25 settembre 2006

Ara Pacis e New York Times ovvero: schiaffoni a Veltroni

E pensare che appena ieri c’era stata l’ennesima inaugurazione dell’Ara Pacis. Ho perso il conto ma direi che, a occhio e croce, stiamo intorno alle 250 da quando Rutelli sindaco affidò l’opera di sostituzione della bella teca di Morpurgo che raccoglieva l’Ara, all’architetto Richard Meier (ovviamente senza concorso). C’è stata l’inaugurazione per il progetto, l’inaugurazione per la prima pietra, l’inaugurazione per la seconda, l’inaugurazione per la prima vetrata, l’inaugurazione dei cessi, l’inaugurazione dell’inaugurazione, l’inaugurazione del primo restauro prima ancora che fosse finita…e ogni volta giù con fanfare, discorsi, clap clap davanti alle telecamere e agli ossequiosi maggiordomi delle redazioni romane del Corriere e di Repubblica che raccontavano quanto è bello quello scatolone bianco piantato tra il Mausoleo di Augusto e le facciate delle chiese del Valadier.
Ieri non so bene cosa abbiano inaugurato; se il museo, l’auditorium di 200 posti, la fontana esterna attorno alla quale “ragazzi e visitatori potranno trascorrere del tempo” (giuro, parole di Veltroni all’Ansa). Hanno preso l’occasione del 2068° compleanno dell’Imperatore Augusto (che bontà sua l’Altare alla Pace l’aveva costruito senza pensare al casino che avrebbe combinato) per fare un convegno sulla differenza tra pax romana e peace americana. Non è dato sapere cosa Veltroni, Richard Meier e Gianni Borgna abbiano detto su tale impervio argomento ma di sicuro rimane agli atti l’esternazione volgarotta e infelice del sindaco scrittore: “e pensare che c’era chi voleva distruggere tutto, ma ad avere a che fare con gli sventurati bisogna avere solo pazienza”. E di pazienza Veltroni ne deve avere avuta tanta in questi anni, perché la lista degli sventurati è assai lunga. Certo, ci sono i soliti politici dell’opposizione come Fabio Rampelli e Marco Marsilio che da tempo sono impegnati a recuperare i danni di 30 anni di scempi urbanistici di sinistra: dal Parco archeologico di Tor Marancia (dove Rutelli, ecologisti e palazzinari insieme volevano buttare 10 mln di metri cubi di cemento per costruirci una città grande come una provincia), alla riqualificazione di Laurentino 38 (che sta avvenendo per le loro battaglie e con i soldi della vecchia giunta Storace), al tentativo di recupero di Corviale. Ma nella lista degli sventurati il povero Veltroni ha dovuto aggiungere anche altri architetti come Leon Krier, Giorgio Muratore, Federico Zeri, Maurice Culot, Giuseppe Strappa, Massimiliano Fuksas, Cristiano Rosponi. Intellettuali come Vittorio Sgarbi, Mario Luzi, Stefano Zecchi, Alberto Arbasino, Camillo Langone. Gli urbanisti del Prince of Wales Institute che usarono loro per primi la definizione di “pompa di benzina” per descrivere l’aspetto formale del capolavoro.

E oggi, nella lista sempre più lunga di sventurati verso cui il povero Veltroni deve avere tanta tanta pazienza, bisogna aggiungerci anche il New York Times che in questo articolo definisce senza mezzi termini il Museo dell’Ara Pacis: “un flop”… ancora più clamoroso se si considera che il complesso è la prima costruzione di architettura moderna nel centro storico di Roma da mezzo secolo a questa parte. La bocciatura del NYT è netta e senza equivoci: il museo dell’Ara Pacis è l'espressione contemporanea di ciò che può accadere quando un architetto feticizza il proprio stile per autoesaltarsi. Assurdamente in sovrascala, sembra indifferente alla nuda bellezza del tessuto denso e ricco della città che sta intorno. Certo, qualcosa di gradevole c’è: la scala di accesso, le maniglie delle porte, lo sciacquone del bagno…ma il resto è da buttare. Niente male per un'opera costata 16 milioni di euro (oltre il 50% di quanto era stato preventivato) e che ora ne richiederà altri 40 per realizzare il sottopasso al Tevere previsto nel 2008 (non si sa di quale era geologica).
Rimane un senso di amarezza per chi ama Roma, la sua bellezza ed è convinto che sia possibile coniugare tradizione e modernità senza sfregiare la memoria e il fascino con gli ecomostri prodotti dall’arroganza intellettuale della solita cultura salottiera e affaristica che ha devastato questa città. Perché poi i luoghi non li vivono gli intellettuali, né i sindaci scrittori, ma la gente; la stessa che ha lasciato scritto a pennarello sulla recinzione dell’eterno cantiere dell’Ara Pacis: “Benvenuti nel Centro Commerciale!”.

update: sullo stesso tema vedi: "Le città perdute"

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14 Comments:

Anonymous Anonimo said...

splendido post, ma sei architetto?

settembre 26, 2006  
Blogger Carletto Darwin said...

