26 luglio 2006

embrioni: un malinteso senso del progresso


Staminali: il macabro prodotto di un malinteso senso del progresso

di MARCO BELLIZI
Certe cose non cambiano. Stessi concetti, stesse frasi. Stessi atteggiamenti esteriori, persino. Cosicché, almeno in Italia, quando si tratta della vita (di sopprimere la vita) alcuni si presentano puntuali con il loro macabro appuntamento. Non cambia neanche il repertorio fraseologico: ai tempi del divorzio si parlò di entrare nello "spazio del progresso"; quando si cominciò a parlare di aborto si preferì una piccola variazione sul tema, sbandierando un oscuro "progresso della civiltà" (come se la civiltà potesse progredire uccidendo un essere vivente al quale non è riconosciuto alcun diritto). Così oggi, questi "nipotini del progresso" si ripresentano all'opinione pubblica, penetrano indebitamente negli spazi più sacri della coscienza di milioni di persone pretendendo di guidare con il solito elitario materialismo le sorti (nient'affatto magnifiche e progressive) dell'umanità. Lo slogan non si discosta molto dai precedenti: questa volta si tratta di "entrare nello spazio della ricerca". L'Italia cioè, per diventare finalmente un "Paese moderno", deve fare ricerca sugli embrioni. A loro, al loro sacrificio, è affidato il compito di fare della Penisola una terra di fecondo sviluppo. Per questo il Governo italiano ha deciso di schierarsi con la maggioranza all'interno del Consiglio dei ministri europei votando a favore delle sperimentazioni sulle cellule staminali embrionali. Il ministro per la Ricerca scientifica Fabio Mussi ha reso noti i termini dell'accordo: "sì" dunque al finanziamento europeo per le ricerche sulle "linee di cellule staminali embrionali già esistenti"; "no" alla "distruzione di embrioni al fine di produrre cellule staminali" ed un rinvio del dibattito circa la definizione di un termine per l'impiantabilità degli embrioni, oltre il quale convenire che gli embrioni crioconservati sono utilizzabili ai fini della ricerca. È su quest'ultimo punto in particolare che si sono concentrate le polemiche di chi, nel mondo politico, contesta questo accordo. "L'accordo raggiunto a Bruxelles è ipocrita e francamente inaccettabile - scrivono in una dichiarazione comune, ad esempio, Rocco Buttiglione, Laura Bianconi e Maria Burani Procaccini. Esso afferma che l'Unione europea non finanzierà direttamente la distruzione di embrioni. L'Unione però finanzierà ricerche su linee staminali embrionali derivate dalla distruzione di embrioni". I tre senatori della Cdl paventano uno scenario nel quale, in virtù dell'accordo, un laboratorio privato potrebbe distruggere gli embrioni per ottenere linee cellulari da vendere ai ricercatori che fruiscono dei finanziamenti europei. Un macabro mercimonio. "Questa mostruosità nasce dalla deformazione di una onesta proposta di compromesso, avanzata precedentemente dalla Germania e sulla quale probabilmente sarebbe stato possibile raggiungere un accordo se non ci fosse stata la defezione dell'Italia dalla minoranza di blocco", scrivono i tre senatori. "La proposta (cosiddetta emendamento Niebler) diceva che era possibile finanziare ricerche che facessero uso di linee staminali embrionali prodotte prima di una certa data (per esempio 31 dicembre 2003). In questo modo si sarebbe fatta ricerca su linee staminali derivate da embrioni già distrutti ma non ci si sarebbe resi colpevoli della distruzione di nessun embrione attualmente in vita".

L'Osservatore Romano 26 Luglio 2006

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21 Comments:

Blogger Otimaster said...

Recentemente Bush è nuovamente riuscito a bloccare una legge del genere, per festeggiare l'avvenimento si è presentato con quindici bambini nati grazie all'utilizzo di embrioni crioconservati che altrimenti sarebbero stati destinati alla ricerca, evidentemente il progetto di vita contenuto in loro non era così campato in aria.
Un abbraccio.

luglio 26, 2006  
Anonymous barry goldwater said...

Però, quando la mozione sulle staminali passa al Senato grazie ai voti di 2 senatori "liberali" della CDL, mi viene il disgusto.
Sulla vita non si scherza, io direi che non si vota. Difendere la natura è un obbligo per chi sta a destra.
Bene Bush, Oti: i nostri lo imitino!

luglio 26, 2006  
Blogger gollum said...

Caro Martin, questa volta direi che il tuo post non dovrebbe restare confinato nella blogosfera ma riempire la colonna dell'editoriale di un quotidiano nazionale. L'argomento è complesso, ma questa complessità rende possibili colpi di testa estivi e fai bene ad alzare la voce. Parafrasando "acquadoro", difendere la vita dovrebbe essere un obbligo per tutti, nessuno escluso...
G&S

luglio 26, 2006  
Blogger Martin Venator said...

