19 aprile 2010

Fini travolto dalle idee

di Giampaolo Rossi
Grave errore l’intellettualismo. Se solo Gianfranco Fini si fosse premurato di osservare con maggiore attenzione e minore riverenza lo svolgersi del percorso politico della sinistra italiana in questi ultimi 15 anni, avrebbe intravisto molti dei tratti che accomunano la gauche de noantri alla droite sua. E forse avrebbe evitato di cadere nello stesso errore: quello di costruire una politica senza politica, affidando le scelte strategiche alle accelerazioni disinvolte e spesso irrazionali di un gruppo intellettuale, erede di una vecchia “sindrome di Calimero” nei confronti della cultura di sinistra e dei suoi referenti salottieri.
In Italia, la decomposizione della sinistra non è stata semplicemente il fallimento di una leadership e di una classe dirigente incapace di leggere le trasformazioni in atto; è stata soprattutto la fine di quel “cattolicesimo progressista” che, dietro l’idea di voler fondare una nuova cultura politica, ha finito per annichilire la capacità di rigenerazione delle due culture di provenienza. Preferire il dossettismo a De Gasperi e lo scalfarismo a Craxi ha impedito alla sinistra di sperimentare i percorsi riformisti di tipo europeo e al pensiero cattolico di tornare ad abbeverarsi alla fonte originaria di una dottrina sociale che di marxista non aveva ovviamente nulla. Il cattocomunismo è stato un imbroglio intellettuale, prima ancora che un errore politico, che ha lasciato la sinistra prigioniera di se stessa di fronte alle mutazioni della storia.
Fini ha compiuto, nei confronti della cultura della destra storica, un errore analogo. Ha trasformato il reale bisogno di uscire dalle vecchie culture politiche del ‘900 in un’ossessione ideologica. Ha così finito per delegare agli intellettuali il compito di dettare l’agenda politica, i tempi di accelerazione, la strategia attorno alla quale costruire un nuovo corso della destra che si distinguesse dalla forza pervasiva del berlusconismo. Ma da Pinuccio Tatarella a Farefuturo, il salto è stato improbabile. Lo scatto finiano è naufragato nell’invenzione di formulette di stampo veltroniano (patriottismo repubblicano, nuova italianità, destra civile, nuovo femminismo), ottime per i convegni ma incapaci di elaborare percorsi politici veri, legati ad un’idea concreta e non astratta della politica e del paese. Una debolezza accentuata ancora di più dalla decisione incomprensibile di non entrare nella compagine di governo all’indomani della vittoria elettorale del 2008, e di subire il progetto del Pdl senza mai crederci veramente (anzi osteggiandolo ripetutamente), relegandosi così in un ruolo istituzionalmente importante ma marginale rispetto alla capacità di incidere nei nuovi equilibri di potere che si andavano definendo. Il mutamento di Fini è soprattutto qui, prima ancora che negli scivolamenti a sinistra ad inseguire una visibilità mascherata da “nuova destra”: l’aver abbandonato il realismo (al limite del cinismo) che ha contraddistinto la sua storia politica ed il suo emergere come leader storico, per abbracciare una deriva intellettualistica che non ha tenuto conto che, dalle ceneri del ‘900, è proprio il ruolo dell’intellettuale ad uscire a pezzi. La lontananza finiana dalla dimensione politica ha prodotto così due effetti: da un lato un distacco traumatico e incolmabile dal suo elettorato, da quei pezzi di società civile che avevano comunque dato fiducia all’idea di una destra moderna ma di destra. Dall’altro un ridimensionamento del suo ruolo e della propria capacità carismatica nei confronti del gruppo dirigente degli ex An obbligato invece a confrontarsi sul terreno del governo e della politica e non su quello della convegnistica e delle provocazioni culturali. Il percorso politico di Fini arriva oggi ad un punto di non ritorno. La rupture, evocata anche in questi giorni dagli intellettuali finiani rischia di essere una rottura, prima ancora che con Berlusconi, con il proprio mondo di provenienza. Una solitudine senza molte vie d’uscita. Se rimarrà nel Pdl con queste ambiguità, rimarrà da sconfitto. Se deciderà di andarsene sarà costretto a rimettersi in gioco in maniera radicale, violentando la sua natura di ottimo tattico per indirizzarsi dentro prospettiva strategica che non gli è congeniale. Con lui, solo un gruppo di intellettuali che continuano a ritenersi avanguardia post-novecentesca, un manipolo di deputati e senatori che a malapena rappresentano se stessi, e il premio di “politico dell’anno” che Il Riformista, il giornale della sinistra illuminata, gli ha consegnato qualche settimana fa. Premio che oggi suona francamente un po’ ironico.
© Il Tempo, 19 Aprile 2010
Immagine: Joerg Immendorf, Solo, 1988

22 Comments:

Blogger JimMomo said...

Bell'articolo, complimenti.

aprile 19, 2010  
Anonymous Lontana said...

Complimenti davvero!

aprile 19, 2010  
Anonymous Anonimo said...

