Spider Truman e la stupidità della Rete
La storia è questa: giorni fa su Facebook viene aperta una pagina anonima, intitolata “i segreti della casta di Montecitorio”, in cui uno sconosciuto ex-precario, licenziato dopo 15 anni dal Palazzo, decide di svelare tutti i privilegi di cui godono i parlamentari e di cui lui è venuto a conoscenza negli anni trascorsi nelle segrete stanze del potere. In tempi di antipolitica, in cui colpire la casta è tornato sport nazionale, una cosa del genere non poteva non avere successo; in termini di marketing lo chiameremmo “giusto posizionamento”. In pochi giorni il sito raggiunge centinaia di migliaia di contatti, viene linkato e le informazioni che svela (la gran parte delle quali ovviamente già note), seguendo quella dinamica irrazionale che si chiama “diffusione virale in rete”, si propagano, vengono rilanciate da altri siti e raggiungono persino il mainstream di giornali e televisione; ed è qui che il moto di indignazione e di seriosa solidarietà verso il prode precario in lotta contro la casta infame, raggiunge vette impressionanti, con l’unica eccezione in Rai del Tg1 di Minzolini che prova a demitizzare il caso; insomma, il precario, che nel frattempo si è scelto come nome Spider Truman, diventa un caso mediatico e per molti un eroe nazionale. Col passare dei giorni, però, i dubbi iniziano ad affiorare sia sulla identità del personaggio, sia sulla sua presunta esistenza, tra teorie complottiste e video fasulli comparsi su YouTube; fino a quando un blogger non riesce a risalire al nome di Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione Comunista nella precedente legislatura e leaderino dei no-global italiani. Intervistato da un giornalista del Corriere, Caruso nega, balbetta, singhiozza, riattacca il telefono all’intervistatore, ma alla fine cede dichiarando che Spider Truman non è lui ma un suo amico “disgraziato, che non è bravo su internet e non è molto alfabetizzato”; e che lui gli avrebbe solo scritto i post e glieli avrebbe pubblicati. Passa un giorno e finalmente Spider Truman si fa vivo e dichiara di essere uno “in carne e ossa”, conferma la sua storia di ex-precario, accusando Caruso di essersi fatto scoprire come un pivello.
Mentre forse i due amici se le stanno ancora dando di santa ragione per decidere chi tra loro è stato più pirla, proviamo a fare una serie di considerazioni su questa ridicola fiction-web all’italiana..
La prima considerazione riguarda la cosiddetta casta dei politici. A verificare i loro privilegi viene da ridere: se si confrontano con quelli di cui godono magistrati o dirigenti di grandi aziende pubbliche, i parlamentari italiani sembrano degli sfigati. Tassi a mutui agevolati o viaggi gratis in treno sono cose da principianti. Solo che quelli dei parlamentari si chiamano privilegi mentre quelli degli altri si chiamano benefits.
La seconda considerazione riguarda l’eroico precario. Il problema non è che lo hanno licenziato, ma il contrario: perché non lo hanno licenziato prima. Come è possibile che uno che “non è alfabetizzato”, “non sa usare internet” e deve ricorrere a Francesco Caruso (non so se mi spiego) per mettere insieme due frasi scritte, abbia potuto lavorare per 15 anni a Montecitorio? Magari togliendo il posto a persone ben più qualificate? E se il vero privilegiato fosse stato lui?
La terza considerazione è la più importante e riguarda tutti noi. Molti miei amici su Facebook non hanno esitato a sposare la causa del precario-blogger. La cosa mi ha sorpreso perché molti di loro appartengono a culture liberali e moderate e comunque tutti sono persone intellettualmente evolute e capaci di pensiero critico e non conformista. Come è possibile allora che possano aver ritenuto credibile uno come Spider Truman? La riposta sta nella natura doppia dei cosiddetti media “democratizzati”. Le piattaforme “social” conservano un’ambiguità che affianca, alla possibilità di conoscenza, una quantità di informazione spesso superficiale, anonima (come nel caso di Spider Truman) quindi non verificabile, e semplicemente rumorosa. Anche la verità, al tempo di internet, rischia di diventare “on demand”: una verità su richiesta. Non si cerca più il vero ma ciò che noi desideriamo sia vero, magari sotto la pressione delle nostre frustrazioni sociali e delle nostre rabbie. E questa verità on demand, in rete, è facilissimo trovarla, proprio perché il costo di produzione e distribuzione è praticamente zero; basta un ex precario analfabeta travestito da vittima, per procurarcela. Questo fenomeno di condizionamento sociale, già indotto al tempo dei mass media che hanno generato i totalitarismi del ‘900, è oggi l’altra faccia, quella buia, del mondo virtuoso e relazionale dei social media.