Gollum leggi bene.... questa volta non e' un mio post ma proprio la colonna dell'editoriale di un quotidiano nazionale :-)

luglio 26, 2006  
Blogger gollum said...

immagino che dare la colpa a Smeagol non serva...

luglio 26, 2006  
Anonymous Anonimo said...

I soliti cattolici adulti, non altro che meschini traditori della loro fede. La scelta cattolica è una scelta forte che ci mette in conflitto spesso nel quotidiano fra ciò che è giusto e ciò che è comodo e vedo che veri uomini ce ne sono pochi ma quaracquacqua un bel numero. E' come in Cina dove ci sono fedele vili e fedeli coraggiosi sino all'estremo sacrificio.
Ermanno di Salza

luglio 27, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Caro Martin,
mi imbatto casualmente nel tuo blog mentre faccio una ricerca, e mi piace, anche se non faccio parte della vostra tifoseria. Ho letto con interesse sui cattolici, su An e le rotte dei naviganti, su Israele, e ti domando come ti poni davanti a evidenze, come quelle della guerra libanese, che limitano, e rendono forse imbarazzante, la strenua difesa di Israele che ho percepito? Davvero per due soldati sequestrati bisogna ammazzare più di cinquanta civili, e molti bambini, liquidando il fatto come "incidente"? davvero non riesci a vedere gli oltraggi e le prepotenze israeliane? il diritto a esistere ce l'hanno tutti. cattolici, ebrei, musulmani. non sono antisionista ma israele esagera spesso. se a te prendessero la TUA terra perché ,lo dice una Bibbia che non conosci e che non ti appartiene, vorrei vedere cosa faresti...scusa l'intrusione. ma la situazione mi deprime, e dare la colpa solo a hezbollah è troppo facile.
Lady Oscar

luglio 31, 2006  
Anonymous Anonimo said...

X Lady Oscar
Ma allora cos'è e di chi è la Palestina?
Come entità autonoma la Palestina (Peleshet) non è mai esistita, né sono mai esistite una lingua e una cultura palestinesi. I palestinesi, come i giordani, i siriani, i libanesi e gli iracheni (tutte entità nazionali inventate dopo la prima guerra mondiale) sono arabi, proprio come i giordani, i siriani e così via, e tali unicamente si considerano. Per quasi 1900 anni l'area designata con il nome greco-romano di Palestina (per far dimenticare il nome stesso di Giudea) non è stata una nazione e non ha avuto frontiere, ma solo confini amministrativi. Gli Arabi conquistano la Palestina soltanto nel 637 e vi regnano fino al 750, per 11 3 anni in totale. Poi vi si alternano Persiani, Turchi, Circassi, Bizantini, Curdi, e nel 1099 i Cro-ciati cristiani, sconfitti nel 1187 da un condottiero curdo, il Saladino. Nel 1244 sono delle tribù alleate di Gengis Khan a occupare e a mettere a sacco la Palestina. Poco dopo arriveranno i Mongoli, cacciati nel 1516 dai Turchi che costituiranno l'Impero Ottomano, dalla Turchia ai paesi del Magreb, vale a dire lungo tutta la costa meridionale del Mediterraneo. I Turchi vi resteranno fino alla fine della prima guerra mondiale, nel 1918. La decadenza e il degrado della Palestina la fa apparire una " landa desertica e paludosa (..) quasi disabitata" agli occhi di Edmondo De Amicis nella seconda metà dell'8OO, mentre nel 1867 Mark Twain scriveva che la Palestina era (una silenziosa e funerea estensione, una desolazione (.J Non abbiamo mai visto un essere umano sulla strada (...). Perfino gli ulivi e i cactus, quegli amici sicuri di un terreno incolto, hanno per lo più abbandonato il paese (..). La Palestina siede su sacchi di cenere, desolata e brutta...". Gli unici insediamenti permanenti in Palestina - segnatamente a Gerusalemme e a Safed, sede ininterrotta quest'ultima di università religiose - sono stati quelli ebraici, a partire dalla fine del regno ebraico nel 70.