Io condivido pienamente quanto Lei scrive. Van dette però anche altre 2 cose. La prima è che il metro della politica Italiana, leggi strategia, non è mai andato molto oltre la possibilità di fare un qualsivoglia ricattino. Mastella, Bertinotti, Casini ecc....Fini è pressapoco uguale: un uomo di terza fila miracolato dagli eventi. Ma pur sempre di terza fila, o di seconda a voler essere proprio generosi. Si comporta di conseguenza, ma non deve nemmeno essere un genio nei calcoli di bottega. Il secondo punto, reale, è che Fini non ha alternative. Muore prima o muore dopo, più velocemente o più lentamente, ma comunque muore. Questo va detto per onestà. Non è nemmeno colpa sua. E' che non rappresenta nulla. Non c'è un'idea che sia una che abbia un connotato nel suo Partito. Un'idea economica decente, o un'idea coraggiosa di società. Niente. Perciò non può far altro che fare la brutta copia del Veltronismo: laico solidale antifascista costituzionale nazionale. Nulla insomma. E nulla dopo nulla perde consensi. E potere. Ha provato l'azzardo, il colpo di coda. Forse anche sovrastima la portata al SUD forse si illude, o forse ha calcolato: io ci provo, poi casomai rientro nei ranghi, mal che vada. Morto per morto. Cumino.

aprile 19, 2010  
Anonymous Calamitry Jane said...

... e pensare che solo qualche mese fa ti sentivi "estraneo a un TocqueVille Party"...
ma evidentemente (e per fortuna) dalle "comiche finali" è passato un po' di tempo. Per te, non per Fini.

CJ

aprile 20, 2010  
Anonymous martin said...

Cara CJ, quel Tocqueville Party cui ti riferisci era peggio delle comiche finali. Proprio perché io al progetto fusonista ho sempre creduto che non potevo credere né a Fini, né alle festicciole forzaitaliote...

Caro Cumino, Fini raccoglie il frutto di due anni di imperdonabili errori, e dell'arroganza del gruppo intellettuale di cui si è circondato. La politica senza idee è destinata a morire, ma le idee senza politica sono destinate a sopravvivere come spettri...

aprile 20, 2010  
Anonymous Anonimo said...

l'articolo non fa una piega .
vorrei aggiungere che Fini mi sembra come politico una bottiglia vuota pronta a riempirsi del gusto del momento.
Lui ed i suoi omologhi ,Casini Rutelli e Montezemolo ,fanno a gara a chi dice la cosa giusta al momento giusto ma più in là non si avventurano è una tristezza sopratutto per noi che subiamo questa pantomima.

aprile 20, 2010  
Anonymous Anonimo said...

non la scissione ma una nuova corrente di pensiero per Fini http://www.loccidentale.it/articolo/in+an+si+lavora+per+smussare+le+posizioni+dei+%22falchi%22.+divorzio+sempre+pi%C3%B9+lontano.0089638

aprile 20, 2010  
Blogger pieffe said...

Salve Anarca, ben tornato nel blog.
La "fine di Fini ha finito" per stancare un sacco di gente. L'alzata di cresta, assolutamente incomprensibile, ha creato quasi in tutti un briciolo di dubbio: "sarà matto?". In altri è nato il sospetto che sia lui che D'Alema appartengano alla stessa loggia.
Solo in una cosa non ti seguo e non capisco bene sia il tuo post che il commento di altri:
Perché parli del "gruppo di intellettuali" a fianco di Fini. Cosa si intende oggi, all'interno della politica con il termine "intellettuali"? Scusa la domanda ma la mia scarsa frequentazione con il "palazzo" mi lascia oltremodo sconcertato su come determinati termini cambino significato una volta che vengano travasati nello scenario politico.
Comunque complimenti, e per favore prosegui. Io non so se prima mi sembravi intellettuale o meno. Sicuramente eri e resti intelligente. E di questi tempi è quasi incredibile.
Pieffe

aprile 25, 2010  
Anonymous Carlo said...

Non condivido il tono di disprezzo e di irrisione con cui tratti Fini ed i suoi. Quello di FareFuturo è l'unico sforzo di elaborazione culturale fatto negli ultimi anni dal Centro-Destra, che, per il resto, è imprigionato in una visione puramente populistica e personalistica della politica.
Quale è la cultura politica del Centro-Destra che oggi critica Fini ? E' migliore, più profonda, più acuta di quella del gruppo do fareFuturo ? Per me le idee vanno criticate sul piano delle idee.

aprile 25, 2010  
Anonymous Anonimo said...

