12 agosto 2006

Israele... sta con Israele

Due recenti sondaggi, pubblicati da IMRA, raccontano come Israele sta affrontando la guerra al terrore.
Nel primo sondaggio, realizzato nell'ambito del Peace Index Project dell'Università di Tel Aviv e relativo al mese di Luglio, il 93% dgli Israeliani giustifica l'attacco al Libano per colpire Hezbollah. Solo il 16% vuole un immediato cessate il fuoco (dietro comunque un accordo internazionale), mentre il 79% dell'opinione pubblica israeliana ritene necessario continuare i combattimenti fino agli obiettivi dichiarati (cioè il disarmo forzato di Hezbollah).
Questi dati (che testimoniano una coesione dell'opinione pubblica, riscontrabile raramente in una demcrazia occidentale) sono confermati da un successivo sondaggio telefonico del Cohen Institute, del 6 Agosto, che evdenzia come l'atteggiamento non sembra essere cambiato neanche dopo gli ultimi avvenimenti: la morte di 9 soldati di Tsahal nella battaglia di Bint Jbeil e l'uccisione di 12 riservisti a Kfar Giladi.
Anche la fiducia nelle Forze Armate si mantiene molto alta, nonostante le critiche su molti media e le difficoltà non previste incontrate sul campo: l'87% degli intervistati dal Peace Index Project assegna buone e ottime capacità di combattimento alle IDF pur nella considerazione che Hezbollah sia un nemico più difficile del previsto.
Il Cohen Institue conferma i dati; da segnalare che, nel suo sondaggio, la fiducia nelle Forze di Difesa Israeliane riguarda persino la popolazione araba di Israele che le appoggia al 53%.
L'opinione pubblica israeliana mostra anche una seria consapevolezza degli scenari e della complessità delle dinamiche che si muovono nei momenti di crisi. In situazione di accelerazione in genere si sviluppano atteggiamenti demagogici e semplicistici. Al contrario in Israele secondo l'Università di Tel Aviv, solo il 9% delle persone collega l'azione di Hezbollah al problema palestinese che quindi rimane sganciato dalla crisi; oltre l'80% è consapevole del ruolo svolto da Iran e Siria nel conflitto. Inoltre il 71% auspica la creazione di una forza di interposizione nel sud del Libano a garanzia di Israele.
Che la forza di Israele sia nella sua coesione interna nei momenti di difficoltà è testimoniata dal fatto che l'89% ritiene che il paese stia reagendo bene di fronte alla crisi.
Da sottolineare che lo stesso sondaggio fatto dal Peace Index Project sulla componente araba della popolazione israeliana, rovescia ovviamente le posizioni (con una netta prevalenza di cittadini arabi che ritengono ingiusto l'attacco al Libano) ma con la particolarità che sono di più gli arabi israeliani favorevoli all'intervento (17%), di quanti siano gli ebrei israeliani contrari (7%).

Insomma, Israele non si odia... come invece l'Europa odia se stessa.

Israele sta con Israele perché sa, che al di là della retorica ufficiale e della solidarietà affettata, questa è la sua forza più grande e la sua unica speranza di difesa.

immagine: Gilad Benari, Israeli frame, 2004

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8 Comments:

Blogger gollum said...

Israele non si odia, ma non prova nemmeno troppo rammarico alla vista di morti innocenti (non ci sono solo le bufale del NYT, la gente muore davvero).
Combattere fino al disarmo forzato degli hezbollah... ci sarà questo disarmo? persone condizionate al punto da considerare il suicidio-strage come massima aspirazione si fermeranno sotto i bombardamenti? Ne dubito... e per ogni hezbollah ucciso (il che dovrebbe essere motivo di gioia, mah...) moriranno decine e decine di civili. Servirà davvero a qualcosa tutto questo?
Mi si è chiesta la ricetta: non ce l'ho. Mi limito a interrogare me stesso e altri. E non riesco a gioire della "ricetta" di Israele.
G

agosto 12, 2006  
Anonymous Anonimo said...

