11 maggio 2007

se Sofri ci regalasse un po' di silenzio...

Salvador Dalì, Persistenza della memoria, 1931Del caso Calabresi abbiamo già parlato in questo post oltre un anno fa. Sottovoce, per non disturbare le parole più rumorose di quelli che pensano, riflettono, mettono in discussione sempre tutto, non per una reale spirito critico, ma perché a volte, quando si chiede instancabilmente di capire, si cerca solo di imbrogliare la verità.
Noi, che non abbiamo l'intelligenza per capire, né quella sofisticata raffinatezza di chi vive di dibattiti sui giornali, ci adagiamo sul facile concetto che negli anni di piombo ci furono vittime e ci furono carnefici. Una semplificazione che in un'epoca contorta che trasforma la storia da maestra a giustificatrice, forse non aiuta a scrutare i profondi recessi di un periodo che possiamo rivivere solo a frammenti, ma almeno serve a rendere un po' di giustizia. E questa semplificazione che offende l'intelligenza degli uomini colti, aggiunge un giudizio netto sul ruolo degli intellettuali e della loro vanità: perché siamo anche convinti che in quell'Italia piena di tensioni sociali, dinamiche perverse, giochi di potere, in quel paese gettato verso una modernizzazione complessa, ci fu una parte della classe intellettuale indecente e vile che decise di stare dalla parte dei carnefici.
Qualche giorno fa, Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura del Comune di Milano
, in un articolo su Il Giornale, ha spiegato le ragioni per cui si è opposto all'intitolazione di una via a Camilla Cederna, intellettuale che fu in prima fila in quella campagna infame contro Luigi Calabresi che portò poi al suo assassinio. Fu lei, dalle colonne dell'Espresso, a guidare "orgogliosamente la campagna di discredito nei confronti di Calabresi" e a firmare "la lettera nella quale il commissario era definito responsabile della morte di Pinelli". Fu lei a promuovere l'appello degli "uomini di cultura" che sempre dall'Espresso lanciarono la fatwa contro un uomo innnocente e un servitore dello Stato. Sgarbi elenca anche i nomi di questi uomini di cultura al servizio della stupidità: Norberto Bobbio, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Liliana Cavani, Furio Colombo, Umberto Eco, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca e molti altri. Storia risaputa ma che ogni tanto conviene ricordare perché il tempo non sciolga la memoria come gli orologi di Dalì. Alcuni di loro hanno chiesto scusa ritrovando così dignità ed onore. Altri no e spesso sono quelli che ancora oggi continuano a sottoscrivere appelli per stabilire patenti di legittimità democratica e civile agli altri.
E siccome il pudore è merce rara nella nostra Italia, il giorno dopo è proprio Adriano Sofri a rispondere a Sgarbi, su Il Foglio. La risposta di Sofri sorprende perché a volte il silenzio è un dovere morale. E invece no. Adriano Sofri parla di "severità contro Camilla Cederna" per il solo fatto che non le sarà dedicata una via a Milano. Nulla rispetto alla severità crudele e ingiusta che Camilla Cederna scatenò su Calabresi. Adriano Sofri ci ammonisce sulla "combinazione tra tracotanza del giudizio sugli altri e indulgenza verso se stessi", dimenticando che furono proprio quegli intellettuali ad essere tracotanti verso un uomo innocente nello stesso identico modo in cui sono stati poi indulgenti verso se stessi negli anni a seguire. Sofri invita Sgarbi (e in fondo noi che la pensiamo come lui) a chiedersi lealmente "se non avresti anche tu potuto aggiungere la tua firma a tutte quelle" non per giustificare ma per desiderare di capire. Domanda stupida perché la storia non parte dalle ipotesi ma dai dati di fatto. E la realtà è che quegli intellettuali, uomini e donne illustri, firmarono quell'appello. Non altri, ma loro nella piena consapevolezza del ruolo culturale e sociale che ognuno aveva e che quell'appello collettivo avrebbe amplificato. Nella certezza del male che quel gesto avrebbe prodotto.
Qualche anno dopo Camilla Cederna all'indomani dell'arresto di Enzo Tortora (che di Calabresi era amico) scrisse: "Se un uomo viene catturato in piena notte vuol dire che qualcosa di grave ha commesso". L'abitudine vigliacca a perseguitare uomini innocenti si alimenta spesso, negli spiriti colti, di un'ironia tetra che fa venire i brividi.
Nella nostra storia recente ci sono stati uomini innocenti su cui l'ingiustizia si è abbattuta con una violenza inaudita, distruggendo vite, affetti, violando il cerchio sacro della dignità. Uomini la cui unica colpa era di essere più esposti di altri al clamore e all'invidia. Ad alcuni di loro la storia ha concesso riscatto, verità, giustizia, per quanto le ferite siano rimaste insanabili; questi uomini non hanno perso tempo a dare lezioni, hanno potuto solo rigettarsi a capofitto nella vita che era stata loro strappata come un bisogno primordiale. Ad altri, il destino non ha concesso neppure il tempo di capire.
Ci sono uomini, al contrario, che hanno seminato odio e violenza; hanno contributo a farci respirare il piombo di anni difficili. Uomini che poi uno Stato di diritto, nella complessità di percorsi giudiziari, ha riconosciuto anche colpevoli di un reato. Continuano a proclamarsi innocenti e il nostro amore per la dignità c'impone di lasciare aperto lo spiraglio del dubbio sempre e comunque. Ma questi uomini che dovrebbero accompagnare la loro intelligenza con il silenzio, sono quelli che oggi ci martellano sul bisogno di capire, evitando accuratamente di spiegarci loro il "perché".
Sofri, riconosciuto colpevole da questo Stato, oggi parla, scrive su giornali importanti, pubblica libri, partecipa come ospite d'onore a congressi di partito, si fa fotografare in strada come una star. E' un suo diritto che questo stesso Stato gli garantisce. Attorno a lui una rete di affetti ma anche di protezione e di potere garantisce tutto quello che ad altri è stato sempre negato. Luigi Calabresi, uomo innocente, non può più parlare. E ora, quelli che di quella ingiustizia sono stati artefici ci chiedono di capire, quando sono loro che dovrebbero spiegarci perché un uomo innocente è stato ammazzato da un branco di assassini armati di pistola, con il plauso di un branco di vigliacchi armati di penne.
A volte il più grande gesto di pietà è il silenzio. Un pudore leggero, che tra una kermesse e un'intervista, speriamo che Sofri prima o poi ci regali...
Immagine: Salvador Dalì, Persistenza della memoria, 1931