1) Quasi duemila anni fa esisteva uno Stato ebraico in Palestina, ma poi ci hanno vissuto gli arabi, cioè i palestinesi. Dopo tanto tempo non hanno acquisito il diritto alla loro patria?
Gli arabi non hanno abitato a lungo in modo stabile la Palestina. Continuativamente, solo poco più di un secolo. Per quattro secoli, dal 1516 al 1918, la Palestina è stata una negletta provin-cia turca quasi disabitata, consegnata dall'incuria dei governi di Istanbul alla sabbia del deserto e alle paludi. La Palestina (meglio conosciuta in quei secoli come "provincia di Damasco" e comprendente l'attuale Israele, Cisgiordania, Giordania, Libano e parte della Siria) incomincia a essere "restaurata" solo a partire dalla seconda metà dell'800, quando i primi pionieri ebrei, giunti dall'Impero zarista, creano qualche occasione di lavoro, capace di attirare lavoratori di altre province turche, come la Siria, l'Iraq, l'attuale Giordania (creata artificialmente, a tavolino, solo nel 1921), lo stesso Egitto. Maggiori occasioni lavorative si sviluppano tra la prima e la seconda guerra mondiale, sia per l'occupazione britannica che per le fatiche dei contadini ebrei, con i loro aranceti e le terre acquistate a caro prezzo dagli sceicchi arabi e strappate alla sabbia, e al conseguente indotto. Che oggi i palestinesi, cioè i pronipoti dei tanti lavoratori arabi giunti in Pale-stina un secolo fa, esistano e abbiano acquisito una coscienza nazionale, prima del tutto inesistente, è vero. Che abbiano diritto a un loro territorio e a un loro Stato autonomo oltre alla Giordania, dove più dei due terzi degli abitanti sono palestinesi, è ormai altrettanto accettato. Ma non è falsando la Storia che questi diritti diventano più sicuri.
Ermanno di Salza

luglio 31, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Per Lady Oscar

19 luglio 2006

Di fronte alla difesa del terrore, è un grave errore giustificare Hamas e Ahmadinejad sostenendo che sono stati eletti dai loro popoli

I diritti di Israele: una prova per l’Occidente
L’Ue non può legittimare le forze islamiche che promuovono una guerra per cancellarlo

Al di là delle differenti opinioni sulla nuova crisi in Medio Oriente, emerge che per gran parte del mondo il diritto di Israele all’esistenza è una variabile dipendente, non un principio inviolabile delle relazioni internazionali. Anche il nostro Occidente legittima pienamente non soltanto degli Stati che non hanno relazioni diplomatiche con Israele, ma si dicono pronti ad averle qualora sorgesse uno Stato palestinese, ma legittima anche quegli Stati e gruppi che hanno scatenato una guerra del terrore e predicano l’annientamento di Israele. È una riflessione che s’impone quando da parte dei governi, dei parlamenti nazionali e dell’Unione Europea si deplora l’uso «eccessivo» della forza o la reazione «sproporzionata » di Israele, limitandosi a mettere a confronto un certo numero di israeliani uccisi contro un numero maggiore di vittime palestinesi e libanesi, l’impiego di aerei e lanciamissili contro kamikaze e razzi. Senza contestualizzare gli eventi bellici, citando en passant la volontà di distruggere Israele quasi si trattasse di uno dei tanti elementi della crisi. Finendo per mettere sullo stesso piano l’attentato terroristico sferrato da chi disconosce il diritto di Israele all’esistenza e la rappresaglia militare di chi difende il proprio diritto alla vita. E nella condanna indistinta della violenza e nell’appello generico alla pace, si finisce di fatto per legittimare il terrorismo. Occultandone la natura aggressiva, giustificandolo come «reazione» ai bombardamenti, nobilitandolo come «resistenza » all’occupazione. In questo clima saturo di disinformazione la realtà viene mistificata, i pregiudizi religiosi e ideologici nei confronti di Israele riesplodono con modalità e graduazioni diverse. Ebbene, una corretta informazione fa emergere come l’inizio della crisi sia stato l’attentato terroristico compiuto il 25 giugno scorso da un commando di Hamas, partito da Gaza non più occupata, che ha ucciso due soldati israeliani e rapito un terzo. Un’iniziativa che ha voluto sabotare la speranza della ripresa del negoziato, riaffiorata dopo il vertice tra il presidente palestinese Abu Mazen e il premier israeliano Olmert a Petra il 22 giugno, sotto gli auspici del re giordano Abdallah II. Un copione già visto quando nell’ottobre del 1993 Hamas scatenò per la prima volta i suoi kamikaze sugli autobus a Gerusalemme e Tel Aviv per sabotare il nascente processo di pace siglato il 13 settembre 1993 a Camp David tra Arafat e Rabin. Successivamente alla rappresaglia militare israeliana a Gaza, è scattata la seconda fase della crisi. L’8 luglio i terroristi dell’Hezbollah sono penetrati in territorio israeliano, partendo dal Libano meridionale che non è più occupato dal 2000, uccidendo otto soldati e sequestrandone due. In questo caso si è trattato di un terrorismo su procura per scatenare un conflitto in Libano al fine di alleggerire la pressione della comunità internazionale nei confronti dell’Iran sulla questione del nucleare. Un copione simile a quello di Saddam, quando il 3 giugno 1982 commissionò a Abu Nidal l’uccisione dell’ambasciatore israeliano a Londra, Shlomo Argov, determinando la decisione israeliana di invadere il Libano il 6 giugno, al fine di distogliere l’attenzione dal massacro, con i gas chimici, di migliaia di soldati iraniani a un passo dalla presa di Bassora. La legittimazione di Hamas, Hezbollah, Assad e Ahmadinejad viene accreditata sulla base del fatto che sono stati liberamente eletti dai rispettivi popoli. Ebbene, oggi è l’Occidente per primo, dal momento che è impegnato nella diffusione della democrazia nel mondo, a dover rispondere a un quesito fondamentale: può essere considerato democratico chi nega il diritto all’esistenza di Israele e pratica il terrorismo per distruggerlo? Ed è l’Occidente per primo, a circa 60 anni dall’Olocausto degli ebrei frutto del regime nazista andato anch’esso al potere democraticamente, a doversi pronunciare in modo inequivocabile sulla legittimità delle forze islamiche «democratiche» che stanno promuovendo una guerra volta a cancellare la patria degli ebrei dalla carta geografica. Ecco perché dovrebbe essere proprio l’Occidente a prendere l’iniziativa di accreditare sul piano del diritto internazionale che il diritto di Israele all’esistenza è un principio inalienabile e un valore incontrovertibile che sostanzia la democrazia. Che, pertanto, predicare e operare per la distruzione di Israele è un crimine contro l’umanità e una negazione della democrazia, che non può prescindere dal riconoscimento del diritto alla vita e alla libertà di tutti.
Magdi Allam
Ermanno di Salza
Cara Lady Oscar ti rimando a tutti gli articolo di Magdi Allam sul corriere della sera