L'attentato sventato (sventatissimo) di Londra era una «october surprise» anticipata per necessità?
E' quel che ha detto Nasrallah, il capo di Hezbollah, ad Al Jazeera.
Vale la pena di seguire il suo ragionamento, se non altro per vedere che si tratta di un tizio ben informato della situazione USA.
Secondo Nasrallah, dunque, l'attacco israeliano al Libano meridionale era programmato dalla Casa Bianca per settembre-ottobre, in tempo per ottenere una «vittoria» da presentare alle elezioni di novembre in USA.
Ma la cattura dei soldati israeliani da parte di Hezbollah ha indotto Israele, con un colpo di testa, ad anticipare l'offensiva.


L'attentato di Londra doveva essere la fase due della «october surprise».
Anticipata, perché era stata anticipata la fase 1.
Lo scopo ovviamente è di convincere gli americani di votare i candidati del «partito della guerra» bipartisan, di cui gli elettori ne hanno ormai abbastanza.
La sonora bocciatura di Lieberman, il super-falco «democratico» (e super-giudeo) deve aver fatto suonare un campanello d'allarme nei due partiti.
Se gli americani vengono convinti che il pericolo si annida dovunque attorno a loro - anche nel biberon - rivoteranno i falchi, che promettono «sicurezza d'acciaio».
Gli americani vivono di paure, e perciò sono infinitamente passivi.
Ha ragione Alex Jones: l'allarme è stato anche una prova generale per vedere fino a che punto si possono ridurre gli occidentali allo stato di gregge servile.
Quando ci chiederanno di camminare a quattro zampe «per la nostra sicurezza», eseguiremo obbedienti.



Specie se le paure vengono coralmente agitate dalle TV, che infatti sono tutte impegnatissime a frullare il nulla londinese fino al parossismo.
Tanto più che l'aggressione di Israele sta andando male (quasi 50 soldati morti, il 10% % dei 500 che Tsahal giudica «sopportabili» dalla sua opinione pubblica, e dunque spendibili), e quindi l'igiene consiglia di sviare l'attenzione del pubblico dalle barelle di giudei feriti dagli RPG, e dalle devastazioni del Libano, nonché dalle atrocità relative.
Anche l'occupazione dell'Iraq è un disastro bisognoso di distrazione.
E la situazione in Afghanistan, dove i Talebani colpiscono ogni giorno, non è certo migliore.
Ci voleva un bell'allarmismo da prima pagina.
Le notizie da Londra parlano di un «agente britannico infiltrato» nel gruppo dei cosiddetti terroristi da diversi mesi.
La notizia poi è stata alquanto modificata: forse non era un infiltrato ma un terrorista intercettato a sua insaputa… correzione opportuna.
Gli agenti infiltrati nei gruppi terroristici, ricorda Nasrallah, in genere non s'infiltrano per sventare attentati, ma per suggerirli.
L'infiltrato coincide con la storica figura dell'«agente provocatore», e istigatore di delitti per poterli poi sventare e farsene un merito con avanzamento di carriera (rileggetevi il romanzo veridico di Joseph Conrad, «L'Agente segreto»).
A questo proposito, Nasrallah ricorda che un paio di mesi fa sei giovani negri americani sono stati arrestati in Florida accusati di voler far saltare la Sears Tower di Chicago: sotto influenza, si è poi scoperto, di un agente FBI che aveva contattato i giovani fingendosi uno membro di Al Qaeda.
Non è difficile trovare in Inghilterra adolescenti islamici pronti a cadere nella trappola di agenti provocatori; in Italia, abbiamo constatato da giornalisti che giovani «neri» sono caduti nella stessa trappola, ricevendo bombe ed armi da funzionari del governo interessato a fare «strategia della tensione» (governo DC, per la precisione).



La strage di Brescia parve proprio un'operazione del genere.

agosto 12, 2006  
Blogger Martin Venator said...

