19 luglio 2006

avviso ai naviganti: squarci di sereno… dentro AN si riparla di politica

Lo confesso, ho temuto il naufragio. Quella maledetta tempesta sembrava non finire più e non è che sia una bella sensazione essere sbattuti qua è là in balia del vento, delle onde, con gli scogli che ti guardano ghignando, mentre l'albero di maestra si spezza come un fuscello. Ci siamo entrati 4 anni fa dentro questa tempesta, mentre navigavamo placidi su un mare in bonaccia. Il problema è che qualcuno a bordo non aveva capito che l'oceano è pericoloso comunque... anche se il cielo è sereno, anzi soprattutto quando è sereno, perché prima o poi una nuvola la incontri; e sempre quel qualcuno non aveva capito che se il mare ti sembra in discesa vuol dire che c'è qualcosa che non va. An si è buttata dentro la stagione di governo così… mollando vele e timone; tutti a ballare sul ponte; tanto c'era rhum in abbondanza… e allora giù a svuotare i barilotti della stiva… roba che se ci fermava la stradale in mezzo all’oceano ci faceva un culo così!
Quattro anni è durata la sbronza di potere che An si è presa. Quattro anni in cui si è rischiato di far affondare la nave tante volte... perché una nave bisogna pur continuare a governarla anche quando sul mare c'è calma piatta. Nessuno si è messo più a guardare le stelle, nessuno a cercare nuove rotte. Tutti a pensare che ormai si potevano raggiungere le Indie senza neanche bisogno di passare per l’America… e pensare che stavolta lo sapevano tutti che lì in mezzo l’America c’era.
Per cui quando il mare si è gonfiato il cielo si è oscurato sono stati cavoli amari.

Ora non voglio illudere nessuno perché un’intervista è solo un’intervista, niente di più… e un documento è solo un documento; ma uno sprazzo di sereno io l’ho visto e qualcuno che ha ricominciato a studiare una rotta c’è. Allora sussurriamocelo all’orecchio senza dirlo troppo in giro per non illudere la ciurma. Sembra… dico sembra eh… che dentro AN si ricominci finalmente a parlare di politica, di grande politica… a pensarla, a gustarla dentro progetti che non siano la semplice gestione tattica... a ridefinire una strategia di largo respiro. Non che ne abbia la certezza sia chiaro, però l’ho letto qui, in questa intervista a Gianfranco Fini e pare che sia tutto vero.
Uno potrebbe dire: “vabbè sono solo slogan!”… beh...almeno ripartiamo da quelli. Ma l’idea di progettare una “convergenza tra cultura nazionale cattolica e socialismo riformista” non è una semplice trovata e al povero Anarca solletica alquanto.
Perché se la sinistra s’inventa la nuova astrazione ideologica del “cittadino consumatore” per provare a burocratizzare le nuove tendenze sociali e creare nuovi blocchi di potere (con quello sindacale in crisi), il rivendicare il valore della persona e della famiglia come centri del diritto e del dovere dentro una societa che riconosca più corpi intermedi e meno Stato è qualcosa di più di una strizzatina d’occhio alle gerarchie vaticane.
Perché se la sinistra accarezza i suoi poteri forti, i grandi potentati finanziari dentro un modello economico di tutela dei privilegi, il riconoscere il valore dell’impresa media e piccola, del suo ruolo produttivo per l’economia ed il tessuto sociale del paese, significa costruire l’identità del nuovo progetto liberale e conservatore di respiro europeo su cui fondare l’inevitabile passaggio al partito unico.
Perché concetti come “modernizzazione inclusiva” e “welfare community” iniziano a dare senso a ciò che uno vorrebbe che fosse una forza politica di destra.
Insomma Fini parla di ciò che in questi anni la destra ha evitato di pensare e dà l’idea che finalmente, forse, la tempesta si sta placando. An sta ricominciando pensare la rotta … se solo ognuno tornasse al proprio posto.
E’ ora di ricominciare a navigare non più a vista… magari iniziando a buttare fuori bordo quei
relitti di parassiti e imbecilli raccolti alla deriva in questi anni di potere.

Immagine: Ludolf Backhuysen, Naufragio sulla Scogliera, 1667

5 Comments:

Anonymous Anonimo said...

che dire, lo spero caro Martin. Ma francamente non nutro grande fiducia nella classe dirigente di An.
Carlitos

luglio 19, 2006  
Blogger John Christian Falkenberg said...

Speriamo che gli squarci siano il prodromo ad una bella schiarita. Se ne sente davvero il bisogno.

luglio 20, 2006  
Blogger gollum said...

Il diritto di difendersi

Chi piange, e chi non piange perché per piangere serve respirare. Ma occorre schierarsi. Il diritto di difendersi. Democrazia contro terrorismo. La partita è iniziata, i tifosi corrono a riempire le rispettive curve, sventolano bandiere. Ma sotto i fumogeni dell’odio, le bandiere si confondono, le maglie si somigliano. Troppo. Il diritto di difendersi fa morti, tanti morti, anche quelli che non vorrebbero schierarsi, ma che sono stati schierati da altri, perché la partita va giocata. Il diritto di difendersi fa morti.
Il diritto di difendersi fa paura.
Pace e bene, ragazzi…
G&S

P.S.: chiedo scusa, Martin se esco dall’argomento del giorno e “uso” il tuo blog per esternazioni private e forse poco sensate, ma avevo tutte e due le scarpe piene di sassi e non sapevo proprio dove buttarli… ritieniti il mio callifugo di fiducia…

luglio 20, 2006  
Anonymous Anonimo said...

La politica come la intendo io è un pò come la mia fede cattolica spesso scomoda ma l'onore davanti a tutto ed è nel fare il proprio dovere che consiste l'onore, scegliere sempre ciò che è giusto rifiutando ciò che è comodo.
Ermanno di Salza
Speriamo bene

luglio 20, 2006  
Anonymous Anonimo said...

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marzo 17, 2007  

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