luglio 31, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Carissimi, vi ringrazio per le risposte accorate. Comunque posso permettermi di dire che Magdi Allam non è l'unico superesperto di questioni ebraico-palestinesi? Che è molto..."occidentalizzato", e "corrierizzato"? e che a fare di qualcuno un "esperto" oggi basta poco, troppo poco? avete sentito altri esperti oltre alle voci che solitamente ascoltate? Il problema vero sta nell'accettare entrambe le ragioni. quelle ebraiche e quelle palestinesi. ma non vedere ANCHE i diritti degli ultimi vuol dire avere il prosciutto davanti agli occhi. perché presumiamo sempre che il sistema occidentale, consumistico e capitalista sia il migliore dei sistemi possibili? siamo sicuri di essere davvero la civilità del ben-essere? e lo ripeto: ben-essere.
Le ragioni di questi due stati dilaniati stanno oltre chi si schiera di qua o di là. ma il diritto all'esistenza non significa calpestare i diritti di un altro. mai. la destra colta, intelligente, come quella di ermanno, dovrebbe saperlo. citare dati storici non basta, perché anche la storia è un'intepretazione filtrata dal credo di chi la osserva. o no?
Lady Oscar

agosto 01, 2006  
Blogger Martin Venator said...

Ciao Lady... ti leggo solo ora e ti rispondo. Troppo complicato in realta'... perche' un blog e' uno schiaffo in faccia alla complessita' del reale.
Per quanti sforzi faccia nel guardarmi attorno, a nord, ad est, a sud, ad ovest,
questa civilta' giudaico-cristiana-illuminista, con tutte le sue contraddizioni, i suoi limiti, le sue storture, e' l'unica che sa conciliare liberta' individuale, diritti umani, liberta' economica e benessere.
E il senso della liberta' dell'occidente e' talmente radicato in noi che non troviamo nulla di male a sviluppare una cultura ed un pensiero che mettono addirittura in discussione se stessi.
Non e' il migliore dei mondi possibili ma per ora quello che funziona meglio. E non e' cosa da poco credimi. Possiamo contestare e criticare laddove lo spirito critico e' difeso e tutelato.
Il problema dell'occidente e' l'allucinazione collettiva nel quale sembra essere caduto. La percezione che il dolore del mondo, la poverta', le guerre, le dittature, il terrorismo... tutto questo non esisterebbe se non ci fosse l'occidente capitalista.
Io, al contrario, credo che tutto questo esisterebbe di meno se fossimo capaci di far accogliere democrazia, diritti umani, liberta' civile anche a chi non ne ha.
Il problema, cara Lady, non e' che c'e' troppo Occidente... ma che ce ne e' troppo poco nel mondo.
Su Israele ho poco da aggiungere ad Ermanno tranne una cosa. Israele da 50 anni vive dentro la guerra, il terrorismo, la paura. Noi, comodi borghesi che godiamo della pace e della liberta' che altri ci hanno portato non dovremmo mai dimenticarlo.
Un abbraccio