Mo sinceramente, okay tutte le critiche a Piacione Rutelli e a Ualtèr. Ma il "Morpurgo" faceva schifo. Ma schifo schifo. Come tutta l'architettura del ventennio.
Mi trovi d'accordo a criticare gli eccessi di modernismo polilaterale, ma spero che tu sia anche dell'idea che quella specie di neoneo-classicismo va buttato giù con la dinamite!

settembre 26, 2006  
Blogger Lucius de Geer said...

eccirisiamo..."ecchai raggione...però 'sti fasci!!ahò non starai mica coi fasci?Non starai mica col Piacentini?Fa cagà!"....e non la si poteva vincere quella maledetta guerra?;-)

settembre 26, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Non sono fascista (robba de sinistra), ma l'Architettura del ventennio è bellissima.
Per non parlare dell'Urbanistica.
Cose nemmeno confrontabili con ciò che è venuto dopo. GM

settembre 27, 2006  
Blogger Carletto Darwin said...

Mamma mia GM. Mamma mia.
Io contro il foro italico sarei per l'uso dell'atomica tattica! :-)

settembre 27, 2006  
Anonymous Anonimo said...

...addirittura?
E contro il Kilometro? O lo Zen? O Scampia? O etc., etc...?

settembre 27, 2006  
Anonymous Anonimo said...

no carletto, non ci siamo, non ci siamo proprio... che male ti ha fatto il foro italico? e l'Eur? Sei contro il cosiddetto "monumentalismo" o contro le opere a "misura d'uomo" (perchè l'Eur ha in sè tutt'e due queste caratteristiche). Meglio Corviale, frutto della sperimentazione modernista degli anni '70? E come giudichi il Bobourg a parigi (una bella raffineria di petrolio, non c'è che dire...)? E il Maxxi a Roma? Va bene, io sono per l'archittettura tradizionale (sicuramente ha fatto meno danni...) ma vorrei che i cittadini potessero scegliere: cosa vi piace di più? E per l'Ara Pacis non l'hanno potuto fare, dato che l'incarico è stato diretto, senza nessun concorso. Vorrei che almeno ci fosse più "democrazia". Oggi non c'è, quello - e solo quello - ti insegnano all'università e quello devi fare, per forza. Altrimenti sei un retrogado, sei fuori. E non sono contrario neanche alle "bombe" (leggi demolizioni), anzi. Però immagino che i nostri obiettivi siano un tantino diversi...
"L'architettura è una cosa troppo seria per lasciarla solo agli architetti"
(Léon Krier)

settembre 28, 2006  
Blogger Lucius de Geer said...

"La democrazia è una cosa troppo seria per lasciarla ai soli democratici". La voce della Fogna, aprile 1978

settembre 28, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Il Foro Italico è bellissimo, quando ero più giovane ci andavo a correre e insieme a me un sacco di altra gente. Ora ci hanno messo delle cancellate oscene che si vedono dalla strada e offendono la vista.
Comunque, vi consiglio di vedere un film "Banlieue 13" di Luc Besson (che non mi pare proprio di destra). Ve lo consiglio solo per vedere dove è ambientato. Interessante vedere dove porta l'ideologia. Come a Corviale dove si vedono spesso le suore di madre Teresa di Calcutta, neanche fossimo nelle baraccopoli indiane.
Il Foro Italico sarà autocelebrativo, passatista, quello che volete, ma almeno è rispettoso dell'ambiente che lo circonda, della gente che lo vive. I cari architetti ideologizzati di grido che progettano questi mostri, ma anche i politici che glielo permettono, vogliono lasciare un segno del loro passsaggio. Umano. Peccato che il loro passaggio si rileva solo devastante.

settembre 28, 2006  
Blogger Martin Venator said...