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14 Comments:

Anonymous inyqua said...

Grazie da chi quegli anni li ha vissuti e non dimentica...
Apprezzo Sofri qualche volta (sempre meno), ma non si può negare che fu il mandante di quell'omicidio...L'intelligenza si può legare con la delinquenza, non è un ossimoro...

maggio 15, 2007  
Blogger Roberto said...

Un altro dei tuoi capolavori.

Stupisce infine (ma nemmeno tanto visto lo spessore di quell'uomo) la superficialità con la quale chiede a Sgarbi di capire con la sufficienza con cui dichiara di non aver letto il libro dell'uomo al quale ha tolto un padre.

Disgustoso

maggio 15, 2007  
Anonymous Anonimo said...

Luigi Calabresi e Enzo Tortora si conoscevano? Questa e' una novita' per me. Che strano il destino. Due uomini innocenti che hanno pagato l'ingiustizia.
Martin, come al solito ci aiuti a pensare.
Carlitos

maggio 15, 2007  
Anonymous flussodicoscienza said...

Molto, molto stimolante

maggio 15, 2007  
Blogger AlexTurkish said...

Ormai l'omicidio di Calabresi è per lui solo un motivo di fastidio sulla sua strada verso il successo; la vergogna non esiste nel suo vocabolario come anche in quello di tanta gente che ha militato nell'estrema sinistra e in particolare nell'area di Lotta Continua.
Qualcuno ha notato come tanti ex di Lotta Continua si sono piazzati in posti che contano o anche solo si sono spostati in Forza Italia, rinnegando tutto quello che avevano detto con grande foga nel passato? Si saranno ravveduti o semplicemente non sanno cosa sia l'onore e qualsiasi strumento è buono per i loro scopi?

maggio 16, 2007  
Anonymous libertyfighter said...

Solo Grazie!

maggio 16, 2007  
Anonymous Anonimo said...

Niente da aggiungere. Quello che hai scritto e' quello che in tanti pensiamo. Grazie.
Lucy

maggio 17, 2007  
Blogger Pietro said...