agosto 01, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Caro Martin,
grazie per la risposta lucida. si percepisce una intelligenza dotata di un certo nitore. Ma non volevo "demonizzare" l'occidente, figurati. Non sta lì, la radice di tutti i mali. Però francamente, rispondimi, pensi davvero che sia il migliore dei mondi sperimentabili? finora sperimentati? te lo chiedo a cuore aperto, senza supponenze o pre-giudizi. perché me lo domando io stessa, ogni giorno. lo so hce israele vive in guerra, mi dispiace, e forse ha l'arroganza che ha qualunque popolo costretto a vivere una guerra, ma hai mai provato a metterti nei panni di un palestinese? oddio, non vorrei sembrare la solita pacifista di sinistra, perché - porco diavolo - non è così, lungi da ciò. detto così invece rischio di essere fraintesa. ma sul serio, martin, al di là delle ragioni storiche (che poi danno ragione a chi? dipende sempre dai punti di vista!)cosa faresti, tu, se fossi un palestinese? ma provaci davvero, a metterti nei panni di qualcuno che la pensa diversamente, ha un'altra religione, un altro modo di vedere il mondo. se fossi tu, con la tua famiglia e i tuoi figli che hanno subito l'invasione di una terra che comunque credevano loro, in nome di un Dio che non conosci, come ti comporteresti? perché a destra si pensa sempre e solo a Israele? questo, non mi piace...
Un abbraccio, caro martin. e complimenti per il blog, l'ho trovato molto stimolante
Lady Oscar

agosto 01, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Cara Lady Oscar ti consiglio il libro "Per Israele" di Furio Colombo ex direttore dell'Unità ....... è abbastanza super partes per te.
Ermanno Di Salza

agosto 01, 2006  
Blogger gollum said...

insisto: il problema non è tanto stabilire le ragioni - si può andare avanti all'infinito, la parzialità è sempre miope alle ragioni altrui - ma il modo in cui le ragioni, ammesso che siano sacrosante, sono sostenute. quando a morire sono innocenti - anche ammettendo che i civili non sono del tutto privi di responsabilità, come dice Martin, i bambini sono innocenti, comunque - le ragioni perdono il loro peso, divengono un'altra forma di cecità al diritto alla vita. e questa è un'altra cosa che noi "comodi borghesi" non dovremmo dimenticare, perchè se da qui è facile parlare di pace, è altrettanto facile parlare di guerra e di ragioni storiche, visto che i bambini che muoiono non sono i nostri figli.
G.

agosto 01, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Gollum dopo tante belle parole dammi la ricetta..............
dimmi come nella realtà per il dialogo fra Israele e Nazioni che non riconoscono a Israele il diritto di esistere, che nei testi dei libri di scuola dei ragazzi hanno preventivamente cancellato Israele dalla carta geografica, che nella seconda guerra mondiale furono alleati dei nazisti in funzione anti ebrea...............
Potrei andare avanti perchè dal 1939 in poi per Israele è stato un percorso in salita ,ma nonostante l'odio di cui era circondato ha costruito un paese sano democratico con una economia indipendente.
Israele vuole la pace perchè se non altro lui la pace la sa gestire vivendo e costruendo come ha ampiamente dimostrato
Ermanno Di Salza

agosto 02, 2006  
Anonymous Anonimo said...

ermanno, punti di vista. democratico? pace gestita bene?
leggiamo libri di storia diversi. ti consiglio La questione palestinese, gamberetti editore. saggio colto, pieno di dati, fatti, ripeto, fatti, ma...con uno sguardo diverso. sempre di un intellettuale arabo, ma meno filo-occidentale di Magdi Allam. è quello che ho cercato di dirvi a proposito dei filtri provocati dal credo personale, dall'adesione a un partito. ognuno, a destra e a sinistra, santifica o demonizza israele e la palestina. siete troppo tranchant con israele quasi eletta a bandiera della pace, della democrazia. santi subito? mah.
lady oscar

agosto 02, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Cara Lady Oscar sono un catechsta cattolico di 48 anni e ho altri titoli accademici ma Dio mi guardi dal dire "lei non sà chi sono io" ma ti prego di credermi sulla parola quel pò che leggo che poi non è poco poi lo approfondisco e sul medio oriente ti assicuro di credermi ho studiato su testi spaziando a 360°. Ma assicurandoti della mia buona fede medita su questa cosa fin da bambino i miei preti e le mie suore mi hanno insegnato ad amare Israele e il risultato è che io amo Israele.
Sarebbe bene che ai bambini palestinesi e arabi fosse insegnato ad amare anzichè ha sperare che un popolo scompaia.
Ermanno Di Salza

agosto 03, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Il Libano non ha subito alcuna minaccia da parte di Israele, semmai sono stati i siriani a far ammazzare il loro presidente, liberamente eletto, e gli iraniani ad armare gli integralisti mercenari. Il Libano è solo la base territoriale da cui agiscono. A sud la speranza di uno stato palestinese presuppone la convivenza con Israele, chi è contro avversa quello stato. Israele è un avamposto democratico, una realtà politica che le altre democrazie del mondo non possono in nessun caso abbandonare al suo destino.