La verità cessa di essere un processo critico di acquisizione, faticoso, per divenire una confezione bella, accattivante e a portata di mano. Può avere il volto di Spider Truman o quello di un frammento di un’intercettazione audio pubblicata fuori contesto per costruire teoremi. Lanciato il sasso, la rete consente di propagarlo con un effetto “eco” di distorsione e amplificazione, praticamente infinito. E non sempre la rete ha in sé gli strumenti di difesa da tutto questo. L’unica difesa è la nostra intelligenza, per non cadere in quella stessa stupidità che un grande scrittore visionario come J.G. Ballard attribuiva ai pubblicitari: “l’inveterata abitudine di assaggiare la confezione invece del prodotto”.
© Il Tempo, 29 Luglio 2011
Mentre forse i due amici se le stanno ancora dando di santa ragione per decidere chi tra loro è stato più pirla, proviamo a fare una serie di considerazioni su questa ridicola fiction-web all’italiana..
La prima considerazione riguarda la cosiddetta casta dei politici. A verificare i loro privilegi viene da ridere: se si confrontano con quelli di cui godono magistrati o dirigenti di grandi aziende pubbliche, i parlamentari italiani sembrano degli sfigati. Tassi a mutui agevolati o viaggi gratis in treno sono cose da principianti. Solo che quelli dei parlamentari si chiamano privilegi mentre quelli degli altri si chiamano benefits.
La seconda considerazione riguarda l’eroico precario. Il problema non è che lo hanno licenziato, ma il contrario: perché non lo hanno licenziato prima. Come è possibile che uno che “non è alfabetizzato”, “non sa usare internet” e deve ricorrere a Francesco Caruso (non so se mi spiego) per mettere insieme due frasi scritte, abbia potuto lavorare per 15 anni a Montecitorio? Magari togliendo il posto a persone ben più qualificate? E se il vero privilegiato fosse stato lui?
La terza considerazione è la più importante e riguarda tutti noi. Molti miei amici su Facebook non hanno esitato a sposare la causa del precario-blogger. La cosa mi ha sorpreso perché molti di loro appartengono a culture liberali e moderate e comunque tutti sono persone intellettualmente evolute e capaci di pensiero critico e non conformista. Come è possibile allora che possano aver ritenuto credibile uno come Spider Truman? La riposta sta nella natura doppia dei cosiddetti media “democratizzati”. Le piattaforme “social” conservano un’ambiguità che affianca, alla possibilità di conoscenza, una quantità di informazione spesso superficiale, anonima (come nel caso di Spider Truman) quindi non verificabile, e semplicemente rumorosa. Anche la verità, al tempo di internet, rischia di diventare “on demand”: una verità su richiesta. Non si cerca più il vero ma ciò che noi desideriamo sia vero, magari sotto la pressione delle nostre frustrazioni sociali e delle nostre rabbie. E questa verità on demand, in rete, è facilissimo trovarla, proprio perché il costo di produzione e distribuzione è praticamente zero; basta un ex precario analfabeta travestito da vittima, per procurarcela. Questo fenomeno di condizionamento sociale, già indotto al tempo dei mass media che hanno generato i totalitarismi del ‘900, è oggi l’altra faccia, quella buia, del mondo virtuoso e relazionale dei social media.
La verità cessa di essere un processo critico di acquisizione, faticoso, per divenire una confezione bella, accattivante e a portata di mano. Può avere il volto di Spider Truman o quello di un frammento di un’intercettazione audio pubblicata fuori contesto per costruire teoremi. Lanciato il sasso, la rete consente di propagarlo con un effetto “eco” di distorsione e amplificazione, praticamente infinito. E non sempre la rete ha in sé gli strumenti di difesa da tutto questo. L’unica difesa è la nostra intelligenza, per non cadere in quella stessa stupidità che un grande scrittore visionario come J.G. Ballard attribuiva ai pubblicitari: “l’inveterata abitudine di assaggiare la confezione invece del prodotto”.
© Il Tempo, 29 Luglio 2011