Giudico Sofri molto severamente e come cittadino ho delegato con fiducia il sistema giudiziario (italiano e anche internazionale)che lo ha riconosciuto colpevole sino all'estremo grado di giudizio. Come individuo poi noto anche io come si verifichi una certa correlazione positiva tra l'attivita' pubblica ed intellettuale di Sofri e la sua vicenda personale e arrivo anche io a dubitare che forse non ci sarebbe stata la prima se non avesse preso il via la seconda.
Ma credo di essere ancora in grado di distinguere una penna ed una pistola, un giudizio e una azione criminale, cosi' come le motivazioni del primo e i moventi del secondo.
Che la storia possa sempre occuparsi di dati e non debba ricorrere ad ipotesi ed a interpretazioni e' una crudele utopia che applicata a ritroso, come fa Lei, puo' generare mostri, come il sonno della ragione di Goya.
Che forse la lista di proscrizione che cita, sia composta da intellettuali che in realta' debbano scontare altre colpe, oltre a quella che Lei gli attribuisce? Come dire ... visto che ne hanno combinate tante in questi 35 anni, non stiamo a sottilizzare su questo "appello",
infiliamoci anche questo, abbastanza infame a dire il vero, come corollario all'ipotesi generale che da tempo, come il famoso teorema di Fermat, ci adoperiamo per dimostrare:" Sono dei delinquenti travestiti da intellettuali".
Anche io credo che gli intellettuali esercitino un ruolo importante di educazione e diseducazione nella coscienza pubblica di un paese, anche io credo che spesso di questo essi non siano del tutto consapevoli ma mentre scorro il suo blog, arrivato al punto in cui Lei censura giustamente questo comportamento irresponsabile, ecco che il mio browser mostra accanto allo scritto, la immagine della Fallaci. Come dire, estrapolando il suo assunto, "Rabbia ed Orgoglio" nasce da "dati di fatto" sanciti dalla storia mentre la Cederna & Co. di 35 anni fa ... no.

Punti di vista, interpretazioni, letture dei fatti che si compiono in base a dei propri principi di riferimento e a degli schemi culturali che ci avvicinano oggi all'uno e domani all'altro. Altro che dati di fatto!
Tutte cose che pero' non sono sufficienti per attribuire patenti di corresponsabilita' criminale, licenze di "seminatore d'odio", collateralismi a fenomeni criminali con i quali non si ha avuto nulla che vedere.

E' comunque vero che Sofri avrebbe fatto meglio a tacere. Il suo "rapporto" con l'omicidio Calabresi lo dovrebbe convincere della inopportunita' di certe manifestazioni.
Distinti Saluti
Pietro (44 anni - Landshut (D))

maggio 21, 2007  
Blogger Martin Venator said...

Caro Pietro, la sua analisi pacata e' in realta' estremamente pericolosa. Oriana Fallaci e Camilla Cederna erano due intellettuali che hanno usato la penna per denunciare e fin qui non ci sarebbero differenze.
La prima ha usato la sua penna per denunciare l'orrore jihadista, il terrorismo, i santi tagliatori di teste , una cultura dell'odio che attacca l'Occidente e che l'occidente fa finta di non vedere. In questo La Rabbia e l'Orgoglio ha una base di profonda verita'. La Cederna ha usato la penna per decretare accuse sentenze ingiuste a uomini innocenti.
La prima fa parte di quegli intellettuali (pochi) che hanno affrontato fatwa e condanne a morte per denunciare un orrore (sa chi era Theo Van Gogh, sa chi e' Ayaan Hirsi Ali?). La seconda fa parte di quegli intellettuali che hanno espresso giudizi in assoluta tranquillita' e sicurezza e che in alcuni casi devono la loro fortuna proprio a questo.
Il suo ragionamento pacato, ma completamente sbagliato, ci porta a concludere che, se tra l'appello della Cederna e gli scritti della Fallaci non c'e differenza allora in fondo Luigi Calabresi e' come il mullah Omar...a proposito di "sonno della ragione".

maggio 22, 2007  
Anonymous Reset - L'Italia che non si riconosce said...

sofri è un passato su cui la destra trova ragioni di esistere.
reset è un angolo di futuro che guarda avanti.

maggio 24, 2007  
Blogger Martin Venator said...

...e l'anarca è uno che ha molta molta pazienza...

maggio 24, 2007  
Anonymous Anonimo said...

grande grande grande. Finalmente un po' di verità. Grande anche il tuo post di un anno fa.
Jack

luglio 26, 2007  
Anonymous bluemomo said...

io credo che su cose che non si conoscono bisognerebbe avere l'umiltà di tacere. ma tu l'occasione per star zitto la perdi sempre.

ottobre 24, 2007  
Blogger Martin Venator said...

La mia vita è fatta di occasioni perdute. Su quelle misuro la mia libertà. Consolati. Non ho una rubrica su Il Foglio io... è già qualcosa no?

novembre 06, 2007  

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