Ermanno di Salza da un articolo di Davide Giacalone

agosto 04, 2006  
Blogger Martin Venator said...

ho deciso... violento la mi ritrosia...proviamo ad infilarci un post a breve sull'argomento... da dedicarvi... nella speranza che le parole che nuotano tra intelligenze diverse non affoghino.
Appena avrò un po' di tempo....

agosto 04, 2006  
Anonymous Anonimo said...

INTERVISTA AD ANTONELLO DE PIERRO
Da Napolitano alle liti per le poltrone nel governo Prodi, all’Iraq, al sistema elettorale, all’economia.Il ''depierro pensiero''.



Angelo M. D'Addesio

*Iniziamo con le notizie politiche di questi giorni. La scelta di Napolitano come Capo dello Stato è condivisibile, giusta oppure si configuravano alternative possibili e se sì quali?

Sì, penso che Napolitano sia stata la scelta giusta, a dispetto dell’anzianità, anche perché vista la situazione che si era venuta a creare non poteva essere D’Alema, l’uomo giusto, avendo fatto la campagna elettorale per un determinato schieramento. Gianni Letta è stato sempre al suo posto, ma non dimentichiamo che è stato al centro dei fondi neri dell’IRI negli anni ’70 e quindi non era una figura credibile al momento. Mi ha fatto male vedere i 42 voti a Bossi, che è leader di uno schieramento che fa i raduni sul Po e cantava con i suoi seguaci la canzone “Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore…”. Parlo di Bossi perché è stato il secondo più eletto. Penso che Napolitano è una buona figura, che sicuramente riuscirà ad essere al di sopra delle parti.

*Il Governo Prodi. Dopo la vittoria risicata che durata potrà avere questo governo e soprattutto come si risolveranno i diverbi interni ai DS o il nodo Mastella-Bonino per il Ministero della difesa?

Come durata mi auguro che sia di cinque anni pieni. Diciamo che le liti sono più nell’ambito dell’Ulivo, nel partito “unico”. Sembra che qualcuno abbia attribuito a D’Alema, la frase e la volontà di una doppia vicepresidenza del Consiglio, con Rutelli. Non sarà così. La vicepresidenza andrà, a mio parere, a Rutelli. Non sono d’accordo sulla scelta di Rutelli, in tempi passati ho trovato molto da ridire sul comportamento politico di Rutelli.

*E sulla questione Bonino-Mastella?

Sicuramente vedo molto meglio Mastella alla Difesa. La Bonino alla Difesa sarebbe una scelta contraddittoria, viste le battaglie pacifiste che la Bonino ha condotto in questi anni con i Radicali, Rutelli in primis. Non dimentichiamo il trasformismo esasperato di Rutelli, dai Radicali ai Verdi, per poi genuflettersi in Vaticano, passando alla Margherita.

*Rimanendo sull’argomento pace-guerra. A fine giugno dovrebbe esserci il rifinanziamento delle missioni in Iraq ed Afghanistan. Il governo Prodi avrà la volontà di svincolarsi dalle missioni oppure seguirà i propositi del governo Berlusconi?

Io mi auguro di no. Innanzitutto la missione in Afghanistan è stata ben diversa. Quella in Iraq è stata una missione di guerra, perché gli italiani hanno partecipato a diverse operazioni di guerra.
E’ eclatante il caso di Nassiriya. Lì sono di stanza gli italiani e ci sono gli stabilimenti dell’ENI che gli italiani hanno protetto durante la missione.

*Quali sono le possibili soluzioni politiche per risolvere questi nodi cruciali legati alle missioni in Iraq?

Io spero si trovi una soluzione che non sarà comunque facile, vista la situazione creatasi in Iraq. Penso che sia però il momento di ritirare i soldati dall’Iraq. C’è da sottolineare comunque il cinismo aberrante che accompagna il cordoglio per la morte dei militari italiani, dalla tragedia di Nassiriya. Berlusconi disse all’epoca “E’ come se fosse morto mio figlio”. Suo figlio non era lì, purtroppo o per fortuna e sono parole e frasi fatte. Il fatto di considerare i morti in terminI di mera contabilità di un bollettino di guerra dovrebbe far riflettere. Dietro ogni morto c’è una tragedia familiare che segna per tutta la vita.

*Si parla di Partito Democratico e di Casa dei Moderati. Eppure le formazioni sono molto disomogenee, la sinistra radicale va per conto suo. Saranno possibili queste elaborazioni in termini bipolari e quali saranno i tempi per queste soluzioni?

E’ una bella domanda. Io sono contrario all’unione DS-Margherita. Sarebbe il tramonto dell’ideologia. Questo già esiste, però se qualcuno ha ancora delle idee, ci troveremmo di fronte ad un’unica lista formata da coloro che combattevano, verbali o meno, ovvero democristiani e comunisti, la vecchia maggioranza ed opposizione. E’ come se in futuro si unissero Berlusconi e Prodi. Dall’altro lato la Casa dei Moderati è surreale. Nel centro-destra non ci sono moderati, per il sol fatto di aver accettato l’alleanza con la Lega Nord che è sempre stata contraria e lontana dallo spirito democratico e di moderazione. Fino a quando ci saranno certe alleanze, sarà difficile una Casa dei Moderati.