Ora...uno che mi cita Nasrallah e lo prende come riferimento teorico per spiegare la solita concezione complottista con cui provare a rivitalizzare le ragnatele dei propri neuroni, non meriterebbe particolare attenzione. Ok... è stata la Cia, Scotland Yard ed il Mossad a mettere in piedi la sceneggiata dell'attentato di Londra, per far rieleggere il povero Bush. Neanche Diliberto arriverebe a tanto (o forse si). Pat, pat e passiamo al prossimo.
Un po' di attenzione invece verso l'imbecillotto di turno per spiegare al buon Gollum (al contrario anima critica ed intelligente)... che il rischio dei suoi ragionamenti è quello di legittimare l'anonimo imbecille. Non so se quella di Israele sia la soluzione migliore... probabilmente è quella più disperata... in mancanza di altre... rischiamo di dare cittadinanza a Nasrallah e ai suoi lacchè.

agosto 12, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Anonimo è come i comunisti che erano convinti che in Russia c'era il paradiso, che la rivolta di Ungheria fu colpa della CIA così come colpa della CIA fu la rivolta in Cecoslovacchia che Cuba è un paese libero....che i coccodrilli svolazzano...
Ebreo errante

agosto 14, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Anonimo ma ci credi alle stronzate che dici..................
Lettore casuale

agosto 14, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Le domande che ci si puo porre sono tante , la prima e forse la più banale è : chi ha vinto ? La seconda da parte israeliana è : ne valeva la pena ? Quando scenderà il silenzio sul libano e tutti cominceranno a ragionarci secondo me verrà fuori che per la 1 volta Israele ha stravinto militarmente e diplomaticamente per la 1 volta nella storia , Israele strabatte i paesi arabi e non solo il libano o gli hezzbollah. Basta pensare a come era conciato il confine Israelo/Libanese 1 mese fa . Una jungla dove regnava Hassan Nassrallah, gli Hezzbollah facevano quello che gli pareva , senza dovere rendere conto a niente e nessuno delle loro azioni. Fra una settimana gli hezzbollah si sposteranno a nord , e non potranno piu nè lanciare missili nè fare altro contro Israele . Perchè adesso il governo libanese è ufficialmente responsabile per loro . In caso volessero ancora avvicinarsi al confine con Israele o addirittura passarlo, troverebbero un primo filtro formato dall’esercito libanese ( sicuramente molto debole e anche non molto voglioso di fermare hezzbollah ) però poi avrebbero un secondo filtro da superare che sarebbero le forze internazionali ( che saranno quasta volta armate e pronte a rispondere al fuoco ) passati questi 2 filtri si troverebbero di fronte all'esercito Israeliano. La cosa che credo sia la più importante è che questa risoluzione ONU non è solo stata accetta dal Libano , ma da tutta la lega araba . Ciò vuol dire anche Iran e Siria , che si sono trovate con le spalle al muro. Per la prima volta dopo il 1947 , Israele ha vinto all'ONU , e mi sembra una cosa molto positiva. Io sono il primo ad avere sempre detto che l'ONU non contava un fico secco e che li comandavano solo i paesi del terzo mondo e gli arabi . Ma appunto per questo la vittoria Israeliana all'ONU è importantissima, perché i paesi arabi hanno perso in casa loro. Tutto questo grazie agli USA , che non hanno ceduto praticamente su niente e a Condoleeza Rice che ha fatto un ottimo lavoro . Infatti ieri sera il primo ministro Israeliano Olmert , appena è finita la votazione all'ONU , ha chiamato il presidente Bush per ringraziarlo del grande aiuto e della amicizia degli USA nei confronti di Israele. Adesso gli Israeliani che vivono al nord torneranno nelle loro case e cosi anche i libanesi. I libanesi che poi quando si calmeranno gli animi si guarderanno attorno e capiranno di chi è la responsabilità di tutto quello che è successo. Non ultima una notizia che mi ha fatto molto piacere è che il ministro degli esteri del Qatar pochi giorni fa piu o meno segretamente ha visitato Israele e si e incontrato con membri del governo Israeliano .
Ermanno di Salza

agosto 14, 2006  
Blogger Martin Venator said...

Anche io, caro Ermanno, credo che Israele oggi sia più al sicuro. Anche io, caro Ermanno, credo che Hezbollah oggi sia meno forte. Anche io caro Ermanno credo che oggi Siria e Iran (più Siria che Iran)debbano iniziarsi a guardare un po' le spalle. Anche io, caro Ermanno, credo che gli Usa abbiano fatto un ottimo lavoro diplomatico. Anche io, caro Ermanno, credo che oggi, l'occidente, ha vinto una piccola battaglia e forse siamo un po' più sicuri.

agosto 14, 2006  
Blogger nicol said...

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