac Carthy”.
Un intervento che esprime un giudizio strumentale e non richiesto, che Giuseppe usa per chiudere la "questione Buttiglione". Peccato che il buon Giuseppe si dimentichi di aggiungere la replica di Buttiglione (altro caso di uso distorto della fonte?). Una replica straordinaria per ironia e capacità evocativa insieme:
“Mi spiace deluderLa, ma io sono una persona non molto intelligente e che ha poche idee nella vita. Per questo mi ci affeziono e cambio difficilmente d'idea. Quello che ho detto io non è affatto in contraddizione con quello che ho detto ieri. Ieri la domanda era: i suoi principi morali Le impediscono di accettare il principio di non discriminazione applicato agli omosessuali? La risposta era: no; i miei principi morali me lo permettono. Mi auguro che Lei, il giorno in cui qualcuno attentasse alla libertà dell'Unione europea, desideri avere un Commissario che in nome dei suoi principi morali si opponga, e questo è ciò che ha sempre alimentato la lotta per la libertà. La lotta per la libertà non è mai stato un fatto soltanto politico, è stata prima di tutto un fatto morale e i suoi colleghi polacchi potrebbero confermarlo con un'esperienza recente”.
Se avessimo le allucinazioni di Giuseppe diremmo che l’aula è scoppiata in un applauso fragoroso ed in vere e proprie ovazioni. Ma sappiamo che non è così…l’applauso e l’ovazione sono solamente le nostre.
In realtà, la Frassoni svela il vero volto di questa deriva laicista: e cioè l’idea che chi ha convinzioni morali (dove per morali s’intende religiose) non è conciliabile con un impegno politico e pubblico.
Uno stato laico non chiede la rimozione dei propri convincimenti religiosi; esige che non vengano imposti agli altri ma non che non si debbano rivendicare in politica. Il principio laico mi dice che io posso provare ad affermare le mie istanze morali con gli strumenti della democrazia… ma, allo stesso tempo, io sono obbligato a rispettare le leggi e a farle rispettare; qui si gioca il mio ruolo pubblico.
La Frassoni svela l’ideologia laicista che vuole invece che la religione si riduca ad un fatto privato. Se sei cattolico o ebreo praticante o mussulmano, non rompere i coglioni, vivi la tua fede nelle 4 mura della tua stanza, nella parrocchietta, in sinagoga, sotto il minareto (e qui sarà da ridere) ma non affacciarti nella res pubblica.

Questa concezione, che incorpora profonda intolleranza e disprezzo, è talmente radicato nei luoghi comuni dei talebani laicisti, che ormai neanche ci fanno più caso all'enormità che scrivono. Nello steso post di Bioetica, che ha dato il via a questa discussione, si legge: "lo Stato è laico e non confessionale, e dunque è inopportuno chi inquina la politica con le proprie credenze (religiose o calcistiche non fa differenza), non chi riafferma la laicità delle istituzioni". L'idea cioè che le convinzioni religiose siano un inquinamento alla purezza della laicità dello Stato, non un arricchimento; una sorta di "nevrotico ecologismo secolare" che approda ad un umanesimo ateo dove, l'elemento religioso, viene rimosso per decreto... non riuscendo ovviamente a rimuoverlo in altro modo. Un ritorno al volterriano "écrasez l'infame!"... dove ovviamente l'infame è il credente.
Buttiglione rivendica, al contrario un ruolo diverso, lo stesso che rivendica Ratzinger in questa straordinaria intervista del 2004 a Repubblica, dove l’allora cardinale dà una lezione di laicità impareggiabile: Card. cos'è per lei la laicità? "La laicità giusta è la libertà di religione. Lo Stato non impone una religione, ma dà libero spazio alle religioni con una responsabilità verso la società civile, e quindi permette a queste religioni di essere fattori nella costruzione della vita sociale”.E’ questo che i talebani del laicismo non possono tollerare. One World reclama una sola ideologia: quella della nuova religione secolare. La democrazia si svuota della sua funzione di confronto e mediazione.

Buttiglione alla fine è stato fatto fuori per questo e per altri 100 motivi. Per i giochi politici di quella palude che è Bruxelles; perché bisognava colpire il governo Berlusconi attraverso un suo ministro; perché in fondo era già tutto scritto. Nei giorni stessi in cui si dibattevano le Commissioni, il presidente dell’Europarlamento, lo spagnolo Josep Borrell, sodale di Zapatero, rilasciava interviste in cui invitava Buttiglione
“ad andare a coltivare barbabietole”; dove il problema non è la volgarità di un grigio passacarte spagnolo nei confronti di un personaggio di qualche spanna superiore; ma il fatto che in pratica, in piena fase di dibattimento, uno dei giudici, in teoria super partes, aveva già scritto la sentenza. Grande esempio di rispetto della democrazia.
Oppure le pressioni indebite delle organizzazioni gay che addirittura sono arrivate a presentare dossier come questo, degno della Stasi e delle peggiori polizie politiche. Una cosa da vergognarsi e di cui invece Grillini si vanta con gaiezza in questa intervista, con la solita volgarità intellettuale che lo contraddistingue.
E alla fine un filosofo, che parla correttamente 7 lingue (chi ha la pazienza di leggere le trascrizioni degli atti troverà delizioso ed unico il fatto che Buttiglione rispondesse alle domande dei suoi colleghi nell’idioma con cui gli venivano poste: in inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, polacco), non è culturalmente adeguato a ricoprire incarichi, anzi dovrebbe andare a coltivare barbabietole. Come scrive
il Foglio in un articolo del 9 ottobre 2004:
“Lui che da europarlamentare è stato tra i proponenti della Carta europea dei diritti fondamentali, adesso è sospettato di non rispettarli. Lui che ha istituito l’osservatorio per la convenzione europea, che come una banca dati ha seguito l’iter della convenzione fino all’approvazione, potrebbe essere un cattivo europeo, e omofobo”.
Niente male per questa Europa ormai al capolinea.

