le città perdute

Dov’è finita quella straordinaria puzza di Le Corbusier che faceva tanto moderno? Ho nostalgia per le scatole grigie che addolcivano le metropoli italiane… i loculi della mia infanzia: Corviale a Roma, lo ZEN a Palermo, il Gallaratese a Milano, il Biscione a Genova (che non si pensi lo abbia costruito quello speculatore condonista ammazzapaesaggi del Berluska; lui al massimo ha costruito Milano 2…una vera città-giardino con tutto quel verde, quei giardini quelle abitazioni a misura d’uomo…bleah che schifo!), o le famose Lavatrici a ripulire le colline liguri. Insomma rimpiango quegli alveari progressisti, straordinari esempi di architettura moderna e sociale, lucida espressione di una cultura che veniva dal popolo ed era per il popolo. Il prodotto più limpido delle amministrazioni rosse e bianche, degli architetti solo rossi e dei palazzinari di tutti i colori; di quel comunismo dal volto umano che non mandava la povera gente a morire nei gulag ma a vivere dentro Corviale… che è quasi uguale.
Renato Nicolini, ex assessore capitolino (famoso per aver inventato l’Estate Romana) glie l’ha cantata chiara a questi reazionari. Pochi giorni fa dai microfoni di Radio Rai ha detto: “Corviale è una bellissima architettura, è la gente che ci abita che la rovina”. Per questo, quando qualche anno fa, i giovani architetti di Agenzia per la Citta’ (un’associazione oscurantista che da anni combatte contro il degrado delle città italiane) proposero di abbatterlo per ricostruire al suo posto un quartiere tradizionale con più case-giardino e meno celle frigorifere, lui si oppose con tutte le sue forze: Corviale non si tocca…se dobbiamo abbattere qualcosa abbattiamo i suoi abitanti.
Parole sante, degne di un celentano di prima categoria.
Qualche fetido reazionario ha chiamato tutto ciò architettura socialista, moduli collettivisti…nnnnno niente di tutto questo. Ca-po-la-vo-ri, dell’ingegno umano ecco cosa sono, risultato di anni di riflessione ideologica, di autoanalisi di massa, di dibattiti in sezione, di ferrea dottrina egualitaria.
Qualche anno fa a Roma la giunta Rutelli, illuminata da strateghi in pensione, stava per buttare qualcosa come 10 milioni di mc di cemento a Tor Marancia, nell’area dell’Appia Antica. Se non ci fossero stati quegli ignoranti di cittadini incazzati, capeggiati da un capopolo di nome Fabio Rampelli, oggi nel parco archeologico più grande d’Europa, ultimo lembo di putrida campagna romana, sorgerebbe una città grande come Sondrio. E invece niente: al posto di splendide montagne di cemento ci tocca vedere ancora la Tomba di Cecilia Metella.
E’ superfluo dire che noi uomini e donne impegnate per una società più libbbera e civile stavamo dalla stessa parte degli ecologisti di governo, dei palazzinari, dei giornalisti, dei satrapi da salotto. Mentre dall’altra parte, la plebe ignorante e passatista difendeva un angolo di verde ed un pezzo di memoria storica.
E’ superfluo dire che di tutto questo, Celentano non sa un cazzo.
P.S.: il comunismo si sa è dalla parte dei poveri; il fascismo si sa era dalla parte dei ricchi e della borghesia. Il problema è che i poveri non sono mai stati tanto male come sotto il comunismo… ironia della storia si dirà. Forse. A Roma il fascismo ha odiato talmente i poveri che quando si è trattato di costruire un quartiere per loro, ha costruito la Garbatella vecchia, una delle zone più belle di Roma, più suggestive, ancora oggi studiata in tutta Europa per la sua qualità urbanistica.
Il PCI, al contrario, ha amato i poveri così tanto che prima li ha trasformati in proletari e poi ha costruito per loro Corviale e Laurentino 38, quartieri che oggi quei poveri stessi vorrebbero buttare giù… ma purtroppo sono stati condonati... e non da Berlusconi