Quello che Carletto chiama "neo-neoclassicismo" in realtà si chiama razionalismo ed è stata una delle correnti architettoniche più importanti del '900. Ha prodotto la spazialità simmetrica dell'Eur, ha riscoperto l'arco e la colonna, cioé il chiaroscuro e la verticalità... arco e colonne che De Chirico mise nei suoi quadri metafisici come spazio e sogno; ha costruito quel capolavoro dell'architettura contemporanea che è il Palazzo della Civiltà Italiana (quello che i romani chiamano COlosseo quadrato)... uno degli esempi più belli di tutto il '900. Quell'architettura costruì le città di fondazione come Sabaudia... che ancora oggi studiano in tutto il mondo.
Senza nostalgismi per carità ma con la consapevolezza che il problema non è se quell'architettura è bella o brutta; il problema è che quell'architettura pensava lo spazio in funzione dell'uomo. Quando il fascismo costruì i quartieri per i poveri, costruì la Garbatella vecchia... una vera e propria città-giardino. La cultura di sinistra ed i suoi intellettuali, i poveri li ha rinchiusi dentro Corviale. Non è una differenza da poco...

settembre 28, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Grande Martin, ti sei dimenticato la mitica Torbella e dell'ormai famoso residence Bastogi, del residence Roma e delle Torri?
Io abito nelle case popolari dei ferrovieri e come ha detto un Amico mio quando è venuto a casa: "e ggrazzie che ner ventennio i treni arrivaveno in orario, guarda che case che c'avevano questi!"

settembre 29, 2006  
Blogger MagicLakeComo said...

avete visto la città operaia di capriate san gervaso "crespi d'adda" (bergamo)?? ci sono 2 palazzine ed il resto sono villette con giardino in stile ottocentesco-inizio liberty italiano, ma con impostazione urbanistica inglese è così bello che è stato riconosciuto patrimonio dell'umanità dall'unesco !

settembre 03, 2007  
Anonymous Anonimo said...

Ciao, non ho un account sul blogger e quindi entro da anonima. Sono una ragazza che si è incuriosita molto al tuo blog e ai tuoi scritti, a questo in particolare. Sono architetto, ma va beh, questo forse non conta. contano le impressioni e quelle che mi son venute leggendoti
non sono tanto positive. Mi spiego: c'è tanta insoddisfazione nelle tue parole, eccessiva amarezza.
L'ara pacis a me non piace, è un progetto che non condivido ma nonostante questo non riesco a usarlo come contenitore sul quale cestinarci un pò di tutto.
Ti dirò, bisognerà abituarsi al fatto che comunque c'è, usarlo come manifesto per i nostri sfoghi non serve o se serve è una magra consolazione. Capire perchè è stato pensato così questo progetto,forse può servirci,tornarci utile,invece.non credi?
Ma la gente , ecco la gente, non è vero che lo odia.
L'archiettura è una cosa delicata, l'architettura è fragilmente esposta a chiunque, è indifendibile... non è come un quadro che se non ti piace non lo compri o non lo guardi o chiami Sgarbi per farti dire quanto vale o quanto costa. I monumenti stanno lì, non sono di chi li progetta.
Sono di chi li vive. Possiamo leggere in un libro di Zevi quanto sia bello l'eur eppure vedi? nel blog c'è chi non riesce ad amare l'architettura del periodo fascista. Bisogna avere rispetto delle sensazioni della gente. L'ara non è di Meier, l'ara piace, fa innorridire, l'ara si vive, crea disagio. c'è.

Un giorno forse ci piacerà o ce la ricorderemo per non ripetere lo stesso errore da un'altra parte.
Per ora però dovremo considerare anche il fatto che a tante persone invece piace. vorrà pur dire qualcosa no?

un saluto a tutti.

Bianca.

novembre 16, 2007  
Blogger Martin Venator said...

Ciao Bianca,
non credo che il senso dell'architettura sia quello di piacere alla gente. Architettura ha in sè il valore dell'arké. E' il prinicipio che organiza il nostro spazio. La misura e il modo con cui l'uomo pensa se stesso nel mondo. Nel passato l'architetto non progettava astrattamente ma aveva un rapporto diretto con la materia e con il luogo. Dovremmo, dovreste recuperare questo.
Non m'interessa sapere se l'Ara Pacis piace a qualcuno o a qualcun altro no. E' una concezione riduttiva e perdente del valore che bisogna dare al modo in cui concepiamo se stessi e gli altri, anche nell'organizzazione dello spazio.
L'architettura è da sempre anche il luogo del simbolo.
Se tu riesci a trovarla nell'architettura moderna e indicamelo per favore. Io non ci riesco... L'architettura non è una cosa delicata... è il segno più forte di come noi ci vediamo.
A presto

dicembre 01, 2007  

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