LEGGE 40
Dovrei rispondere a Giuseppe anche sulla legge 40 ma sono francamente esausto e mi riprometto di tornare a dialogare con lui al più presto. D’altronde il Ministro Livia Turco ha fatto una bella capovolta è ha dichiarato, contrariamente a quanto anticipato, che non ci sarà alcuna revisione delle linee guida della Legge 40. Quindi a questo ci atteniamo, salvo colpi di mano che non ci sorprenderebbero visto lo scarso senso di rispetto del Parlamento che questo governo ha già dimostrato di avere.
Sulla legge 40 però una cosa la voglio dire. Giuseppe scrive che: "la legge 40 non è stata confermata dal fallimento del referendum: l’astensione ha segnalato semplicemente che gran parte degli elettori non ha voluto prendere posizione sulla materia, assieme a un numero non quantificabile di furbacchioni poco avvezzi a cedere alla volontà delle maggioranze democratiche".
Ora, nel referendum sulla legge 40 gli elettori non venivano chiamati alle urne per complicate disquisizioni etico-religiose ma per confermare o meno una legge già votata dal Parlamento. La maggiorparte degli elettori sapeva bene che astenendosi avrebbe confermato la legge in questione. La maggiorparte delle persone ha preferito non andare a votare (cioè astenersi). Disquisire sull’interpretazione della volontà è furoviante.
Mettiamola così: la maggiorparte degli elettori non ha voluto prendere posizione sulla materia. ok, è vero, cioè… ha preferito affidarsi alla scelta già fatta dal Parlamento. L’unica cosa certa è che chi sperava di convincere gli italiani a votare contro una legge è stato bocciato. Ho sempre mantenuto una certa diffidenza per i grandi interpreti dell’opinione pubblica (soprattutto quando perdono le loro battaglie). Sono finezze retoriche che lascio volentieri ai manipolatori della bassa politica italiana.
Ciò che è vero è che il referendum è fallito.
Ora se un novo parlamento troverà la maggioranza per modificare la Legge 40 o abrogarla… rientra nelle regole della democrazia. Ma fino a quel momento sindacare su ciò che volevano veramente gli italiani dopo una sconfitta così sonante, è un’operazione francamente un pò imbroglioncella.
Per il resto, i “furbacchioni” di cui parla Giuseppe, devono essere andati a scuola di molti di quelli che hanno indetto il referendum e che in passato hanno utilizzato più volte la “cultura dell’astensionismo” (come l’amava definire Pannella) come forma legittima di lotta democratica… attribuendosene spesso il merito; salvo poi dimenticandoselo quando, quello stesso strumento, è stato usato contro di loro. Il termine “furbacchioni” risulta poi improprio, considerando che un furbacchione non esce allo scoperto facendo decine, decine e decine di “comitati per l’astensione” in giro per l'Italia. Forse sono più furbacchioni quelli che su quel referendum oggi stanno facendo il gioco delle 3 carte.
Per quello che mi riguarda, e l’ho scritto, non ho dubbi che la sig.ra Cossutta si atterrà al suo ruolo istituzionale, e le polemiche politiche rientrano in un gioco delle parti che anche altri hanno fatto in passato.

ETHOS E SCIENZA
Nel breve commento di 10 righe che ha scatenato la risposta di Giuseppe, avevo posto il problema del rapporto tra ethos e scienza; avevo scritto: "la scienza che si fa ethos non è un problema di poco conto e francamente né noi biechi oscurantisti, né voi illuminati progressisti... sappiamo dove può portare".
Era una mano tesa alla nostra diversità di opinioni che sottolineava come il problema dell’evoluzione delle tecnica moderna e del rapporto tra etica e scienza ci coinvolge tutti. Giuseppe mi ha rispoto citando una frase di Francesco Bacone dalla Nuova Atlantide e dando del pavido a quelli che, come me, pongono il problema della deriva della tecnica moderna.
Ora, premesso che affrontare l’attuale dibattito sulla società tecnico-scientifica e postindustriale, citando un pensatore del ‘500 (quando l’atomo non era scisso e i bambini non si facevano in provetta) è come parlare di comunicazione, convergenza tecnologica, internet e nuove piattaforme digitali, facendo riferimento a Guglielmo Marconi e al suo telegrafo senza fili (che cmq sarebbe più attinente dell'Atlantide di Bacone). Il problema del rapporto tra ethos e scienza non è cosa da poco perché (anche se Giuseppe e i suoi amici talebani non se ne sono accorti) attraversa le riflessioni della filosofia, del diritto, della scienza da oltre un secolo. Se "Giuseppe e i suoi fratelli" riuscissero a togliersi il burqa intellettuale che indossano e provassero ad aggiornare un po’ le loro letture potrebbe succedere loro di incappare in un signore di nome Hans Jonas, ebreo, non credente, laico, una delle più straordinarie intelligenze dei nostri tempi, che nel 1979 scrisse un libro dal titolo “Il Principio della responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica”, in cui sottolineva il fallimento dell’ideale baconiano del dominio della scienza sulla natura ed il rischio di una sua trasformazione in catastrofe. Jonas muore nel 1993, quindi si affaccia appena sul paesaggio della nuova scienza e della bioetica (le cui riflessioni lo portano ad esserne comunque uno dei padri fondatori). Sarebbe preferibile leggere anche lui oltre a Bacone.
Forse chi si pone questi problemi sarà un po’ pavido ma perlomeno non è puerile.