Vorrei rispondere a Carlo , ed altri come lui che in seno al PDL ( o dovrei dire PD) guardano al nuovo Fini come alla nuova luce in barba al concetto di essere lontani dai personalismi e populismi . MI dici cosa ha detto di cosi nuovo sta fondazione ?
sarebbe davvero nuovo se il dibattito fosse stato sviluppato su temi seri e di programma e non dopo 2 anni di governo . In realtà fino ad ora ha parlato di temi cosidetti "etici/civili" , con articoli e testimonial che parevano essere presi a prestito dalle trasmissioni di mediaset ! Temi peraltro che NON sono nel programma solo per fare da controcanto a berlusconi .
Su gli altri temi , quelli veri quelli seri zero assoluto.
Quello che ha detto alla riunione del PDL , in maniera superficiale peraltro e vagamente balbettante ,è di una gravità incredibile: possibile che solo ora si accorge del Federalismo?
dopo che è stato nmesso nel programma e dopo 2 anni di governo?
Allora perchè ha firmato ? perchè non ha alzato il dibattito prima ? no prima ha piazzato e si è piazzato ben comodo nella poltrona e poi quando si è reso conto che ha perso consensi ha alzato la testa ? mi domando sommessamente perchè...ma sommessamente , purtroppo , credo di avere già ben chiara la risposta.
Credo che se tu voglia una risposta politica ti debba andare a leggere la risposta della Meloni : l'unica che sia stata data seria, coerente e concreta.

aprile 26, 2010  
Anonymous Carlo said...

Caro Anonimo, forse non mi sono spiegato bene. Io non penso che Fini sia la "nuova luce nel PdL".
Registro soltanto che, su molti temi, anche attraverso la Fondazione FF, Fini si è fatto promotore di un dibattito che purtroppo mancava nel PdL. Pur non essendo un iscritto al PdL, ma nella qualità di uomo di destra, vedo sempre volentieri quando si discute sui temi legati all'azione politica e di governo. Ciò non implica nè che sia sempre d'accordo con Fini nè che ritenga che Fini abbia solo intenti "nobili" quando interviene.
Tuttavia, penso che la discussione costruttiva, soprattutto in un partito grande come il PdL, sia sempre un fatto positivo. Pertanto, se Fini rivendica il diritto di avere, su un piano di lealtà verso Berlusconi, opinioni diverse su alcuni temi, io non mi scandalizzo affatto. Nè lo chiamo traditore o "compagno Fini". Nell'MSI, con il 6% dei voti, c'erano polemiche anche aspre fra almirantiani e rautiani. Poi si restava tutti insieme e nessun pensava che non fosse stato lecito anche polemizzare.
Ripeto. Io non sono in grado di valutare la buona o la cattiva fede di Fini o di altri. Ma la possibilità di discutere liberamente è il fondamento di qualsiasi partito democratico.

aprile 26, 2010  
Anonymous Anonimo said...

caro Carlo a distastanza di pochi gg ti sembra un dibattito civile quello proposto da Fini e dal suo gruppo? dove sono i temi a me pare che sia solo un becero chiacchiericcio di personalismi frustati. e ti sembra le usite di bocchino abbiano qualche riferimento ai "stare tutti insieme e compatti"? a me pare propro di no ..
tristemente pare proprio di no

maggio 01, 2010  
Anonymous Carlo said...

Neppure a me sono piaciuti i toni di Bocchino ed Urso nella trasmissione con Lupi e la Santanchè. Toni troppo accesi, attacchi personali. Toni sbagliati.
Ma vedi, Anonimo, il mio intervento era sul principio della libera discussione, non sulle persone che oggi rivendicano tale principio, che possono anche essere persone non all'altezza della situazione o mosse da motivazioni meschine. Ma il principio resta valido.

maggio 08, 2010  
Anonymous Anonimo said...

si comtemplare le idee platoniche può appagare alcuni ma altri , ed io sono tra questi , amano anche la coerenza tra i principi e la loro attuazione : si chiama coerenza ed a me pare che fini ne abbia dimostrata poco . tutto qui .
Politica almeno etimologicamente significa "fare" altrimenti se si vuole fare gli "intellettuali" non non si gridi poi allo scandalo se si perde terreno con la realtà e con l'elettorato .
In fondo ne abbiamo un gtan bisogno e degli uni e degli altri ma che sappiano fare bene almeno una delle due cose .

maggio 09, 2010  
Anonymous Carlo said...

Non c'è dubbio che Fini abbia indossato abiti molto diversi nella sua lunga carriera politica che, da convinto elettore dell'MSI, ho sempre seguito, sia pure non con grande entusiasmo per l'uomo. Da Mussolini più grande statista del secolo al male assoluto il cammino è stato, senza dubbio, molto ampio e, a mio parere, molto discutibile, in entrambi i casi.
Ma anche chi mostra incoerenza ha il diritto di dire la sua...

maggio 16, 2010  
Anonymous Anonimo said...

A me pare che sopratutto quest'ultimi stanno imperversando e facendo notizia ultimamente.
Posso dire purtroppo?

maggio 17, 2010  
Anonymous Anonimo said...

il cerchio si stringe l'operazione: "prepariamo i politici nuovi " di fare futuro con il think tank della lanzillotta che ve ne sembra?
io credo che Fini abbia solo accellerato il passo ma è già tutto organizzato da tempo a freddo ...mi domando se è vero che molto dell'elettorato del sud sia ancora con FIni come reagirà a trovarsi con gli intellettuali ex sinistra radical chic rutelliani ...io personalmente rabbrividisco

maggio 19, 2010  
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