*In riferimento al sistema proporzionale come le pensa?

Ecco in riferimento a ciò è bene ricordare che l’art. 1 dice che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”. In realtà l’Italia è stata fondata più sul denaro, sulla ricchezza, che non sul lavoro. E’ stata più che altro una plutocrazia e non una democrazia, non di certo un governo del popolo. In questo senso la legge elettorale è stata un attentato alla democrazia. Non dare neppure la possibilità all’elettore di scegliere il proprio candidato, ma imporre candidature come quelle di Previti, peraltro arrestato in questi giorni o Dell’Utri che si è avvantaggiato di una legge ad personam, altrimenti avrebbe dovuto scontare due anni e sei mesi rende l’idea di come questa legge sia da rivedere, completamente.

*Il tema scottante del lavoro. Veltroni ha riabilitato la Legge Biagi, ha detto che è da riformare, ma non da bocciare completamente. Altri la considerano l’apice e la causa prima del precariato in Italia. Che posizione ha sulla Legge Biagi?

Non dimentichiamo che questa situazione è stata determinata in parte dal centro-sinistra. Bisogna invertire la rotta. Non dimentichiamo che il centro-sinistra introdusse i c.d. “Co.Co.Co.”, ora spariti per fortuna, per poter pagare i periodi di prova. Gli stessi sono stati strumentalizzati, infatti circa tre anni fa si arrivò a circa 2 milioni e 700 mila Co.Co.Co. Vorrei sottolineare un evento abbastanza importante su questo argomento.

*Prego.

Al Ministero dei Trasporti c’è una centrale operativa, che risponde agli utenti che hanno a che fare con la Motorizzazione Civile, occupandosi dei dati sensibili di tutti i cittadini. Prima l’appalto del call-center era stato dato ad una ditta privata. E’ qualcosa di assolutamente sbagliato affidare i dati sensibili di milioni di italiani ad una ditta che può passare la mano ad altre ditte, in barba alla legge sulla privacy. Tutto ciò non è affidabile. Circa tre anni fa, in proposito feci una trasmissione in Radio su Radio Roma, in cui si parlava del Co.Co.Co, come incostituzionale, perché prevedeva una situazione contraria all’art. 4 della Costituzione, perché prevedeva un lavoro da dipendente con le non garanzie del libero professionista. Nel caso del Ministero la nuova ditta che venne impose questo trattamento e c’era chi lavorava lì da 15 anni ed a 40 anni si vide costretta ad accettare.

*E’ il caso di rivedere tutto, di attuare una vera riforma.

Adesso ci sono i “contratti a progetto”. C’è un futuro nel segno del precariato e dell’incertezza. Sono aumentati i divorzi e sono diminuiti i matrimoni. Questo è uno degli effetti collaterali di questa situazione. Oggi un giovane non può neppure comprare una cosa, perché è necessario impegnare una busta paga per un mutuo o un affitto. Una volta si diceva “Ho trovato lavoro” o “Sono Disoccupato” oggi si dice “Lavoro, ma non so cosa farò”. C’è una grande incertezza. Non si parla più tanto di usura in questi tempi, non so se è notato, ma anche questo è un altro effetto collaterale indiretto che bisognerebbe approfondire e che è conseguenza di tale sistema. Berlusconi aveva promesso 1 milione di posti di lavoro, ma se sono questi, ha vinto la scommessa, ma il lavoro è un’altra cosa.

*Faccio l’avvocato del diavolo. L’impresa italiana è in crisi. La concorrenza asiatica è molto forte. La grande impresa sceglie la strada della vendita o svendita o della fusione all’estero. La piccola impresa è strozzata e quindi o sceglie la strada della flessibilità o cede al lavoro nero? Cosa è meglio e cosa il peggio?

Lavoro significa stabilità futura e lavoro è un diritto costituzionale. Lo Stato ha il dovere di tutelare il lavoro, ma mi sembra che lo stia piuttosto calpestando. Un lavoratore che mette su famiglia, lavorando in tre mesi e per altri tre mesi non lavora più, può essere schiacciato dall’usura. Si parla di mobbing, senza che ci siano però una legge adeguata. Ho partecipato ad un convegno sul Mobbing, constatando che una legge seria si attende da anni. Solo la Regione Lazio ha varato una legge regionale, fu un consigliere di Forza Italia a presentarla, Claudio Fucci, ma fu bocciata dalla Consulta su istanza del Governo Berlusconi, cosa abbastanza curiosa. Tornando al mobbing, questo tipo di impostazione del sistema lavoro, presta il fianco al mobbing. Lavoratori con contratti di più durata sfrutteranno quelli con contratti precari
E’ una situazione da ribaltare, magari con incentivi alle imprese che possano assicurare contratti a tempo determinato e con grosse penalizzazioni per le imprese che mantengono la vergogna dei contratti precari.

*Passiamo alla politica estera. Si dice che il binomio Usa-Italia è destinato a concludersi con l’avvento del governo Prodi che guarderà verso altri modelli ed altre collaborazioni. E’ possibile che l’Italia si rifaccia al modello spagnolo o a quello francese, ad esempio nel campo dei diritti civili. E’ vero che finirà anche il binomio Italia-Usa.

Io guarderei prima al mio orticello. Prima risolverei i problemi interni. La Spagna di Zapatero sicuramente, per quello che si sente, sta rinascendo dopo gli otto anni di governo Aznar. Se parliamo dei diritti civili, se vogliamo chiamarli così, io posso essere d’accordo personalmente con i PACS, ma non con le unioni omosessuali. Per giunta nella cattolicissima Spagna. E’ un po’ una contraddizione. In paesi come il Brasile forse non si arriverà mai ai matrimoni gay.
Quanto al rapporto con gli Usa, spero che possano continuare, ma attenzione, devono essere rapporti di scambi reciproci e non di sudditanza. Il Governo Berlusconi si è piegato al governo degli Usa. Lo stesso partito di Forza Italia ha una visione servilistica, Berlusconi ha impostato il suo modello con gli Usa allo stesso modo, ovvero servi del volere di Bush.
Quanto ai diritti civili, gli Usa stessi hanno molto da imparare, se pensiamo agli innocenti che aspettano il giudizio solo perché non possono pagare le spese legali. Si parlava poi di mercato con l’estero. Se penso alla Cina che è lo stato che vanta al mondo il maggior numero di esecuzioni capitali. Ebbene, fino a quando non ci sarà uno standard di rispetto dei diritti umani, io frenerei l’espansione commerciale ed economica della Cina verso l’Occidente.

*Le chiederei un parere sulla vicenda Calcio. Tema banale, ma saltato agli occhi della cronaca, della politica.

Io sono sconcertato da quello che è successo. Siamo abituati a situazioni poco pulite dell’universo Calcio. Situazioni poco chiare ci sono state anche in altri sport ed in altri organismi. Il Calcio è un gioco. Quando il Calcio diventa business, con squadre quotate in borsa ed altro. Non dimentichiamo i crack di Cagnotti e Tanzi. Dove c’è business si vengono a creare situazioni che permettono alle persone di arricchirsi illecitamente. Negli altri sport non esiste ancora tutto questo. Pensiamo al Calcio dei grandi valori, al grande Torino, perito a Superga, con grandi calciatori che giocavano per un premio-partita che poteva essere un cappotto.
Questo non dovrebbe accadere. E’ il caso di fare vera pulizia e che i magistrati vadano veramente fino in fondo per punire pesantemente i reati che sono stati commessi e dare una lezione a questi signori. Fra questi c’è anche Carraro e mi dispiace che sia stato sindaco anche a Roma, una città bella, rinata. Mi fa scemare un po’ di orgoglio di essere romano.

*Ultimo punto. Cosa dovrebbe fare un governo, in questo caso, il Governo Prodi, non dico in cento giorni, ma con estrema urgenza almeno nei prossimi sei mesi. Tre priorità su cui intervenire.

Prima di tutto la scuola. Soprattutto dopo la riforma Moratti che svalutato la scuola pubblica. Bisogna dare a tutti l’accesso alla scuola pubblica, al sapere che è il segno distintivo di un popolo. Altra cosa su cui operare la sanità. Un esempio è il modello tedesco è molto avanti. Si paga una tassa più elevata, ma in Germania viene tutto rimborsato, visite private comprese. Conosco un caso spaventoso di un barbone dimenticato su una lettiga fuori dall’Ospedale di Ostia. La tutela della salute è un diritto da non calpestare che favorisce anche una società più laboriosa. Infine va rivisto completamente il sistema lavoro, a partire dalle assunzioni.


Antonello De Pierro, giornalista, direttore del portale di informazione nazionale Italymedia e da tempo impegnato nel giornalismo di denuncia sociale. Ha collaborato per “La Stampa” e “L’Opinione”, ha diretto nel 2003 il mensile “Nuove proposte” ed ha condotto programmi nel circuito tv Stream, oltre che essere un assiduo ideatore di trasmissioni per Radio Roma ed altre emittenti locali nel Lazio. Oggi è molto attivo nel giornalismo on line e nell’informazione telematica grazie al sito di informazione da lui diretto Italymedia.it

agosto 28, 2006  
Anonymous Anonimo said...

leggere l'intero blog, pretty good

novembre 08, 2009  

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